Bracconieri (riflessione sulla biodiversità)

Immaginate la Terra senza le tigri. Senza gli elefanti, gli orsi polari, le balenottere e le foche monache. Immaginate di vivere in un mondo in cui non volano più le aquile e i delfini hanno smesso per sempre di saltare mattinieri nella scia dei pescherecci di ritorno verso il porto. È una prospettiva che non piace a nessuno, sono pronta a scommettere forte. È facile intenerirsi dinanzi a un giovane panda o restare estasiati dalla maestà di una leonessa che difende i suoi cuccioli. Siamo abituati dalla più tenera infanzia ad ammirare queste creature straordinarie, ed è deprimente pensare che possano sparire per l’eternità da ogni angolo remoto del pianeta che chiamiamo casa. Ci viene istintivo struggerci di fronte alla bellezza in pericolo, soprattutto se le minacce che la assediano sembrano essere del tutto aliene dalla nostra responsabilità. E allora siamo tutti d’accordo che i bracconieri sono davvero dei gran brutti ceffi e che le pellicce di foca, nel loro candore abbacinante, in realtà sono intrise di sangue innocente.

Ma provate per un attimo, invece, a immaginare un mondo senza sardine. Senza gamberi di fiume e piante di ulivo. Un mondo privo di vongole veraci e ricci di mare. Fagioli con l’occhio, riso e api. Un mondo senza cotone. Emoziona di meno, probabilmente. Nessuno si commuove per un mollusco o per un campo di erbe. Eppure è uno scenario del genere, neppure troppo fantascientifico, a dare il senso di quanto valga, non solo in termini etici, la diversità biologica che popola la terra, e di quanto sia grave la prospettiva di perderne anche solo una piccola porzione. Non si tratta soltanto di non voler rinunciare alla compagnia di bestie maestose e cuccioli adorabili. Si tratta di cibo, di lavoro, di farmaci. Di soldi e paesaggi, di case e di abiti. Di alimenti che assicurano la sopravvivenza di intere popolazioni, alberi che garantiscono la stabilità dei pendii di montagna, protagonisti assoluti della storia intera dell’umanità.

È questo che fa, la biodiversità. Ci permette di esistere, con l’arroganza di chi è convinto di bastare a se stesso e non si accorge di essere parte umile di un tutto complicatissimo e straordinario.

Nulla di quello che conosciamo esisterebbe senza le specie viventi che condividono la nostra casa (e spesso la abitavano prima di noi). Dalla salvaguardia della biodiversità animale e vegetale dipende, banalmente, la nostra stessa sopravvivenza, come specie, come civiltà e come singoli individui. E se non ce ne ricordiamo mai, quando scegliamo cosa comprare, mangiare o vestire, cosa consumare e cosa insegnare ai nostri figli, siamo complici del più grande suicidio di massa mai organizzato nella storia. Siamo responsabili, siamo colpevoli. Siamo bracconieri.