Basta l’amore?

Il nostro papà ci pone un interessante domanda: davvero basta l’amore nella coppia (e nella famiglia) per mantenere alta la fiamma? O ci vuole qualcosa in più?

C’è qualcuno convinto che il solo segreto per portare avanti relazioni lunghe decenni e allevare i figli con entusiasmo sia l’amore. Il grande amore, l’amore con la A, l’amore che vince su tutto. Per come la vedo io, è come affermare che l’unico segreto per mangiare per 40 anni, tutti i giorni, pasta con il pomodoro è comprare solo pomodoro fresco.

Sto da diciott’anni con la persona che è poi diventata mia moglie e madre di mio figlio.

Pensate a voi stessi, diciotto anni fa e domandatevi cosa vi piaceva fare allora. Quali erano le vostre passioni. Fatto? Ora chiedetevi quante di quelle passioni sono rimaste invariate. Quante sono sopravvissute ai mutamenti del vostro corpo, della vostra fascia d’età, del vostro umore. Alle modifiche del mondo esterno. All’arrivo di figli, alle partenze, ai cambiamenti sul lavoro. Al semplice fatto che non vi va più di coltivarle o almeno non vi va di coltivarle nel modo in cui lo facevate allora. Magari le avete anche implementate, migliorate, aumentate… ma qualcosa è cambiato.

L’amore è un fuoco. È l’ardente spinta che ci conduce anche all’impossibile. È ciò che alimenta i motori più potenti del mondo, che spinge le auto da Formula 1 ben oltre i 300 m/h. Bello il fuoco. Ma gli devi fornire ossigeno. Se manca l’ossigeno, non esiste fuoco che regga. Qualsiasi fuoco, anche il più vivo, rovente e carico di combustibile, senza ossigeno semplicemente si estingue e non ci mette neanche molto.

Ci innamoriamo di una persona. Vorremmo passare con lei ogni istante della nostra vita, non esiste null’altro. Col tempo la passione diviene amore e si consolida. Si costruiscono strade, ponti, edifici. Magari una casa. Si divide l’esistenza. Si dividono gli impegni. Si dividono panni da lavare. Si dividono, un po’ a fatica, bisogni di evasione che prima erano scontati ed elementari. Si deve garantire l’esserci reciproco, ma il tempo è poco (via un po’ di ossigeno), l’abitudine incombe (via altro ossigeno), le novità nel mondo sono tante e la curiosità ci distrae (via ancora ossigeno), infine si cambia e ci si confronta sulle fisiologiche differenze tra noi, che presto o tardi non riusciamo più a nascondere; sorge un conflitto, ognuno ha un modo non perfettamente speculare all’altro di risolverlo e prima che te ne accorga ti ritrovi con un falò che un tempo sprizzava fiamme alte un metro e ora langue, privo di alimentazione.

Arriva un figlio. Lo guardiamo negli occhi e la nostra chimica cambia. Arriveremmo su Marte con un solo salto, spinti da quell’ebbrezza. La gioia di vederlo crescere, cambiare. L’emozione dei primi passi, delle prime parole. Poi i passi aumentano, diventano corse, diventano “normali” e soprattutto iniziano a diventare pericolosi, deviati. A un figlio piccolo devi corrergli dietro per evitare che finisca chissà dove. Le parole si moltiplicano e tra l’una e l’altra compaiono decine di “no, non voglio”. Un capriccio, un pianto e via crescendo, sempre di più. Lo ami e lo detesti, ti succhia via l’anima e ti senti in colpa nel provare questo brivido cattivo ed egoista. Cresce, diventa adolescente, ti manda a fare in culo e non capisci come è successo, come ci si sia arrivati, perché colui che hai tanto amato sembra un estraneo.

Pensate siano scenari apocalittici, pessimisti? Credete che io sia cinico e negativo? Ripensateci.

Questi sono gli scenari di chi si affida al solo amore convinto che basterà. Non è così.

Con tuo marito, tua moglie, i tuoi figli, ci devi dialogare, crescere, maturare, fare esperienze. Devi domandarti ogni mattina quali saranno i giochi, i discorsi, le discussioni, le dimostrazioni, le posizioni a letto che manterranno viva la fiamma per un altro giorno e poi un altro e poi un altro ancora.

Pensare a quale bella vacanza farete quest’anno che vi farà stare tanto bene e in armonia e rilassati da sentire quel legame forte e vitale come non mai. Dovete condividere tempo ed esperienze, mostrarvi l’un l’altro volta per volta che vi ritenete speciali e fortunati. Dovete andare a lavorare e a scuola ma tornare alla vostra casa come uno smarrito nel deserto raggiunge un oasi: assetato e col cuore gonfio.

Non c’è alcun amore, istinto genitoriale, senso della famiglia, che possano sopravvivere a un padre e marito più interessato al culo delle passanti e ai messaggi su Facebook che a noi. A una madre che ti cura ti accudisce ti cucina ti lava ti prepara ti veste ti fa tutto ma non ti ha mai portato al parco se non mezza volta e quella mezza volta lì era già con la testa ai panni da stirare e non si è accorta che la chiamavi. Non esiste partner che possa accettare di spendersi in eterno per qualcuno che non gli accorda fiducia e non esiste partner che possa affidarsi in eterno se non gli si dimostra che ha ragione a farlo.

Non sto parlando di cattivi partner o cattivi genitori, sto parlando di me che sono un normalissimo uomo soggetto al culo delle passanti e alle notifiche di Facebook, di mia moglie che ha paura di non farcela tra casa e lavoro, di un figlio che cresce forte e vivace e tosto ed è dolcissimo ma sa anche essere un osso molto duro.

Sto parlando di tutti noi, che ci amiamo da impazzire ma che ci metteremmo un istante, a perderci, se non ci ricordassimo che amarsi è importante, è necessario, ma non è sufficiente.

La pasta al pomodoro, dicevamo all’inizio. Tutti i giorni. Per quarant’anni. Chi dice che non sia possibile? Secondo me lo è. Il pomodoro deve essere fresco e pure il basilico, aggiungo. Ma se non ti inventi ogni giorno un nuovo ingrediente, un nuovo formato di pasta, una ricetta un po’ innovativa, persino dinanzi alla pasta al pomodoro più sublime, a quella con la P maiuscola, tutto quello che desidereresti è un risotto qualsiasi, basta che non ci sia pomodoro.

E magari il riso nemmeno ti piace.