Come se tu non fossi femmina

Strada facendo, tra esplorazioni nella natura e vagabondaggi urbani, l’autrice mette a punto una lista di lezioni che vorrebbe che le figlie imparassero nel loro cammino di crescita. Seguire i desideri e diffidare dei sogni. Prendersi cura della propria felicità prima di badare a quella degli altri. Coltivare l’ambizione, scoprendo che non è altro che ostinazione. E inseguire la bellezza, in sé e negli altri.

Ho aspettato con curiosità e con impazienza l’uscita del primo libro di Annalisa Monfreda, giornalista e mamma. Mamma di figlie e in perenne conflitto interiore sulla difficoltà del mestiere di genitore, cercavo una lettura che mi coinvolgesse oltre la parola scritta.

Come se tu non fossi femmina, è riuscito a regalarmi quello che mi aspettavo da un libro scritto per le proprie figlie. Ricco di consigli che non hanno la presunzione di insegnare, l’unico insegnamento vero e proprio dal quale non si dovrebbe prescindere è insegnare loro la libertà.

Un viaggio nel viaggio, un intreccio intricato tra il viaggio fisico e quello mentale, ma anche un po’ generazionale. Le protagoniste sono delle novelle Thelma & Louise.

 

“Che un giorno, come me, ti ritrovi a ringraziare tua madre per tutto ciò che non ha fatto, che non ha detto, che non ha voluto insegnarti con le parole. Perché in quel suo non fare era racchiuso il dono più grande che una bambina possa ricevere, la libertà“.

Quale augurio più bello una mamma può rivolgere alle proprie figlie, e alle bambine di tutto il mondo.

Questo libro nasce da un cambio di programma che la Monfreda, benché avesse timore, ha deciso di assecondare. La scrittrice si è ritrovata ad affrontare da sola un viaggio in Croazia con le figlie di 6 e 9 anni, on the road. Ha trasformato, quella che poteva essere la sua più grande paura in un’esperienza formativa per lei e di crescita per le sue due bambine.

La Monfreda è una di noi, quando dice: “Una settimana in auto con due figlie mi provocava la stessa vertigine che scalare la parete nord dell’Everest alla prima lezione di alpinismo. Ma a pensarci bene, mi provocava più felicità che vertigine. E forse il desiderio di farlo avrebbe controbilanciato i miei limiti e mi avrebbe aiutato a superarli”. 

Da questo viaggio, dal pellegrinare, dall’esplorazione è nato il libro, una raccolta di insegnamenti che vorrebbe che le sue figlie padroneggiassero nella loro crescita: seguire i desideri, prendersi cura della propria felicità prima di pensare alla felicità degli altri. Quello che tutti chiamiamo sano egoismo.

La lezione numero 1, la più importante: non perdete mai la strada del desiderio.
La lezione numero 2, è che non c’è nulla che non possiate fare, o perlomeno tentare, se lo desiderate veramente.
Lezione numero 3, circondatevi di persone che pensano che non ci sia nulla che voi non possiate fare.
La lezione numero 4 é: imparate a prendervi cura della vostra felicità, se volete occuparvi della felicità degli altri. 

Essere liberi dallo stereotipo significa muoversi al suo interno. Ogni volta che possiamo smentire uno stereotipo, con il nostro agire, con il loro agire, contribuiamo a debellarlo per sempre. Questo è l’ultimo insegnamento, quello numero 50: il modo migliore di combattere gli stereotipi è non permettere loro di condizionare la nostra vita.

Amerete questo libro perché parla alle nostre coscienze di madri e padri.