Befane e tradizioni

Le feste, ad Abidjan, terminano con il capodanno.
Befana non pervenuta, quest’anno ha addirittura coinciso col giorno del rientro a scuola dopo le vacanze d’inverno (su su, ridete con me: vacanze d’inverno in Costa d’Avorio, ah ah ah), quindi s’è dovuto (parzialmente) anticipare il festeggiamento al 5.
Che poi i miei figli vivono delle festività strane e sui generis, qui.

Un po’ lo fa il caldo, ovviamente. Valerio meno, ma Piergiorgio, che aveva 4 anni e mezzo quando siamo venuti qui, ricorda perfettamente il Natale con caminetto acceso, gli alberi spogli, il freddo, il maglione. Qui i patati stanno in mutande e canottiera h24, gli forzo addosso una maglietta e un pantaloncino solo per uscire o per le occasioni speciali tipo il cenone.

Poi i regali: per quanto i patati vogliano scrivere la letterina a Babbo Natale, è abbastanza difficile che lui li accontenti.
I giocattoli più di qualità, quelli di marche che conosciamo e di cui ci fidiamo, tipo i Lego, dobbiamo comprarli in Italia, qui non ci sono, ad agosto al più tardi, cercando di anticipare attitudini e desideri.
Quelli che vedono in tv sono giocattoli che si trovano in Francia, visto che vediamo la tv francese, e che qui in genere non si trovano neanche dipinti.
Quelli che desiderano perché li vedono nei volantini dei supermercati in genere vanno esauriti nel giro di 3 giorni e sono ovviamente carissimi (una cosa tipo che i giochi educativi Clementoni che in Italia costano 20 euro, qui ne costano 60, di euro).
Insomma come ci muoviamo ci muoviamo male, sul fronte regali. A volte credo che sarebbe meglio spiegar loro la verità piuttosto che dirgli che Babbo Natale aveva avuto troppe richieste di quel regalo o inventare scuse.

Vogliamo parlare dei dolci? Un panettone qui rischia di essere quotato in borsa e in genere se viene mangiato è perché qualcuno di noi lo ha messo in valigia se è tornato dall’Italia a ridosso delle feste. I torroni non esistono proprio. Che poi, parliamone: a 30°, e ve lo dice una golosa, ti passa anche la voglia di mangiarti il pandoro triplo burro o il torrone al cioccolato. Apprezzi quasi di più una bella salade de fruit.

Nonostante tutto, però, in questa Tana si amano le tradizioni. Perciò il pandoro magari una fettina al microtomo ma lo mangiamo, il cotechino con le lenticchie alla mezzanotte tra il vecchio e il nuovo permane un must (a fatica, ve lo giuro) (ma porta soldi, non si sa mai) e almeno un giro di tombola s’è fatto (seguito da un più umiliante ma divertente trivial).

Ci sono poi tradizioni di famiglia del Marito Paziente che vengono dagli ascendenti francofoni e che quindi qui trovano una collocazione degna: sto parlando del “tirare i Re”.
In due parole, è una cosa carina che si fa il giorno della Befana: nell’impasto di un ciambellone (la ricetta credo sia diversa da ogni famiglia: quella della pasticceria di qui è diversa da quella che faceva la nonna del Marito Paziente) viene nascosta una moneta o un pezzetto di ceramica, insomma qualcosa che resista alla cottura. Una volta cotto, il ciambellone viene tagliato in tanti pezzi quanti sono i componenti della famiglia (non solo i presenti eh, ma quelli di tutta la famiglia), poi il dolce viene coperto e ognuno col dito sceglie il suo pezzo e lo prende da sotto il canovaccio. Dopo i pezzi scelti dai presenti, la scelta viene fatta per gli assenti, se la moneta non è ancora stata trovata. Chi trova la moneta è il Re per quell’anno (il dolce in questione si chiama galette de Rois, dolce dei Re, e sicuramente online troverete indicazioni migliori delle mie a riguardo). Questa tradizione a casa del Marito Paziente in genere veniva portata avanti dalla nonna paterna, purtroppo mancata 2 anni fa, quindi sia l’anno scorso che quest’anno nella Tana sono stati tirati i Re, con sommo divertimento patato.
Quest’anno si è deciso di anticipare il tutto per goderlo meglio: il giorno della Befana i Patati sarebbero stati a scuola e la cosa avrebbe avuto meno senso, quindi abbiamo tirato i Re il 5 e tanta pace, lasciando al 6 solo la tradizionale calzetta con i dolci. Ovviamente per i patati non ha senso dividere il dolce anche per gli assenti quindi si è diviso in 4, solo noi.
Il Re di quest’anno è stata la fra, con sommo scorno e sconvolgimento di Patato Piccolo, che aveva ricevuto la carica l’anno scorso e pensava probabilmente ci dovesse essere una continuità o una prelazione; una volta calmato e dotato di corona, il figlio piccolo è tornato a sorridere e a sbafarsi il dolce (che per quest’anno abbiamo comprato: tempo di farlo e voglia di accendere il forno, non pervenuti) (per la cronaca: anche mia cognata, cuoca sopraffina, ha tirato i Re: è uscito il Marito Paziente, guarda il caso 😉 ).
La calzetta della befana invece, i patati, l’han trovata al ritorno da scuola, il 6, come da tradizione. Oddio, la fra s’è arrampicata sugli specchi che neanche Manolo, per giustificare la consegna in differita dopo la scuola, ma pare la cosa sia riuscita. Tra dolcetti, giochini, calamite e i film che hanno trovato (cosa non si fa per fargli imparare al meglio la lingua!), tutto sommato la coerenza degli orari è passata decisamente in secondo piano, per fortuna!
Mi rimane solo un altro Natale di cose non scelte e defezioni da giustificare, ce la potrò fare!