Alla scoperta di sè

Sono sempre stata convinta che ogni individuo nasca già con un’immagine compiuta del proprio senso del vivere, un’immagine che si svela gradualmente ma che è presente fin dai primi giorni di vita e ci accompagna fino alla morte, un’immagine che in qualche modo ci guida attraverso le esperienze che viviamo e che ci caratterizza in modo unico e originale. Possiamo chiamarla in tanti modi: destino, anima, vocazione o semplicemente scoperta di sé, fatto sta che ognuno di noi deve necessariamente fare i conti con questo qualcosa fin dall’infanzia.
Questa convinzione mi ha portato a sviluppare nella mia professione, un’attenzione particolare a tutti quegli ”indizi” che in qualche modo svelavano nei miei alunni, le caratteristiche di questa immagine, per poterla quindi sostenere, nei limiti delle mie capacità di comprensione. A volte infatti era facile intravvedere questi indizi, mentre spesso non lo era affatto, a causa di una molteplicità di fattori che intervenivano a celare o addirittura a negare determinate caratteristiche del bambino, in quanto non ritenute idonee dall’ambiente circostante. Era il caso per esempio di quei bambini che apparentemente manifestavano difficoltà di apprendimento o di relazione o di comportamento o addirittura bambini definiti disabili, che in realtà avevano solo un modo inusuale e differente di esprimersi e di rivelarsi al mondo.
In questi casi diventa essenziale il ruolo dell’insegnante o comunque di una qualche figura adulta che sappia leggere questi barlumi di sé e portarli di conseguenza alla luce. Questa fascia d’età è molto ricca di questi indizi: fino agli 11, 12 anni, i bambini sono ancora innocenti e spontanei, per cui la loro vera natura si esprime con forza, mentre poi nel periodo dell’adolescenza, essi cominciano a perdere quella forza in quanto condizionati da tutta una serie di fattori esterni che tendono a spegnere LA loro originalità per far posto all’adattamento ambientale ritenuto normale e fisiologico.
Questo è uno dei motivi per cui ho tanto amato questa professione: poter godere ancora dell’innocenza dei miei “ pargoli” prima che il mondo esterno prendesse il sopravvento, trasformandoli da creature angeliche a veri e propri mostriciattoli…eh eh eh …
Scherzi a parte, il periodo della scuola primaria, è in questo senso un periodo magico, in cui vige ancora la meraviglia di scoprire e di scoprirsi, lo stupore di compredere ogni giorno di più se stessi attraverso il conoscere e il fare, di svelare l’essere nascosto che vuole mostrarsi, a volte con prepotenza e decisione, altre volte con timidezza e indecisione.
Mentre scrivo mi vengono in mente molti volti di ex alunni di qualche anno fa, che ora sono adolescenti e che continuo a seguire da lontano (molti di loro sono amici di facebook ) e mi viene da sorridere pensando ad esempio a Nicole che coi suoi atteggiamenti da piccola vamp, faceva già intravvedere una certa predisposizione alla carriera di aspirante modella, oppure ripensando a quello scricciolo di Federica, che ho incontrato casualmente 10 anni dopo in pizzeria rimanendo a bocca aperta per la sua fisicità prorompente e per la proprietà di linguaggio con cui si esprimeva, o ancora alla timidissima e impacciata Martina che ora è campionessa di ballo latino americano, e a tantissimi altri. Qualcuno di loro ha coerentemente sviluppato quelle caratteristiche già evidenti negli anni della scuola primaria, altri invece hanno dovuto superare quelli che allora apparivano come blocchi o difficoltà, in ogni caso mi piace pensare che in qualche modo il mio essere stata con loro, abbia contribuito a svelare qualcuno di quegli indizi nascosti e ad indicargli la strada della scoperta di sé.