Come sopravvivere a… i nativi digitali

E’ giusto lasciare che i nostri figli abbiano libero accesso ai dispositivi elettronici di casa? Forse no! Meglio educare la nuova generazione di Nativi Digitali con regole condivise che li possano aiutare a crescere con la tecnologia senza diventarne dipendenti

Quando vedo un bambino di pochi mesi attratto da un cellulare, un bimbo che a 1 anno sblocca e cerca la sua app preferita, uno che a 4 anni sa come trovare un video su YouTube, sono molto perplessa sull’utilità che queste abilità possano avere.

Non fraintendetemi, anche i miei figli sono abili manipolatori degli strumenti che girano per casa, ma si sta veramente facendo il loro bene?
La bandiera portata avanti dai fautori di queste attività porta la scritta “Nativi Digitali“, ma il termine significa davvero questo? Non è forse una comodità per noi genitori concedere il cellulare o il tablet in cambio di una mezz’ora (se non di più) di silenzio?
Il trend è addirittura in crescita e alcuni dati statistici dicono che i bambini passano più tempo su Internet che davanti alla TV, leggete qui!

nativi digitali

Secondo me per NATIVI DIGITALI vanno intese quelle generazioni di bambini che, grazie ad un uso consapevole e guidato, utilizzano il mezzo digitale per apprendere, comunicare e divertirsi senza però esserne assuefatti e dipendenti.

Badate che ho incluso la comunicazione (ovviamente per i più grandi) e il divertimento perchè sono io la prima ad usare lo smartphone per svago oltre che per lavoro.

Tuttavia nei bambini il velo che separa il sano gioco, pur multimediale, alla dipendenza è davvero sottile! Credo quindi che più che in altre situazioni vadano posti paletti educativi, delle regole di utilizzo positivo e sano.

In casa nostra vigono queste regole:

– Un solo dispositivo elettronico al giorno (che oltre al desiderio di evitare la sovraesposizione da strumento vorrebbe evitare un affaticamento della vista, che non mi sembra di secondaria importanza!)
– Timer (impostato insieme, aiuta il bambino a capire lo scorrere del tempo e a farne un buon uso)
– No cellulare fino alla prima media (che verrà elargito con l’unico scopo di comunicare con i genitori visto che è il periodo in cui si inizia ad andare a scuola da soli e ad avere una certa autonomia)
– No Social fino alla prima superiore (come minimo, in realtà! Se whats app può avere un’utilità, mi sembra che l’ingresso nei Social Network sia da posticipare il più possibile, pur con la supervisione di noi genitori)
– Si chiede sempre il permesso per cercare contenuti e scaricare app (come spiego spesso ai miei figli, il semplice digitare un nome innocuo su Google non previene dal trovarsi di fronte immagini non adatte, ancor di più su YouTube. Per ora il filtro sono io e loro lo accettano senza problemi)
– Mai accesi mentre si mangia/studia/dorme (noi non abbiamo neppure la televisione accesa durante i pasti, tanto meno un piccolo schermo dentro il quale perdersi estraniandosi da uno nei momenti di comunione familiare)

Tenete presente che queste regole valgono in una casa abitata da personaggi piuttosto nerd, amanti di Pokemon e Skylanders, devoti fan di Netflix e Disney Channel, curiosi lettori di e-book, ricercatori mai sazi di notizie e testi di canzoni, genitori presenti sui Social (anzi, io direi che ne ho fatto quasi un lavoro!)… Insomma, se queste regole funzionano in casa nostra direi che possono andare bene per chiunque!

Detto questo, capitano anche a noi degli strappi alla regola. Se al ristorante l’attesa si fa davvero lunga e non ci sono alternative, ci sta che usino il cellulare di mamma o papà. Mi accorgo comunque che la richiesta arriva sempre più spesso dal piccolo di casa (6 anni) piuttosto che dalla sorella maggiore (10 anni), che lo sostituisce più che volentieri con un fumetto o un libro. Sono certa che quando Andrea avrà maggiore dimestichezza con la lettura, seguirà le orme di Beatrice, per buona pace della batteria del telefono di mamma!