Bimbi poco autonomi… e i genitori?

La difficoltà dei bambini a diventare autonomi dipende solo ed esclusivamente da loro o piuttosto dal nostro desiderio di volerli ancora dipendenti? Riflettiamoci su con il nostro InstaPapà

Siamo proprio certi che le difficoltà dei più piccoli nel diventare grandi e autonomi arrivino tutte da loro?

Parliamoci con grande onestà: siamo noi genitori a complicare il percorso dei nostri bambini verso l’autonomia. Essi procedono per gradi molto naturali e spontanei, con le logiche resistenze: siamo noi a incasinare le cose.

Qualche esempio.

Esempio 1:

Francesco, meno di due anni e mezzo, sa bene come mangiare, con la forchetta e senza sporcarsi, una intera bistecca già tagliata o un piatto di risotto da un etto. Eppure la mattina vuole fare colazione con il latte ed i biscotti sciolti nel biberon. È capace di arrampicarsi ed arrivare sul mobile dove teniamo l’acqua, prendersela da solo e bere, ma il biberon della colazione non lo vuole reggere con le mani. Al mattino devo dargli la colazione come ai neonati, la vuole esclusivamente così.

Esempio 2:

Francesco, che nel minuto appena trascorso non si è più di tanto spostato dall’età di meno di due anni e mezzo, sa bene come abbassarsi e rialzarsi i pantaloncini; ed è urgente che lo faccia, perché da settembre alla scuola dell’infanzia nessuno lo aiuterà. Sa che può farlo e sa di non volerlo fare (quindi una gran consapevolezza). Gli chiedi “Chicco, ti tiri su i pantaloni da solo?”. “No, papi”.

Esempio 3:

Francesco, sempre meno di due anni e mezzo, dorme nel suo lettino e nella sua cameretta da quando ha 8 mesi (ed è stato un percorso faticoso. Per noi. Lui non se ne accorse neppure). Ha capito però di potersi giocare tutta una serie di trucchi per restare a dormire con noi. Stare male, ad esempio. Ma se stai bene, stai bene. Fare i capricci, ad esempio, ma ai capricci cerchiamo di non cedere. Dire “facciamo i salti sul lettone prima di andare sul lettino”, ad esempio, nella verosimile speranza che – come è già accaduto – noi crolliamo dal sonno prima di lui e alla fine nel suo lettino non ce lo portiamo più. Chiamare alle quattro di notte (quando è troppo tardi e si sta troppo dormendo per affrontare discorsi filosofici e pedagogici) per farsi raccattare e portare con te. Perché i bambini sanno essere diabolicamente furbi.

Non è semplice convincerli a fare un passo avanti verso l’autonomia, ci vuole pazienza e costanza. Eppure, sappiamo che non chiedono altro: le loro resistenze si trasformano in entusiasmo quando scoprono di aver compiuto un’evoluzione, di essere più padroni di qualcosa. Dovrebbe bastarci questo per spingerci a insistere. Non sempre lo facciamo, non sempre lo facciamo nel momento in cui siamo chiamati a farlo, non sempre lo facciamo con l’insistenza che dovremmo adoperare.

Perché?

Ma dai, è ovvio. Guardati allo specchio, lo sai perfettamente, genitore. Perché tenerli tra le braccia, piccoli, incantevoli, bisognosi, innamorati, è fottutamente bello. È qualcosa che si vorrebbe non finisse mai, pur quando confligge con l’orgoglio di vederli cresciuti, migliori, forti, intelligenti.

Francesco vuole fare colazione nel biberon? Io godo di quei due minuti di bebè restituitomi, per pura buona sorte, nel corpo di un bambino più grande di età (e MOLTO più grande nel fisico).

Francesco non vuole tirarsi su i pantaloncini quando lo vesto? Un’occasione in più per accudirlo e coccolarlo.

Francesco qualche volta la spunta e dorme con noi? È piccolo, è morbido, è nostro.

Facile dare la colpa a loro, quando fanno resistenza; eppure fanno solo il loro mestiere. Non commettiamo neppure l’errore opposto, suvvia: non facciamocene una colpa neppure noi. È un desiderio di compiacimento del tutto umano, comprensibile. È la nostra natura.

Dico solo: capiamolo. Sappiamolo. Prendiamone atto. Un colpo al cerchio e uno alla botte, la sfangheremo e la porteremo a casa, magari non troppo abbozzati.