Come pensavo sarebbe stato Vs COM’E’ REALMENTE

Il rapporto tra padre e figlio, come uno se lo aspetta e come è in realtà. In ogni caso tutti e due hanno qualcosa da imparare e insegnare.

Sono un uomo riflessivo, molto poco macho. Pensavo che con un mio figlio ipotetico avrei stabilito un rapporto quasi filosofico, basato sulla sottigliezza, sulla parola, sull’insegnamento.

Parliamo relativamente poco. Ci tiriamo la palla. Ci rotoliamo nel letto, ci facciamo il solletico, lui mi mena e io gliele ridò per gioco. Lo tiro su su in alto e lo faccio cadere. Ci scambiamo grandi high five. Cretinate tra maschi.

Sono un musicista, un amante dell’arte. Pensavo di educare mio figlio al bello, alla cultura, pensavo che si sarebbe avvicinato alle mie spalle e avrebbe curiosato nel mio mondo creativo.

Mio figlio è un colosso. Ha poco più di due anni e sfiora il metro. Ha una prestanza fisica fuori dall’ordinario. Quando aveva un anno avevo già capito che non gli sarei stato più dietro senza allenarmi sul serio. All’alba dei 41 anni sto lavorando ad avere quel fisico atletico che non mi interessava neppure a 20. Ad aprile 2017 mi  sono iscritto ad una cosa che si chiama Spartan Race – Competitive Heat. Ciò mi aiuta molto nelle cose da maschi di cui sopra. Quando si avvicina agli strumenti musicali, ogni mia preghiera è rivolta a far sì che non li disintegri. Penso che andremo a correre insieme, tra qualche anno.

I bambini devono essere abituati alle regole. Dormire nel proprio letto, orari stabili, abitudini sane. Ciò li aiuta a crescere ed imparare sereni e pieni di punti di riferimento chiari.

I bambini, quando stanno male, fanno quello che cavolo dicono loro e tutte le regole vanno a farsi benedire; poiché un bambino di due anni che frequenta l’asilo nido sta SEMPRE male… non aggiungo altro. Alla sera, da quando ha compiuto due anni, metterlo nel suo lettino è un’impresa titanica. Superare indenni la fase delle coccole nel lettone è ancor più titanico, considerato che le coccole consistono in salti, suoi, di un metro, con atterraggio variabile sui denti, sugli stinchi, sui testicoli o sulla spalliera del letto: e si finisce pure per sperare che, ancora per una volta, cadendo colpisca i testicoli e non la spalliera.

Va’, figliuolo, va’ per la tua strada, indipendente! Io ti do gli strumenti ma tu cammina con le tue gambe e non aver paura: sai che puoi sempre contare sul mio sostegno. La vita è la tua e lotterò con ogni mia forza affinché tu la viva nella massima autonomia.

Al mattino, quando lo porto al nido, specialmente se per qualche giorno è mancato, mio figlio piange, solo ed esclusivamente al momento del distacco. Per il resto della giornata è tranquillo, giocoso e impegnato nell’apprendimento montessoriano. Ma in quei primi due minuti, se ne sbatte altamente delle parole, delle premesse, delle rassicurazioni. Papà non voglio che te ne vai, voglio che stai con me. Dai, adesso ditemi che l’autonomia, l’indipendenza, vai da solo con le tue gambe…

Non c’è bisogno di aggredire, di forzare. I capricci sono normali ma i bambini hanno bisogno di essere instradati. Smetteranno naturalmente di fare i capricci se ascoltati, se aiutati, se i genitori manterranno le loro promesse, i loro “sì” e i loro “no”, con fermezza e serenità.

Non gli abbiamo mai detto bugie né fatto promesse non mantenute. Tuttavia quando Francesco è molto stanco parte per un trip inarrestabile di “voio quetto, no quetto, quetto noooo, quettoooo”, del tutto irrealizzabile anche provandoci, che toglierebbe la calma persino a un monaco buddista già morto per ipotermia sotto le nevi del Tibet. Urla come un’aquila e si getta al suolo in preda ad isteria. Smetterà naturalmente di fare i capricci, ma NON OGGI: ora e subito, l’unico modo per disinnescarlo è sopraffare il suo tentativo di sopraffazione (quello è) con uno strillo che lo riporti sulla Terra e gli faccia notare che, in effetti, forse sta esagerando. Poi ci si rasserena e si ricomincia a ragionare. Lo sappiamo che la sua è solo stanchezza e che non ne ha vera colpa, ma se non lo stoppi adeguatamente e per tempo può durare ore, a crescita iperbolica. Facciamo bene? Facciamo male? Non lo so. Ce lo chiediamo continuamente.

Non vedo l’ora di insegnare a mio figlio tutto quello che so.

Non vedo l’ora che mio figlio mi mostri tutto quello che impara.