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Il bisogno di comunicare è radicato nelle lettere che gli immigrati scrivevano a parenti e amici. Un modo per mantenere vive le vecchie tradizioni con la nuova vita. Oggi non è cambiato nulla, solo il mezzo… come il blog di Elisa nuova emigrata australiana

In questi anni mi e’ capitato spesso di vedere delle vecchie fotografie, ascoltare delle storie e leggere degli articoli che raccontano  le vicende dei primi emigrati italiani in Australia, piuttosto che in Argentina o in America.
Il denominatore comune di tutte queste storie e’ la voglia di comunicare e di mantenere un legame tra il nuovo mondo ed il vecchio che e’ stato lasciato alle spalle.

Dalle vecchie alle nuove storie di emigrazione sono cambiati solo i mezzi con i quali comunicare ma la voglia e forse anche la necessita’ di raccontare e raccontarsi sono sempre le stesse.

Le lunghe lettere affidate alle navi, lasciate in balia del tempo e delle onde e che arrivavano al destinatario solo dopo molti giorni, nel periodo delle prime emigrazioni, erano l’unico mezzo con il quale raccontare del nuovo lavoro, della nuova città e della nuova vita.
Ne ho letta qualcuna e quasi tutte sono lettere in cui traspare un forte senso di sofferenza e di sradicamento dal proprio paese, in cui il linguaggio parlato dolcemente si mescola a quello scritto; tra queste righe e’ anche emozionante trovare sentimenti puri e semplici come la solidarietà, il coraggio e la speranza. Ci sono anche numerose fotografie che accompagnano molti di questi scritti; immagini di famiglie, di bimbi appena nati, di operai seduti al bar dopo una giornata di lavoro. Ci sono storie, ci sono vite in tutti quegli scatti in bianco e nero.
Ed e’ anche grazie a tutto questo “materiale dei ricordi” che e’ stato possibile ricostruire la storia di numerosi emigrati italiani nel mondo, sapere qualcosa in più su di loro, su come siano stati i loro primi anni in uno nuovo paese, diverso dall’Italia per molti aspetti, a partire dalle abitudini e dal linguaggio.
Da eterna sognatrice mi piace pensare che anche tutte quelle lettere, foto e cartoline mai arrivate a destinazione, perché perdute nelle stive delle navi o nei meandri delle poste, presto o tardi, vengano ritrovate e possano essere recapitate.
A chi?
A chi e’ rimasto.
A chi non sa e finalmente sapra’.

Come e’ diverso il tempo che ora scandisce i racconti delle nuove emigrazioni nel Mondo!

E’ un tempo veloce.
I racconti, che si soffermano sempre sui soliti dettagli, tanto cari e comuni a molte lettere del passato, descrivono sempre la nuova vita, il clima diverso, la nuova città, il nuovo lavoro e le nuove usanze. Ma quelli di oggi sono molto spesso dei racconti condivisi attraverso immagini pubblicate sui social network, sui siti internet e/o sui blog, i “diari in rete” che danno anche voce alle storie dei nuovi emigrati nel Mondo e che poco romanticamente hanno trasformato il mittente in “client” ed il destinatario in “server”.

Ma che importa.
La voglia di comunicare e’ la sempre la stessa. Accomuna le vecchie emigrazioni alle nuove. Le parole scritte diventano un filo sottile che continua a tenere uniti amici e parenti, vicini e lontani.

Nonostante la scrittura sia sempre stata per me uno strumento importante ed utile per elaborare e rivivere alcuni momenti della mia vita, una volta trasferita a Sydney, per molto tempo non ho scritto, non ho raccontato e non ho “postato” nulla sui vari social network. Forse non avevo ancora messo ordine ai mei pensieri e non avevo dato un nome a questa mia nuova vita. O forse semplicemente per paura, un timore quasi infantile nei confronti delle mie stesse emozioni. Poi pero’ la necessita’ di scrivere e di raccontare hanno avuto la meglio. Ho quindi piacevolmente assecondato questo desiderio ed ho iniziato a scrivere il mio blog, a collaborare con il gruppo di Instamamme, a condividere foto e pensieri. Grazie a tutto ciò ho anche conosciuto delle belle persone con le quali condivido esperienze, pensieri ed opinioni.

Fondamentalmente quindi scrivo per me stessa, perché amo farlo; quando qualcosa “gironzola” a lungo tra mente e cuore mi piace scriverla, lasciarla da qualche parte.

In secondo luogo scrivo perche’ credo fermamente che la vita sia il cammino che facciamo. Quindi, raccontando, scrivendo,”postando” un po’ di me, e’ come se, familiari, vecchi amici, nuovi amici, tutti coloro che sono attivamente ed emotivamente parte della mia vita, condividessero un pezzo di cammino insieme a me.
A volte basta.
Saperlo.
O credere ce sia cosi’.

Elogio alla scrittura quindi.
Elogio alla scrittura come “liberazione”.
Elogio alla scelta di fare tutto ciò che ci fa stare bene.
Elogio alla liberta’ di poter esprimere i propri pensieri.
Elogio alla poesia.
Elogio al congiuntivo.
Elogio alla creativita’.
Elogio ai pensieri confusi.
Elogio all’arte.
Elogio ai libri.
Elogio alla “carta e alla penna”.
Elogio all’informazione.
Elogio ad Internet.
Elogio allo scambio civile di idee e di opinioni.
Elogio alla vicinanza.
Elogio alla lontananza.
Elogio alla felicita’.
Elogio alla nostalgia.
Elogio all’ironia.
Elogio ad ogni singolo attimo di questa vita.
Elogio a mio figlio che un giorno leggendomi dira’: ” Oh yes…That’s my mum…” con quella faccia assurda, che solo lui sa fare, quando mi trova, sotto il diluvio e senza ombrello, a fotografare le anatre.
Elogio alla mia famiglia e ai miei amici che sostengono ogni mia scelta.

xoxo

Elisa

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