Musica in condominio: aspetti legali

Ascoltare o fare musica in casa: si può? Entro quali limiti? Quanto dobbiamo tenere in considerazione le eventuali lamentele dei vicini per il rumore molesto? E possono, costoro, intervenire per limitare i nostri rumori e chiedere il risarcimento dei danni?

La norma cardine, per valutare in generale la tollerabilità e la portata delle c.d. “immissioni” nei rapporti tra privati (immissioni di rumore, ma anche di fumi, esalazioni, calore, scuotimenti) è l’art. 844 del Codice Civile, incluso nel libro terzo, riguardante la disciplina delle proprietà. È un dettaglio tutt’altro che secondario, considerato che l’ordinamento consente sempre al proprietario – o comunque a chi dispone del godimento di un bene, mobile o immobile – di poterlo utilizzare a proprio piacimento: in linea teorica, qualunque proprietario di casa ha il diritto di ascoltare o suonare musica. Naturalmente tale libero utilizzo va contemperato con la tutela dell’altrui diritto ed in tal senso soccorre la norma codicistica, fissando i paletti delle possibili limitazioni ai rumori.

Il primo comma dell’art. 844 Codice Civile recita:

il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino, se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi”.

Non esiste, dunque, una regola assoluta (es. una data soglia di db valida ovunque ed in ogni momento) per valutare se il rumore sia da considerarsi eccessivo e, pertanto, illecito. Il richiamo alla condizione dei luoghi fa sì, infatti, che la soglia di tollerabilità vari a seconda della tipologia di zona in cui ci si trova (es., una zona industriale o urbana ad alta densità abitativa rispetto ad una zona residenziale o di campagna), tenuto conto del c.d. “rumore di fondo”, che costituisce il punto di riferimento da tenere in considerazione nella valutazione dell’eccessiva rumorosità.

E’ possibile, pertanto, ascoltare musica o suonare uno strumento musicale ad volume relativamente basso ma risultare ugualmente molesti, oltre la soglia di tollerabilità, in situazioni in cui il rumore di fondo complessivo sia estremamente contenuto.

In genere – ma non in assoluto, entrando spesso in gioco altre variabili – è sufficiente dimostrare che i rumori del vicino abbiano superato di 3 dB o di 5 dB il rumore di fondo a seconda che le immissioni si verifichino in ore notturne o diurne.

Si fa riferimento, in materia, alla legge quadro sull’inquinamento acustico, la n. l. 26 ottobre 1995, n. 447, che concepisce il rumore come

fastidio o disturbo al riposo ed alle attività umane, come pericolo per la salute umana, deterioramento degli ecosistemi, dei beni privati, dei monumenti, dell’ambiente abitativo o dell’ambiente esterno, o tale da interferire con le legittime funzioni degli ambienti stessi

e demanda allo Stato la determinazione dei valori limite delle immissioni.

Le Pubbliche Amministrazioni, dal loro canto, hanno nel tempo predisposto tabelle divise per periodi dell’anno, zone abitative e tipologie di attività rumorose atte proprio a fornire i riferimenti necessari per la valutazione in esame.

Si tenga conto anche del secondo comma dell’art. 844 Codice Civile, che così statuisce:

“l’autorità giudiziaria deve contemperare le esigenze della produzione con le ragioni della proprietà. Può tener conto della priorità di un determinato uso.”

Cosa significa? Esistono attività che, per la propria natura, sono caratterizzate da alte emissioni. Una discoteca è in re ipsa rumorosa; una segheria genera forti disturbi acustici e polveri; molti complessi industriali possono emettere significative esalazioni di fumi o calore. Chiunque si trovi ad acquistare un immobile in prossimità di siffatte attività, non può chiedere di limitarne le immissioni, purché gli esercizi in questione siano a norma ed abbiano posto in essere tutti i possibili accorgimenti ai fini di limitare il disagio altrui – es. insonorizzazioni ed isolamenti degli ambienti.

Nell’esempio che ci occupa, possiamo prendere in esame il disturbo che può venire arrecato a chi abita nelle adiacenze di una sala prove o di una scuola di musica: se debitamente insonorizzate e non utilizzate in orari non consoni, tali attività più rumorose possono lecitamente operare anche superando le soglie limite di cui si era parlato in precedenza.

Avverso le immissioni rumorose ritenute intollerabili nella misura di cui sopra, esiste una duplice tutela: un’azione inibitoria, atta a farle interrompere o comunque ricondurle entro i limiti di accettabile tollerabilità, ed un’azione risarcitoria ex art. 2043 Codice Civile (responsabilità extracontrattuale per danno ingiusto). In particolare, la più recente giurisprudenza della Corte di Cassazione ha ritenuto che, in caso di immissioni rumorose intollerabili, possa configurarsi addirittura un’ipotesi di c.d. danno esistenziale.

Nella pronuncia n. 20927/2016, la Suprema Corte richiama “… il diritto al normale svolgimento della vita familiare all’interno della propria casa di abitazione e alla libera e piena esplicazione delle proprie abitudini di vita quotidiane”.

 

Avv. Emanuele Parlati, Studio Legale Palmerini Parlati Sena & Partners – civilista in Roma