Mamma, fidati.

Uscivo di scuola oggi quando una mamma bella, bionda e trafelata mi ha corso dietro per chiedermi se domani (trattasi di santo venerdì) partecipassi alla riunione per la spiegazione delle pagelle pubblicate on line sul registro elettronico.

Penso di aver fatto un ghigno, o emesso una sorta di risata incrociata con un grugnito molto poco bello e biondo perché l’altra mamma che non sono io mi ha guardata con uno strano sguardo interrogativo.

Riunione? Quale riunione? Registro? Quale registro?

Ah, le pagelle.

No, non vengo. Non partecipo.

So che molte di voi staranno pensando di avere tra le mani una pessima mamma e sì, lo ammetto con candore, sono una pessima mamma.
Ma non aprirò il registro on line. Non leggerò i voti di mio figlio in prima elementare. Non gli attaccherò etichette. Non lo farò sentire un numero. Ne’ di più ne’ di meno di nessuno degli altri 16 compagni di classe.

Mi fiderò di lui.
Dei suoi progressi. Dei passi avanti e dei passi indietro.

Quando abbiamo parlato del mio ingresso nel dreamteam delle Instamamme ed è venuto fuori come tema del mese l’autonomia, mi hanno invitato a nozze.
Non voglio fare tanti giri o moralismi. Non è nella mia natura.
Posso però dirvi che per me l’autonomia è il più grande dono che un genitore possa fare ad un figlio. Guardare mentre se la cavano da soli, mentre misurano il mondo un pezzetto per volta; contenere episodi di anarchia; contenere l’inevitabile ansia che ohmiodiononcelafà; e se non ce la fa, essere lì.

Sono qui.
Vai.
Hai tutti gli strumenti per essere felice. Prova.

Non sono una buona mamma e non gioco quasi mai con i miei figli. Odio stare lì a fare bruuuuuummmmmm bruuuuummmm o guardare un’accozzaglia di lego e dire o WOW.
Ma amo vederli all’opera. Amo vedere come si ingegnano. Come mettono in fila le dodicimilaottocentosessantasei hotwheels. Come se le suonano di sante ragione e come poi fanno pace.
Amo guardare mia figlia al check in, abbracciarla forte, vederla volare, lontana, altrove. E poi passare il tempo a scaricarmi i suoi messaggi vocali e le sue foto da whatsapp. Sapere che tutto va bene e che se non va bene lo saprò da una spunta blu.

Ecco perché non mi serve un registro on line in prima elementare per vedere se mio figlio sa i 5 sensi o meno. Non mi serve una pagella per immaginare il carattere dell’uomo che sarà.

Voglio fidarmi di lui. Voglio sognare ancora cose in grande. Voglio farlo per me e soprattutto per gli esseri umani che mi sono impegnata, da (pessima, pessima) madre a mandare in giro per il mondo.