Come si impara a conoscere i nostri figli attraverso il gioco?

Il gioco per i bambini è la dimensione esistenziale attraverso la quale scoprono se stessi e il mondo sperimentando emozioni. E’ importante osservarli mentre giocano perchè si impara a conoscerli, la nuova campagna di Fisher Price “Scoprire le loro passioni è un gioco” ci regala ottimi suggerimenti per relazionarci con i nostri figli attraverso l’attività ludica.

Il gioco per i bambini è una cosa seria, è la loro dimensione esistenziale attraverso la quale scoprono se stessi e il mondo sperimentando emozioni.

Esiste cosa più importante?

Sono mamma di una bambina di sei anni e di un bimbo di due e spesso li osservo giocare, ma grazie all’incontro organizzato da Fisher-Price a cui ho partecipato, ho compreso tante dinamiche che ignoravo e che invece sono preziose per noi adulti per entrare nel mondo dei più piccoli.

Fisher-Price ha realizzato una ricerca sul ruolo e significato del gioco, non solo per il bambino ma anche per la mamma, perchè attraverso il gioco si stimola la loro relazione. Dai risultati emersi è nato un confronto che mi ha arricchita molto, donandomi molti spunti di riflessione.

Noi mamme cosa cerchiamo e cosa ci aspettiamo dal gioco dei nostri figli?

Divertimento e crescita principalmente.

conoscere i figli attraverso il gioco

Crescere e giocare sono un connubio indissolubile, come ci ha ben spiegato la dottoressa Elena Urso, pedagogista presente all’incontro.

Chiunque entri in contatto con il bambino attraverso il gioco crea una relazione: solitamente quella del papà è più autentica perchè fa affiorare maggiormente il suo lato infantile usando molta fantasia. I nonni invece, liberi dalle incombenze educative, riescono a sintonizzarsi emotivamente nel gioco condividendo lo stesso tempo interiore del bambino, che ha i propri ritmi e che difficilmente accetta di buon grado quando vengono modificati.

Si sa che i bambini sono abitudinari fin dalla nascita, esigono una rigida routine e non amano la sorpresa, l’interrompere un gioco viene vissuto come un evento traumatico e quando accade, i bambini si sentono destabilizzati. Per esempio, un consiglio che ci ha dato la pedagogista su questo aspetto è di avvisare in anticipo il bambino quando dovrà interrompere l’attività ludica, magari per mangiare, utilizzando la semplice frase “Tra cinque minuti è pronto in tavola e si mangia…”.

Nella mia esperienza di mamma, inoltre, ho sempre notato quanto la mia presenza fisica fosse molto richiesta sia dal piccolo che dalla primogenita, e non solo in casa in generale, ma proprio nella stessa stanza. Per questo motivo li ho abituati a giocare meno nella cameretta e più nella zona giorno, in modo da poterli avere sotto controllo mentre sbrigo le mie faccende, ma anche per renderli più tranquilli nel vedermi vicina.

conoscere i figli attraverso il gioco

Da quando è arrivato Federico sono più rari i momenti in cui riesco a mettermi seduta sul tappeto con Matilde e quindi cerco di farmi sentire coinvolta con la voce, mantenendo così un ruolo attivo: parlo molto con lei e questo lo apprezza perchè l’importante è che percepisca il mio sincero coinvolgimento. Lei ora è in piena fase di gioco simbolico, torna a casa e fa la maestra e così, senza rendersene conto, mi racconta ciò che ha vissuto a scuola ed entro nel suo mondo attraverso il dialogo e l’ascolto.

I bambini vogliono dunque presenza ma anche interesse autentico, per questo è importante capire cosa a noi adulti piace fare con loro, in tutta onestà.

conoscere i figli attraverso il gioco

Trascorro moltissimo tempo da sola con i miei figli e spesso mi trovo a dividerli per diverbi che reputo sciocchi, perchè magari vogliono avere tra le mani lo stesso cagnolino di pezza quando ne hanno una decina a disposizione oppure perché, facendosi dispetti, si contendono la mia attenzione. Sono tutte dinamiche che fanno parte del loro percorso di crescita che passa attraverso il gioco. Rubarsi un gioco dalle mani per i più piccoli non equivale all’interruzione di un’attività, ma rientra nel flusso della stessa: devono imparare a gestire il conflitto da soli, come anche il senso di frustrazione quando per esempio il pezzo di una costruzione non si incastra nel modo in cui vogliono loro. In questo modo si allenano per il futuro, alla loro indipendenza e autonomia.

Vivere il gioco dei miei figli da osservatrice mi fa capire molto delle loro passioni e del loro carattere e Fisher-Price me lo ha confermato con la nuova campagna “Scoprire le loro passioni è un gioco”.

Non a caso l’azienda da più di cinquant’anni si dedica alla ricerca e alla progettazione di nuovi giocattoli grazie al Play Lab, dove centinaia di bambini vengono osservati mentre giocano in un ambiente stimolante, regalando davvero molta ispirazione agli esperti che riescono a determinare la giusta fascia di età a cui destinare i giocattoli, tenendo conto del percorso di sviluppo cognitivo.

Attraverso la dimensione ludica si impara a capire cosa provoca piacere, la mamma osservando il bambino capisce cosa gli piace e cosa no, quindi si facilita anche la proposta di nuovi giochi.

Il gioco evolve in base all’età ed è fondamentale la libertà di sperimentazione, il bambino deve essere lasciato libero di scoprire e di esprimersi usando il giocattolo secondo il proprio criterio.

Quante volte ho cercato di insegnare a mia figlia ad usare le pentoline per far finta di cucinare quando lei invece le faceva diventare piscine per i suoi animaletti, finchè ho capito che era giusto lasciarla semplicemente libera.

Matilde ha sempre avuto moltissima immaginazione ed è anche sempre stata molto autonoma nell’intrattenersi giocando, spesso trovando usi alternativi degli oggetti. Spesso mi ha fatto considerare dal suo punto di vista tanti giocattoli, in modo molto differente da come facevo io da piccola.

Federico finora ha dimostrato invece molta preferenza nei riguardi di papà per quanto concerne il gioco. Come dargli torto? Papà gli fa fare le capriole, si trasforma in un leone, ogni giocattolo prende vita tra le sue mani. Si mette al suo stesso livello tanto che a volte devo intervenire per calmare entrambi. E’ una dote comune a tanti papà, lasciano poco spazio alla noia, perchè si divertono senza grosse difficoltà.

conoscere i figli attraverso il gioco

Eppure anche la noia è importante, è una componente fondamentale per sviluppare la creatività e uscire dalla frustrazione tramite le proprie risorse. Il genitore deve rimanere spettatore e intervenire il meno possibile in questo caso, sempre per favorire la crescita. La noia aiuta il bambino a pensare e intanto lui inizierà piano piano a comprendere ciò che è in grado di fare e cosa gli piace.

Dalla nascita fino ai sei anni il percorso dello sviluppo cognitivo del bambino è ricchissimo di tappe importanti. Inizia ad esplorare e a scoprire ciò che lo circonda, impara a stare seduto e a camminare. Passa dalla fase di dipendenza a quella di autonomia, inizia a dedicarsi al gioco solitario. Impara anche il concetto di “permanenza dell’oggetto” ovvero che un oggetto esiste anche se non si vede, la mamma come prima cosa. Sviluppa il linguaggio e la coordinazione oculo-motoria.

Noi genitori dobbiamo esserci in questo cammino, proporgli giocattoli adatti alla loro età, che combinino materiali sicuri e le giuste caratteristiche.

Osserviamo il loro stupore ad ogni passo conquistato, incoraggiamoli e mettiamoci a guardare il mondo con i loro occhi, lasciamoci trasportare dalle loro emozioni e facciamoci aiutare dal gioco per crescerli.

In questo video ho semplicemente osservato mio figlio giocare e mi sono divertita molto a dare voce al suo carattere…perchè lui è esattamente così, un piccolo re che non si fa mettere i piedi in testa pur essendo il più piccolo in famiglia! Buona visione 😉