Le belle scoperte estive

L’estate appena passata mi ha insegnato un po’ di cose e mi ha messa di fronte ad altrettante, soprattutto sull’autonomia tra fratelli dei miei figli.

autonomia tra fratelli

 

Ho capito che la lontananza dai bambini, che è la risposta più facile agli incastri impossibili di orari tra i turni del marito Paziente e i miei mercatini, sebbene funzioni benissimo a livello logistico non è una soluzione attuabile sulla lunga distanza.
I Patati, ospitati con gioia dalle nonne a periodi alterni, ad un certo punto hanno manifestato, per la prima volta in anni di agosti gestiti nello stesso modo senza problemi, la necessità fisica ed emotiva di tornare a casa, da mamma e papà. Papà miseramente sprovvisto di ferie e mamma incasinata e nel pieno dell’attività mercatara (che comprendeva nel pacchetto l’essere fuori di casa dalle 16 alle 2 del mattino, minuto più, minuto meno)… santa subito nonna Laura che li ha riportati alla Tana rimanendo per una settimana per permetterci di proseguire sulle nostre un po’ disfunzionali tabelle di marcia.

Al termine della settimana, Valerio ha deciso di rimanere con noi alla Terra di Mezzo mentre Piergiorgio è tornato a Peppaland con la nonna, la zia e la cana Odette.

Ed è qui che i miei figli mi hanno aperto gli occhi su qualcosa che, evidentemente, mi era sfuggito: stanno crescendo, e lo stanno facendo in maniera nettamente diversa.

Piergiorgio con le sue abitudini, le sue programmazioni, i suoi interessi specifici; Valerio con la sua fame di scoprire e di non perdersi nulla.

autonomia tra fratelli

Così, mentre uno era con la nonna e giocava, vedeva negozi, vedeva la televisione e finiva i compiti per le vacanze, l’altro passava tutte le sere al mercatino con me, correndo da un negozio all’altro, facendo amicizie, mangiando pezzi di pizza al volo, guardando i banchi di chi andava a prendersi il caffè, caldeggiando dopomercatini con amici in qualche locale.
Un figlio pensionato INPS e un figlio viveur, in pratica.

autonomia tra fratelli

La cosa più sconvolgente, in realtà, è stata il capire la loro necessità di stare separati l’uno dall’altro. Necessità che non si era mai apertamente manifestata se non in qualche improvviso litigio tipico tra fratelli di età diverse ma vicine.

I miei figli, cresciuti, di fatto, sempre insieme e considerati quasi gemelli – la stessa scuola, gli stessi amici, per un periodo anche gli stessi sport (comodità nostra, lo ammetto) – hanno evidenziato un bisogno che non avremmo mai immaginato possibile, soprattutto visto lo smarrimento del piccolo al primo grado di separazione incontrato.

Questo bisogno di espressione libera e disgiunta, di dedicarsi a se stessi senza l’altro è stata una cartina al tornasole della loro crescita, più della decisione, già dall’anno scorso, di fare attività diverse.

La verità è che siamo noi grandi a sentirci rassicurati dal considerarli un duo in cui, in nostra assenza o nelle prime esperienze autonome, l’uno protegga l’altro, metta una pezza, mitighi, instradi o stimoli. Eravamo noi a non essere pronti, loro lo erano forse da tempo.

Vederli salutarsi dopo una settimana di lontananza è stata un’emozione fortissima: la tranquillità di poter essere se stessi da soli, senza aver scosso minimamente l’affetto reciproco che li lega, li ha fatti abbracciare con trasporto e raccontarsi le differenti esperienze maturate, le scoperte inattese come facevano anni fa nei primi momenti di piccola individualità e grande complicità. Per la prima volta nella loro, seppur breve, vita hanno avuto occasione di raccontarsi nell’assenza prolungata, di confrontarsi nella diversità delle scelte.

Un altro tassello della loro crescita, personale e di nucleo. Un tassello che ci ha visto attori secondari agevolare ed osservare le loro predisposizioni, i loro interessi e i loro caratteri. Un po’ più da lontano di ieri, con altre consapevolezze e paure, ma con una punta di orgoglio a pensare che sì, quei due ragazzetti meno fragili e più determinati, sono figli nostri e sanno quello che vogliono.