Ci vuole fortuna, nella vita. Però anche una buona caipirinha non guasta.

Ok, ci stanno capitando una serie di sfighe con la macchina che non ne basterebbe neanche la metà, diciamo un decimo, per sbroccare di brutto (per dirla in francese)..

Orbene, dopo che la nostra macchina ebbe problemi e mezza ambasciata si mobilizzò per aiutarci, per movimentarci un attimo la vita, ha deciso ultimamente che una delle ventole poteva pure rompersi. Una cosa da nulla, proprio.

Ok, la portiamo a riparare.
Ok, la riparano. Male.
Ma male significa che la temperatura del motore saliva in tempo reale: la fra ha rischiato di bruciare la testata, mica cavoli (che poi perché ste cose capitano sempre quando è sola coi patati in macchina?)

La riportiamo.
Il meccanico titolare dell’officina non ci capisce nulla, alza le mani e dice al Marito (esterrefatto ma ancora) Paziente “hai qualche proposta?”
Ehm… scusa? Se devo suggerirti IO quale possa essere il problema della mia macchina, vuol dire che o non sai fare il tuo lavoro oppure la situazione è parecchio grave.

La macchina arriva dunque tra le amorevolissime mani di colui che tutto può, ovvero l’aiuto-meccanico dell’officina, il quale dopo aver smontato lo smontabile sentenzia che c’è un pezzo da sostituire.

Ovviamente il pezzo non si trova in TUTTA Abidjan. Non che lo trovi, come la volta precedente, ad un prezzo da borsa nera in tempi di guerra, no no no. Il pezzo che ci serve ad Abidjan non c’è manco dipinto.
Il Marito (esterrefatto e decisamente meno) Paziente, dopo aver santificato tutte le feste maggiori, ha attivato l’amico europeo che a breve tornerà qui e che con sé porterà, a posto del Sacro Graal, il nostro pezzo.

Nel frattempo, fa amico europeo, usa serenamente la mia macchina, come l’altra volta.

E fu così che questo sabato la famiglia Latana si è finalmente recata al mare. Un evento, perché tra una cosa e l’altra era da prima di partire per l’Italia a febbraio, che non si andava e francamente il mare è l’unica attività ricreativa, significativa, del week-end.

Eravamo lì tutti caruccetti sulla strada verso Bassam, quando la macchina ha iniziato a fare fumo. Ora, fare fumo non è MAI un buon segno su una macchina, come credo tutti sappiano.

Ci fermiamo, ovvio. Marito (esterrefatto e sempre meno) Paziente apre il cofano et voilà… la pasticca si era praticamente fusa sul disco dei freni. Una roba tipo il formaggio negli hamburger da fast food. Una poesia.

E’ finita con un’attesa di circa un’ora e mezza sotto il sole equatoriale e con un ritorno ad Abidjan su uno splendido carro attrezzi. Se la fra non soffrisse di vertigini anche su uno sgabello forse lo avrebbe anche apprezzato, ma vabbeh.

Il meccanico quando ci ha visto arrivare secondo me ha prenotato la settimana alle Seychelles che bramava da tempo, ma ha fatto la faccia contrita di circostanza di chi non se la sente di riderti smaccatamente in faccia.

“Un po’ di sfortuna con le jeep, eh?”
A quel punto il Marito (esterrefatto, scazzato e ormai decisamente NON) Paziente è passato anche ai santi minori, lo comprenderete.

L’avventura è terminata a casa di amici, dove ci è stata offerta una caipirinha da urlo, con tanto di rinforzino. Ovviamente la fra è arrivata alla tavola sorreggendosi un po’, non c’ha più l’età, capiamola.
Affoghiamo i dispiaceri nell’alcool, nella Tana. Sempre meglio che nella benzina, in fondo, no?