Come sopravvivere a… gli acari della polvere

Come ogni volta, vorrei premettere che questo, come i prossimi post che scriverò, non ha lo scopo di insegnarvi o imporvi le mie scelte, con la presunzione che siano per forza le più giuste. L’idea nasce invece dal fatto che, se riesco a sopravvivere io, sono certa che lo potete fare anche voi! E se vorrete prendere spunto o ispirazione da ciò che scrivo, questo non potrà che farmi piacere!

Agosto 2013: Andrea, quasi 3 anni, si ammala per la prima volta di polmonite.
Marzo 2014: dopo neppure 7 mesi arriva la seconda polmonite.
Ottobre 2014: eccoci alla terza bronchite.

Sono bastati questi tre episodi ravvicinati (seguiti dopo pochissimo da un altro caso di focolaio) a decidermi ad indagare. La prima ipotesi che più di una pediatra mi ha fatto è stata quella dell’allergia. Siamo subito andati a fare le prove allergiche (prick test), anche se a 4 anni i risultati avrebbero potuto non essere ancora ben evidenti. In realtà, la reazione è stata immediata e così abbiamo scoperto che Andrea è allergico agli ACARI DELLA POLVERE.
Le prove allergiche sono corredate anche dI esami del sangue, test del sudore (nel caso in cui la bronchite/polmonite sia la forma con cui si manifesta l’allergia), endoscopia nasale. Insomma il mio nanetto è stato rivoltato come un calzino!
Ma come può l’allergia agli acari far venire la polmonite?

E come ci si deve comportare di fronte a questa situazione?
Innanzitutto non è l’allergia in sè a creare la malattia. Il bambino, essendo allergico, in pratica è costantemente infiammato (nel caso di Andrea sia a livello bronchiale che retronasale), per cui un semplice raffreddore nel suo caso può degenerare in un’infiammazione più profonda. E’ come se si abbassasse la soglia di risposta all’attaco di virus o batteri. Inoltre essendo sempre infiammati, i bronchi sono “contratti” per cui il catarro che si forma difficilmente riesce ad essere allontanato. Spesso infatti i bimbi allergici hanno broncospasmo o asma.
E poi gli acari: queste odiose bestioline che sono ovunque, praticamente impossibili da allontanare completamente. Sui peluches, libri, lenzuola, tende, tappeti…
Insomma un disastro su tutta la linea direte voi!
In realtà, con un poco di pazienza e organizzazione si può sopravvivere!
1. Innanzitutto, fate seguire il piccolo paziente da un medico specialistico, che potrà consigliare la cura più adatta. Nel nostro caso, si tratta di una cura preventiva con antistaminico e puff di cortisone in dose minima tutti i giorni. Ormai Andrea fa tutto da solo! Ciascun paziente però è un caso a sè, per cui è importante seguire le indicazioni del proprio allergologo.
2. La cura per la pulizia della casa è importante quasi quanto le cure farmacologiche. Ideale è utilizzare un aspirapolvere con filtro Hepa e togliere la polvere con uno straccio umido. Io ho tolto l’unico tappeto che avevamo in casa ed evitato tende lunghe e pesanti. Ho coperto i divani con tessuti lavabili in lavatrice, lavaggio che faccio una volta alla settimana circa.
3. Nella cameretta sarebbero da limitare i peluches oppure si possono mettere in freezer per 2 giorni e poi lavare a 60°C. Così trattati durano circa una settimana. Io in realtà li ho allontanati tutti a parte di doudou con cui Andrea dorme e quando vuole qualcuno dei suoi peluches faccio il trattamento a rotazione. La polvere nella cameretta va fatta tutti i giorni. Infine per il letto bisogna acquistare coprimaterasso e copricuscino anti-acari. Coprimaterasso e copricuscino specifici anche nel letto del fratellino (o sorellina) se dividono la stessa stanza.
4. Gli acari vivono in modo ottimale in un ambiente caldo umido. Sono da evitare gli umidificatori nella cameretta e la temperatura non dovrebbe superare i 19/20° C. In inverno gli acari sono più presenti anche a causa del riscaldamento (i caloriferi sono un ricettacolo di polvere incredibile!). Appena possibile far areare le stanze e sfruttare i pochi raggi di sole per “disinfettare” cuscini e materassi.

Quindi “KEEP CALM AND WAIT FOR SPRING!”