Papà single lavora e cresce due figli. In 24 ore compresse

Il nostro papà single alle prese con i suoi due figli da gestire, il lavoro e un’organizzazione al millimetro 😉

Cari amici sono Mattia Murat, papà single di due bambini, scrittore. E questo è solo uno pseudonimo (il che ci permette di parlare in totale autonomia e scioltezza di questioni spinose come le rose di maggio e irritanti come certe mutande di lana).

Lavorare, gestire una casa e – insieme – allevare due o più creature, lo abbiamo detto in ogni modo, non è affatto semplice. Però, con lo spirito di adattamento tipico dell’Uomo si può fare (non senza sacrificio o rinunce: chi ha detto che sarebbe stato facile?).

Ora, parentesi: non me ne vogliano le donne-mamme-casalinghe (che adoro e che saluto), con cui ho quotidianamente a che fare (e con una in particolare, specie a fine mese) ma vi chiedo ufficialmente (e ora qua mi cacciano) di rinunciare all’appellativo con cui vi fregiate o vi lasciate fregiare, quello di Supermamma: non esiste. Ecco, salvo le dovute eccezioni con cui solidarizzo in ogni occasione, situazioni con bambini e famiglie speciali o problematiche inusuali, dovreste riconsiderare l’appellativo di “super”. “Super” va bene per certe benzine, certi fortunati enalotti o certe imprese impossibili. Il resto è normalità. Chiusa parentesi.ù

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Lavorare, gestire una casa e – insieme – allevare due o più creature non è affatto semplice: bisogna ottimizzare il tempo esattamente come si fa con gli spazi in un monolocale (e nemmeno di quelli troppo ampi). Mi vengono in mente gli ambienti ricostruiti nei negozi Ikea: salotto con angolo entertainment, angolo cucina e pranzo, zona letto e bagno con doccia e, se sei davvero capace, anche balcone e/o giardino con pianta, tavolino e bicchiere con ghiaccio e cannuccia. Ecco, la vita di unpapà-lavoratore-single (nel mio caso, ma la situazione è ovviamente assimilabile a quella della mamma-lavoratrice-single) è come la casa da ventiquattrometriquadri (le ore) di Ikea: in uno spazio circostanziato ci devi far stare tutto, anche lo sgabuzzino con scopa, secchio e ramazza.

Non fossi lavoratore accompagnerei il grande alle medie, poi la piccola alle elementari, poi cafferino con le altre mamme e i babbi al bar, palestra o corsetta (non tutti i giorni, per carità: il tempo libero è importante e può comprendere anche la cura del corpo o gli altri passatempi), poi un’oretta o due o poco più di faccende, la spesa una volta la settimana, cucinare e così via.

Da lavoratore, devo fare rientrare anche quegli impegni appena obbligatori che mi costringono a comprimermi e sistemarmi come possibile nei cassetti ASKVOLL dei miei ventiquattrometriquadri. E per fortuna che, dovendo scrivere da freelance, posso essere (nonostante le scadenze) flessibile e non dover timbrare il cartellino!

La vita, amiche e amici, “Nessuno ha detto che sarebbe stata facile…” (non so chi sia l’aforista, si dice Chris Martin dei Coldplay, o Harvey Mackay – che Wikypedia riporta come “Uomo d’affari”, quindi…), “… hanno solo promesso che sarebbe valsa la pena”.