L’autonomia dei figli in famiglie bicult

l’autonomia dei figli è uno degli aspetti nodali che una famiglia bicult deve affrontare, perché è percepita in maniera nettamente diversa tra le varie culture

In una famiglia bicult l’autonomia dei figli può essere declinata in modi molto diversi.

Ragionavo sul tema in questi giorni, quando mi è stata raccontata una storia che trovo molto calzante.
Una storia molto triste.
Una famiglia bicult belga-sudanese che vive a Bruxelles, sta vivendo un grosso lutto. La figlia maggiore è morta di una brutta malattia a 37 anni. La famiglia è comprensibilmente scombussolata.
In questa famiglia, il papà, belga, è di religione cristiana pentecostale ed è osservante. La mamma, di origine sudanese, è musulmana osservante, e anche i tre figli hanno scelto in autonomia questa religione.
Ed è l’autonomia che entra in crisi in questi giorni: il papà, finora molto rispettoso delle scelte dei figli, ha imposto un funerale cristiano per la figlia maggiore, con esposizione del corpo nella bara aperta per due giorni. Non era questo il volere della figlia maggiore. I figli minori e la mamma sono terribilmente addolorati: per loro questa è una grossa mancanza di rispetto, il rito musulmano è molto più pudico e segreto.
D’altro canto, la stessa religione islamica (e anche il semplice amore filiale) richiedono un grande rispetto per i genitori. Il senso di carità e compassione verso quest’uomo ha prevalso e il volere del papà è stato accolto.

In questa famiglia sta succedendo che il senso di autonomia insegnato dal padre per tutta la vita ai figli in una declinazione molto occidentale, viene messo in discussione in un momento di lutto. Il papà si riappropria del corpo della figlia come fosse tornata neonata, non permettendo nemmeno alla madre che l’ha partorita, di avere voce.
Il dolore fa questo ed altro.

Questa storia ci dice due modi di intendere l’autonomia dei figli:

  • Il cosiddetto sud del mondo fa dell’attaccamento alla famiglia un valore fondante e inattaccabile.
    Rispettare e ubbidire ai genitori, anche contro le proprie inclinazioni è considerato un valore importante. In qualche modo il figlio è di proprietà della famiglia, accetta di esserlo e, anzi, ne va fiero.
  • Il nord del mondo fa, al contrario, del distacco e dell’autonomia (quello che chiamiamo tagliare il cordone ombelicale) un altrettanto valore.

E’ già capitato di parlarne, in questa rubrica (Se non avessimo avuto Freud e Sogni interrotti).

Ma voglio fare un altro esempio, più giocoso.
Avete mai sentito musica senegalese?
Non c’è un cantante, che faccia mbalax, rap, hip hop, reggae o un altro tipo di musica, che non canti l’amore per la sua mamma.
Sama yaay, la mia mamma in wolof, o Yaaye Boye.
In italia nemmeno Al Bano, Nino d’Angelo, Pupo o Gigi d’Alessio, farebbero una cosa del genere.
Credo che l’ultima sia stata “Son tutte belle le mamme del mondo” e comunque era generica.
Per noi è considerata una cosa sdolcinata, fuori da ogni immaginazione.
Sarebbe da mammoni, ed è vietato essere mammoni.
In Senegal essere mammoni è una virtù, e fa vendere molti dischi.

Potremmo dire che ci sono figli autonomamente legati e figli autonomamente slegati, e che conciliare queste due visioni, in una famiglia bicult, è sicuramente un aspetto nodale.

 

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