Fare squadra in famiglia

Quando si hanno 2 bambini vicini d’età diventa fondamentale aiutarsi in famiglia, con tutto ciò che comporta

 

Qual è la domanda che mi si pone più frequentemente?
Certamente questa:”Ma come fai?

Come faccio con due bimbi così piccoli che tra di loro non si tolgono neanche un anno?
Sono una mamma caspita!Faccio come tutte le altre: semplicemente mi rimbocco le maniche, mi armo di pazienza, forza e coraggio. Anche perché: ho alternative?

La verità è che quando nasce un bambino, e di conseguenza una mamma, si mette in piedi una vera e propria squadra o un’associazione a delinquere (dipende dal carattere dei nascituri).
Che siate voi mamme coi vostri mariti o compagni o voi mamme coi nonni, zii, cugini, parenti stretti e larghi, amici, vicini di casa referenziati, babysitter super referenziate, la signora del bar sotto casa, comunque con la nascita di un pargolo fare squadra ti salva la vita.

E’ un equilibrio mica facile quello che va mantenuto in una famiglia quando arriva un bambino. Lo sappiamo bene.
Bisogna convergere tutte le energie su quel piccoletto e immaginatevi quando sono due.
La semplice vita di coppia va a farsi friggere e ci sono momenti in cui il proprio partner diventa il peggior nemico, quando invece dovrebbe essere il vostro migliore amico. Ci si insulta. Pesantemente. Ci si danno colpe che, parliamoci chiaro, non esistono né in cielo né in terra. E noi? Noi mamme veniamo prese sempre per pazze isteriche. Una volta ho lanciato un piatto dentro il lavello con una tale rabbia che ho rotto non solo il piatto ma anche un bicchiere e una tazza.
Ero stanca morta, avevo preparato il riso per i bambini, ci avevo messo un’ora di amore e tempo. Era buonissimo. Non lo hanno neanche assaggiato.

Si esce di testa per niente insomma. Ti scordi che tuo marito è lo stesso che ha passato una notte intera a massaggiarti le gambe in preda ai crampi durante la prima gravidanza.
Lui non ha cambiato il pannolino alla piccola ed è ormai catalogato in categoria “nemico numero uno“.

Invidio un sacco quelli che mi dicono: “Io cucino, lui mette a letto i bimbi“, oppure “Lui fa il bagnetto ai bambini mentre io rifaccio i letti“.
Che vite avete? Meravigliose. Insomma noi non siamo così. Contingenze esterne non ce lo permettono.
A casa nostra è: tu ammazzati di lavoro fuori, che io mi ammazzo di lavoro a casa. E’ comunque fare squadra a modo nostro. Nessuno ne ha colpa.

Nel nostro mondo i nonni hanno un ruolo fondamentale.
Una fa da “gioco”, intrattenendoli interi pomeriggi mentre io faccio cose che altrimenti non potrei fare, lavarmi per esempio, o cucinare per loro.
L’altra porta la spesa che non siamo riusciti a fare noi.
Una tiene Bea mentre prendo Diego a scuola, Uno porta Diego a fare una passeggiata se è a casa da troppo e tende a sclerare. Una dà da mangiare a Bea mentre io a Diego.
Ci sono le zie che passano anche solo per permettermi di andare a fare una commissione, le cugine che vengono ad aiutarti se stanno entrambi male.

E’ chiaro che non sempre possono essere presenti, hanno una vita anche loro poverini. E lì mi arrangio.
Ne esco sempre e comunque con le ossa rotte ma con il loro aiuto le ossa sono meno dolenti.

Ho sempre pensato che il mestiere di mamma è un mestiere di grande solitudine. Non è solo stare sole coi propri bimbi, è una questione ben più complessa.
Le preoccupazioni, le ansie, ma anche le certezze e consapevolezze sono nostre per quanto ci possano aiutare.
Fare squadra, è vero, ti salva la vita in certi casi ma non è che tutto sia meno gravoso.

E poi per fortuna non siamo tutte uguali noi mamme. Ognuna di noi ha le proprie certezze. E pensate un pò, ognuna di noi ha ragione.
C’è chi è capace di lasciare i propri figli appena nati alle nonne per andare a lavoro o semplicemente per avere un pò di tempo per sè e c’è chi, come me, che in due anni le uscite le conta sulle dita di una mano.
Un pò per carattere, un pò per non gravare troppo, io i miei figli li ho lasciati massimo un paio d’ore. Non hanno mai dormito senza di me. So che non è neanche giusto questo e che probabilmente avrei dovuto approfittare un pò di più della “squadra”, ma io sono così.

Penso anche che sono stata fortunata a potermi permettere di vederli crescere ogni giorno a casa con loro e che un giorno non tanto lontano non saranno così dipendenti da me e io avrò un’altra volta la mia vita, perciò non chiedo troppo a questa benedetta squadra.

Una cosa che mi dicevano in tanti quando ero incinta era che avrei avuto bisogno di aiuto. E io non ci credevo: avevo sottovalutato la situazione e sopravvalutato me stessa.
C’è da dire che noi donne a prescindere dall’essere mamme o meno abbiamo risorse inesauribili.
Ogni volta che cadiamo, ci rialziamo. Ogni sgambetto è una lezione che impariamo. E i sacrifici non ci fanno paura; ci accolliamo di tutto, anche la mancanza di privacy che la squadra comporta. Anche rimanere pazienti per ogni consiglio o dubbio non richiesto.
Non ha importanza capite? Perciò tenetevela stretta la squadra, che serve. E non siate gelose dell’amore che circola: i bimbi hanno bisogno dell’amore, che sia dei nonni o della signora del Bar sotto casa. Per inciso la suddetta signora io non l’ho ancora coinvolta, ma non si sa mai.