L’amore ai tempi di WhatsApp, reloaded.

L’ amore ai tempi dei social è più immediato nei tempi e mediato nei mezzi, ma resta un’emozione indescrivibile, anche per noi genitori…

Amore e social, quando il tempo cambia i mezzi, ma non i contenuti.

Come era logico fosse, se non altro per questioni anagrafiche, il primo ad innamorarsi era stato Piergiorgio. Un innamoramento, riflettevo proprio ieri, forse più dell’idea dell’amore in sé che della persona stessa; un innamoramento fatto di stima, identità di vedute, riconoscimento degli stessi interessi nell’altro. Un innamoramento da lontano: l’oggetto dell’amore patato viveva, e vive tuttora, a tipo 300km dalla Tana ^^’.

Patato piccolo, invece, sembrava decisamente disincantato e poco interessato all’argomento. Aveva pure, come da copione, perculato pesantemente il fratello per il suo amore per Beatrice.
Sì, l’anno scorso abbiamo avuto la prima fidanzatina, ma forse più per caso o per infatuazione superficiale: nessuna farfalla nello stomaco, nessuna particolare emozione espressa apertamente.
Sempre quell’atteggiamento scanzonato e distaccato che caratterizza il più piccolo dei miei figli, quello che mi somiglia meno sotto tutti i punti di vista.

Fino alla settimana scorsa.
A metà settimana un Valerio decisamente e ineditamente imbarazzato, mi aveva annunciato che l’indomani avrebbe chiesto ad una sua compagna di scuola se voleva diventare la sua fidanzata, lasciandomi interdetta e assai stupita.
Il giorno dopo si era messo la sveglia prestissimo per farsi la doccia e sistemarsi i capelli nella migliore delle maniere possibili ed era andato a scuola dichiarando che sarebbe stato “un giorno speciale”.

Potete capire con che emozione sono andata a prenderlo all’uscita di scuola? Se avete un figlio preadolescente, credo di sì.

E invece… invece niente. La riservatezza aveva avuto il sopravvento e la paura che i compagni lo (li) prendessero in giro aveva vinto su tutto.
Innamorato sì, ma sempre razionale.

Ci aspettava un weekend romano, quindi la Fra aveva deciso di cupidizzarsi e proporre a Valerio una soluzione innovativa: se ci tieni veramente e non vuoi aspettare lunedì, mandale un messaggio vocale su whatsapp.

Ok, certe cose vanno chieste guardandosi negli occhi… ma se non si riesce ad avere un’intimità che lo consenta, se si sente un’urgenza, se in gioco entra anche un comprensibile imbarazzo, bisogna cercare soluzioni alternative, no? Se non possono essere gli occhi, che sia comunque la voce.

Così la Fra ha dato il suo cellulare a Valerio e gli ha messo a disposizione la chat che aveva già con la mamma dell’amata; lui ha fatto la sua domanda, serio, emozionato, perfettamente cosciente.

Anche questa volta, i cuori in attesa erano due.

La risposta aveva tardato un po’ ma poi era arrivata, felice e positiva.
I due neo fidanzati, che avevano deciso di comune accordo di tenere la cosa per loro senza condividerla in classe, si erano perfettamente adattati al mezzo di comunicazione e ci stavano perfino prendendo gusto… Inutile dire che il mio telefono tale pareva non fosse più ^^’.

Il passo successivo è stato creare una chat solo per loro, dove la loro privacy potesse essere garantita (e, giuro, lo è stata).

Vedere questo figlio aspettare la lettura di un messaggio e la risposta, trepidante, mi ha riportato indietro di più di trent’anni, a quando la voglia di parlarsi finiva su bigliettini che venivano letti in differita il giorno dopo, di nascosto sotto il banco; a quando il telefono, quello fisso in cucina, non sembrava concedere quel grado di intimità adatto ad una conversazione libera.

L’amore ai tempi di whatsapp è un amore più diretto e libero, che si racconta meno bugie nelle spunte che si colorano, che mantiene i confini che gli vengono dati per poi uscirne quando il telefono non c’è e ci si parla anche solo guardandosi negli occhi a distanza di qualche banco.

Le farfalle sono arrivate, solo che non pensavo fossero, inspiegabilmente, un po’ anche nel mio stomaco.
Forse è questa la vera essenza dell’essere genitori, chissà…