Annunciaziò

Bene, dopo averlo detto ad alta voce a noi stessi per renderlo vero e averlo accennato ai nostri figli, arrivava il difficile momento del comunicare al resto del mondo la notizia della nostra, imminente, partenza.
I nostri genitori, seppur preparati (del resto era tempo che se parlava) e in alcuni casi addirittura favorevoli, hanno reagito nel migliore dei modi: con affermazioni che variavano dal “è una follia”, al “siete pazzi”, al “cosa vi salta in mente di portare i nostri nipoti (che chiaramente avevano perso all’uopo lo status di nostri figli) in un posto del genere”
Ecco, le premesse erano veramente incoraggianti.

Vabbé dai, sono i nonni, portiamo i loro e i nostri figli a 4500 km di distanza, ci sta che non la prendano bene, ma vedrai che gli amici…
“o cazzo” è stata la prima risposta che ci è arrivata. Sempre meglio.

Insomma c’è stato chi ha avuto bisogno di un po’ per abituarsi all’idea.

C’è stato chi ci ha detto, con onestà, “io non lo farei mai, ma fate bene”.

C’è stato chi, la fra se lo ricorda bene, l’ha presa male, ma male assai. La fra le ha ancora incise dentro quelle parole scritte che li accusavano di essere irresponsabili, di fare una pazzia a portare lì i bambini, in un posto pieno di malattie e di chissà cos’altro, parole che minacciavano una non presenza e un lasciarci soli. La fra si ricorda di essersi dovuta mettere gli occhiali da sole, era ad esporre ad un mercatino, e di aver dovuto ricacciare le lacrime, la rabbia, il senso di impotenza. La fra si ricorda di aver fatto una telefonata, quel giorno, ad Amicadisempre, per dirle “dimmi che sto facendo la cosa giusta, ti prego” e di aver ricevuto affetto, comprensione e ottimismo (e non per niente Amicadisempre è tale).
C’è stato chi le ha detto “mi dispiace che te ne vai”, chi le ha detto “noi qui ti si aspetta a braccia aperte”, chi l’ha abbracciata, chi l’ha incoraggiata, chi le ha detto “ok, non sarà facile ma è una splendida occasione, per i bambini e anche per voi. Sarà fantastico”, chi le ha detto “beata te” e anche chi le ha detto “è folle” e chi le ha detto “sei coraggiosa, a me è parso tanto trasferirmi da Terzopaesinoversoovest a qui”.

Quello che hai bisogno di sentirti dire non è che tutto andrà bene. È una bugia. Non andrà tutto bene e lo sai tu e lo sa chi te lo dice. Quello che hai bisogno di sentirti dire è “non andrà sempre tutto bene, ma se andrà male io ci sarò”; l’unica promessa che vuoi è quella di non dire “te lo avevo detto”.
Sembra strano, ma dire agli amici che te ne vai è sempre molto molto difficile e può segnare il confine tra chi ha deciso di stare nella tua vita e chi no. Chi ti conosce sa che non prenderesti mai una cosa del tipo “benessere dei miei figli” alla leggera, lo sa, e sa che non ha bisogno di dirti nulla perché tutte le possibili domande te le sei già fatte da sola.

Nel caso specifico della famiglia latana tra l’annuncio e la partenza di Marito Paziente è passato talmente poco tempo che anche gli altri han fatto fatica a rendersi per bene conto e abituarsi all’idea e solo in virtù di questo la fra considera delle persone ancora degne di sedere alla sua tavola.

È buffo come ci siano decisioni importanti, come lo sposarsi e ad avere dei figli, che sono generalmente universalmente accettate e come ne esistano altre, tipo “vado a fare quattro anni difficili per costruire qualcosa per i miei figli”, che vengono viste con diffidenza, con sospetto, quasi, come se decidere di mettere la propria vita su di un carretto e portarla altrove fosse una cosa facile, come se lo si facesse per sfizio.

E no, se non lo fai essendo convinto di ciò che stai facendo e del fatto che ne verrà qualcosa di buono, fare una scelta del genere è pesante. Ed è ancora più pesante se vieni lasciato solo.

Per questo gli annunci fanno paura e per questo sono così fondamentali: vederti volare è bello e facile, accompagnarti sull’orlo del precipizio e mandarti incontro all’ignoto lo è assai meno.
E le mani che han stretto le tue in quel momento, non le dimenticherai mai.