La bellezza sconfinata di un corpo normale

Me lo ricordo come fosse ieri, anche se in realtà sono trascorsi quasi due decenni. Avevo 16 anni, Natale era passato da pochi giorni. E io decisi all’improvviso che avrei smesso di mangiare. Un proposito mantenuto poi per mesi e anni, con la ferrea determinazione che solo un’adolescente può avere. Porzioni sempre più ridotte, pasti che duravano in eterno, cene saltate coi pretesti più diversi, vomito procurato. Tante bugie. E la bilancia che scendeva, rassicurante, fino a sfiorare i 40 chili.

Non la dimenticherò mai, quella sensazione: più diventavo sottile, e più, paradossalmente, mi sembrava di uscire dall’invisibilità. Eppure non partivo da un situazione di obesità, e neanche da un sovrappeso serio. Ero, piuttosto, una ragazza normale, e col senno di poi credo che il vero problema fosse proprio quello: non riuscire a sentirsi speciale dentro il proprio corpo “banale”. Faticare ad accettare una mediocrità che allora sembrava insopportabile.

Adesso che sono adulta, e madre, non chiedo altro per i miei figli. Mi auguro con tutto il cuore che non solo sappiano convivere col fatto di essere semplicemente delle persone normali, ma che si scoprano addirittura felici di esserlo. Che non abbiano paura di passare inosservati dentro il loro corpo, che si sentano speciali dentro panni comuni, unici e irripetibili nelle loro misure da persone “qualsiasi”.

Quanto a me, diciamo che ci sto ancora lavorando. Detesto le mie occhiaie permanenti, ma sono orgogliosa del mio sorriso. Odio le braccia troppo grosse, ma mi piacciono tanto le mie caviglie sottili. Rimpiango l’addome piatto che sfoggiavo da ragazza, ma guardo con tenerezza alla doppia cicatrice che ho sul ventre, perché è da lì che sono nati i miei figli. Cerco di non trascurare il mio corpo perché mi voglio bene, e non viceversa. Di ricordare che la bellezza è una conseguenza del benessere, e non il contrario.

E prego che, quando i miei figli smetteranno di fare bubusettete alla propria immagine riflessa nello specchio, io possa essere lì a ricordare loro la sconfinata bellezza che si portano dentro.