Com’è che si passa da “marito modello” a “papà (single) da evitare”?

Si parla spesso della vita delle mamme single, ma cosa cambia nella vita di un papà dopo una separazione? Ce ne parla, con ironia e onestà, il nostro nuovo collaboratore Mattia!

Cari amici, sono Mattia, ho tra i 30 e i 40 anni (non tutti insieme), due figli (un maschietto e una femminuccia) e un giorno mi è preso un colpo. Sì, una mazzata. Come quando hai un rubinetto che all’improvviso comincia a perdere e tu all’inizio non lo noti, poi ci fai caso e, dopo aver provato in ogni modo a metterlo a posto, a ripararlo, a riportarlo all’efficienza originaria, decidi di staccarlo dal muro con una mazzetta da muratore. BUM! Un colpo. Fine.

Non userò, almeno in questa fase, il mio vero nome, perché vorrei poter dire le cose come sono, come fosse la mia personale cassetta dei suggerimenti e, non va mai dimenticato, tutto quello che colpisce uno degli ex finisce per colpire i propri figli.

Sono una persona efficiente, vitale, energica, pronta ad aiutare tutti e da tutti piuttosto ben voluta. Per un discorso di comodità, mi sono trasferito dalla mia città, dove avevo fratelli, sorelle, amici e altri parenti, a quella della mia ex-fidanzata (poi diventata moglie e, dopo ampia parabola, ex-moglie) e qui, ormai più di dieci anni fa, ho costruito il mio mondo solido (rivelatosi invece straordinariamente effimero) di amici, affetti, conoscenze e social network (la “rete sociale” vera, cioè quello spazio vitale in cui rientrano realtà deliziose che vanno dagli scambi dei figli per l’intrattenimento pomeridiano fino alle assideranti chat delle mamme di Whatsapp).

Un giorno, però, il rubinetto ha cominciato a perdere. Poi, specie quando c’era più silenzio nella stanza, nella casa, sentivo cadere le gocce come fossero piombo. Prima avevo pensato che si trattasse soltanto di una mia sensazione, poi ho cominciato a rendermi conto che, sul serio, si stava allagando casa.

Il seguito fu un lungo confronto tra me che cercavo di dire che forse qualcosa tra noi si stava raffreddando e che ero disposto a impegnarmi con tutte le mie forze per riprendere in mano la situazione perché tornasse quella viva e solida di qualche anno prima, e lei che mi diceva: “Non rompere i coglioni con questa menata che pensi solo tu e portami all’Ikea”. Non che io mi fossi imposto, sia ben chiaro, ma il suo bisogno di cercare delle scarpiere nuove ebbe la meglio su tutta la discussione.

Quando me ne andai di casa re-inventandomi papà single, cominciò un periodo veramente tremendo di ostracismo, durante il quale quel tessuto sociale nel quale ero perfettamente integrato e accettato fino a poco prima, mi respinse rifiutandomi come se avessi la scabbia o i pantaloni con i risvoltini.

All’uscita di scuola i compagni dei miei figli, che nella loro ingenuità si auto-invitavano a casa mia per il pranzo, per i compiti o la merenda, venivano portati via a strattoni dalle loro mamme (giuro, davvero!): “Sì, poi parlo con la loro mamma e ci mettiamo d’accordo”. Abbacinante.

Perché la gente si schiera, fa il tifo per l’uno o per l’altra e, purtroppo, in una separazione è quasi sempre il marito a fare la parte della Juve (antipatico, spocchioso, vizioso… libere di aggiungere quanti altri dei vostri stigmi, mogli ed ex-mogli di tutto il mondo!), pur avendo invece i mezzi, il piglio e le pretese del Frosinone.

Per me è stata molto dura, almeno per tutto il primo e buona parte del secondo anno dopo la separazione, riuscire a farmi accettare dagli altri genitori. Solitamente sono le mamme, mi si passi il termine (giustificato da ampie fioriture di lettere scarlatte lanciate addosso), le più “carogne”: ti evitano del tutto o ti salutano con sospetto, forse temendo che un “ciao” possa essere confuso con un segno di intesa a scapito della ex-moglie lasciata.

Oppure si crea quel viscido sistema di complicità, in ogni caso contro di te. Scopri che Lei esce con la mamma di Marco, di Pia e di Camilla e tu invece non riesci a organizzare nemmeno un sabato al cinema a vedere Big Hero 6 perché a te tutti i genitori danno buca (le mamme, intendo, perché i papà sono ancora quelli che si occupano in gran parte della scrivania, il divano, la Tv e il pallone). E ti ritrovi da solo con i tuoi figli spallati, a piangere in una sala buia del cinema con Baymax, Hiro e la sua banda di amici, alimentando così il circolo vizioso che stare con papà è una tortura, mentre almeno con mamma possiamo incontrare tutti i nostri compagni.

I genitori si separano, questa è la realtà! (Non sempre, attenzione, eh. Ma può succedere…). E siccome può veramente succedere, è meglio che la società si dia una svegliata e cominci a lasciare che i nuovi nuclei, anche se piccoli e “non conformi”, socializzino e non vengano lasciati soli. Non c’è bisogno di mettere anche altri bastoni tra le ruote, perché il monociclo è già per sua natura più difficile da portare.

Non esistono supermamme e nemmeno superpapà: esistono persone che cercano di farcela. Che provano, con i loro strumenti e i loro limiti, a essere felici.

Come sono comunque felici quelli del Frosinone.

 

Vostro,

Mattia Murat