Abbasso i papà single!

Come vive in Italia un papà single? Uno scapolo impenitente o un uomo additato dai ben pensanti?

Ciao a tutti, sono Mattia Murat (papà single) e questo è solo uno pseudonimo per dire cose brutte senza implicazioni. Queste cose, in ogni caso, sono pure e semplici divagazioni personali, considerazioni da “uomo della strada”, ciarlatanerie qualunquiste.

Nella realtà sociale di tutti i giorni, il papà-single (me) è visto come un dannato che ha abbandonato moglie e figli (che lascia vivere nella privazione e negli stenti), che vive in un immaginario scannatoio, si dà alla bella vita e, in quanto uomo, non è in grado di badare alla prole, di farla mangiare adeguatamente, di vestirla e sistemarle i capelli.

Come dare torto alla gente: i capelli! Chi ha una femmina lo sa.

In Italia la legislazione pare abbia davvero superato certe limitazioni: un papà separato può avere l’affidamento condiviso dei figli, goderne gioie e dolori quotidiani, può passare il mantenimento solo a questi (qualora la ex-moglie sia abile al lavoro). Può essere equiparato alla mamma-single, per dire. Ma.

Essere un papà-single vuol dire avere a che fare costantemente con il pregiudizio altrui, della società che ti circonda, per lo più solidale con quella che considerano la parte debole del contratto: la MADRE, che nel frattempo ODIA per sempre il genere maschile, s’impegna solennemente a non avere relazioni – stabili – e dichiara di vivere con i figli, per i figli e nei figli, lancia anatemi e proclami su tutti i social e in tutte le occasioni; quando il papà va in giro è visto sempre con sospetto e con una traccia di riprovazione morale (ricordo che siamo il paese della chiesa e di Colpo Grosso, non per niente gli altri papà “non-single” ti vedono come una specie di fortunato gagà) e, come vivo sulla mia pelle, non riesce a gestire relazioni “normali” con gli altri genitori, perché “genitore maschio separato”, quindi chissà che personaccia, brutta e cattiva. La stessa madre che-vive-per-i-figli, non si fa scrupoli se deve sparlare del papà in presenza di questi.

L’altro fronte con cui rapportarsi è questo, il più doloroso e importante: i figli che hanno un’immagine distorta, sponsorizzata dalla madre, fatta di allusioni e frecciatine che possono solo ferirli (“Ma come? Papà? Papà che è il mio supereroe, mamma?”). Insomma, alla fine il papà single, in Italia, è visto ancora come un cattivone che non merita alcuna solidarietà, anzi: che paghi per il suo gesto di andar via di casa (casa che spesso paga LUI e che ha dovuto abbandonare per colpa di LEI)!

Quante tra le lettrici, mamme single che vi districate tra bambini, scuola, casa, tavolini all’aperto, palestra e parrucchiere, hanno mai pensato al papà single come un uomo che deve farsi il mazzo per mantenere anche voi e incassare i colpi della vostra propaganda delatoria, avendo a disposizione meno della metà dei mezzi che aveva prima?

Un sorriso, buona vita.

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