Come sopravvivere a… la paghetta PARTE 2 – La parola all’esperta

Offrire un premio in cambio dello svolgimento di un compito domestico può essere un buon rinforzo positivo: La nostra psicologa ci spiega quali premi assegnare e in che modo.

Circa il mese scorso, io e Daddy abbiamo deciso di provare ad adottare un “metodo educativo” (che detta così fa un po’ paura, ma vi assicuro che ben poco è cambiato dalla routine di sempre!) che si basa sull’evidenziare i comportamenti positivi dei nostri due figli con delle stelle disegnate su tabelle apposite. Le abbiamo chiamate “Tabelle dei Buoni Comportamenti“, decorate e colorate e appese alla porta della cucina. In realtà l’idea di fondo era di inziare a dare la paghetta a Beatrice, che ha 9 anni, ma non si poteva certo tagliar fuori il piccolo. Per cui abbiamo adattato anche a lui (sia a livello di obiettivi da raggiungere che di premi da realizzare) una Tabella. In questo post potete trovare tutti iragionamenti che abbiamo fatto all’inizio dell’avventura!

paghetta

Come promesso, ho poi deciso di rivolgere alcune domande alla nostra psicologa Favolazione per capire se il “metodo” applicato potesse essere utile, ma soprattutto educativo. Ecco di seguito cosa è emerso dalle mie curiosità.

– Innanzitutto quali sono i vantaggi del metodo?
Una piccola premessa su un principio base dell’apprendimento. Apprendiamo per natura in base alle conseguenze delle nostre azioni. A conseguenze piacevoli corrisponderà una maggiore possibilità che i comportamenti che hanno provocato le conseguenze positive siano nuovamente messi in atto. Viceversa, conseguenze spiacevoli determinato un abbassamento della probabilità che un comportamento venga agito ancora.

Un altro aspetto importante relativo al consolidamento dei comportamenti appresi è anche che più un comportamento viene messo in atto più si rafforza. Se attuo un comportamento tutti i giorni o addirittura più volte al giorno diventa davvero un’abitudine consolidata. Operare consapevolmente per “premiare” i buoni comportamenti è un buon modo per insegnare. Ovviamente “punire” non è né etico né utile e spiego il perché: una punizione può esistere solo in natura, deve essere sempre conseguente all’evento che la scatena, sempre nello stesso modo, sempre con la stessa intensità. Esempio: tocco il fuoco, mi brucio. Sempre. Sempre con la stessa intensità. Non toccherò il fuoco mai più dopo la seconda volta che mi capita. Direi neanche dopo la prima. Un evento negativo con tali caratteristiche proveniente da un essere umano non va bene, trasforma la persona che lo adotta in un soggetto sgradevole. Si instaurano delle emozioni negative.

Anche le emozioni hanno un ruolo importante. Provate a pensare che magari diventa una conseguenza piacevole fare qualcosa di sgradito ad un adulto che ha assunto una connotazione negativa nella mente del bambino. La “bontà” del metodo comportamentale sta nel fatto che ha un’altissima percentuale di successo. Va fatta attenzione ad applicarlo in maniera appropriata.

– E quali gli svantaggi?
Mi ricollego alla risposta precedente, gli svantaggi stanno nel fatto che i principi comportamentali funzionano, oserei dire funzionano sempre, spesso, purtroppo anche quando applicati male, rendendo ovviamente risultati non allineati a quanto desiderato.

Inoltre, a mio avviso, va fatta una riflessione importante sul tipo di persone che siamo e di genitori che desideriamo essere. Personalmente preferisco parlare con mia figlia, spiegarle tutto, impiegare anche molto tempo, questo perché questo è più congeniale al mio modo di essere. Lodarla molto quando fa qualcosa di bello, spiegarle cosa c’è che non va quando incappa in uno sbaglio, aiutandola a riparare, perché è fondamentale quando diciamo che un comportamento non va bene, insegnare al bambino l’alternativa buona, altrimenti in molti casi non sapranno cosa fare.

Su una scala evolutiva il cosiddetto rinforzo sociale, ossia la lode, è più avanzato del rinforzo tangibile. Questo non significa certo che i “premi” concreti ad un certo punto spariscono totalmente dalla nostra vita, restano una “conseguenza” molto piacevole per rinforzare i nostri comportamenti, anche necessaria. La nostra società si basa molto su un rinforzo concreto simbolico, il denaro, e nessuno di noi accetterebbe di lavorare solo per le lodi. Una difficoltà da tenere presente quando si decide di utilizzare un sistema di insegnamento a premi è che nel tempo la consegna dell’oggetto concreto va “sfumata” ossia fatta pian, piano sparire, via, via che il comportamento oggetto di apprendimento si consolida e diventa più semplice da essere attuato. In genere si agisce iniziando a non consegnare sempre il premio, ma a diradarlo, fino ad arrivare, in modo graduale a non consegnarlo più.

Un altra difficoltà che potrebbe intervenire è che i bambini desiderino poi essere premiati ogni volta che gli chiediamo di fare qualcosa di nuovo, non è un ‘evenienza certa, ma dobbiamo tenerla presente. I bambini sono abitudinari. È importante che siamo molto chiari con loro, evidenziando per quali comportamenti è previsto il premio aggiungendo magari che è una cosa speciale.

– Quali tipi di premi secondo te dovrebbero venir utilizzati per evitare che il bambino si comporti solo per ricevere la stellina invece che dimostrare una crescita educativa?
Forse premi simbolici come la stellina o dei gettoni colorati. Eviterei la consegna di un gioco con regolarità, che poi verrebbe preteso a partire dalla seconda o terza volta, perché in tal caso insegniamo che quando svolge una richiesta correttamente riceve un gioco.

spillette amici del bosco

– E’ giusto pensare di veicolare la paghetta (per bimbi dagli 8 anni circa) in questo modo o no?
Se i bambini ci sembrano abbastanza grandi da poter insegnare loro senza utilizzare oggetti concreti come premi, anche oggetti simbolici come stelline o gettoni, credo possa essere la forma di premio da privilegiare. Una formula utile però può essere quella di un grande premio lontano nel tempo da guadagnare attraverso quella che viene chiamata “token economy”. Si consegnano gettoni fino al raggiungimento di un numero prestabilito che da diritto a un premio concordato in precedenza.

– Per i bimbi più piccoli potrebbe avere una valenza migliore un premio non in denaro ma in tempo speso insieme o un piccolo oggetto che simboleggi il raggiungimento dell’obiettivo?
Non metterei il tempo da dedicare loro come una condizione da guadagnare. Potremmo usare un qualcosa di simbolico ma bello come insegnamento. A mia figlia quando aveva tre anni avevo appeso al muro un foglio molto grande, lei sapeva che era il tabellone delle buone azioni, ci avevo scritto sopra: “le buone azioni non sono mai abbastanza” e ci appendevo un cuore di carta che disegnavo e ritagliavo per lei ogni volta che compiva una buona azione spontanea, dopo un po’ il cartellone era pieno di cuori e lei ne era molto contenta. Con bambini così piccini qualcosa di visivo e concreto può essere davvero di aiuto, poi siamo noi a decidere come usare i principi dell’insegnamento.

Riguardo a questo utimo punto, ho avuto la possibilità di provare delle spillette dedicate proprio all’incoraggiamento di comportamenti positivi. Sono carinissime e il mio piccolo le adora! Le potete trovare sulla pagina Amici del Bosco.

spillette amici del bosco

In conclusione, vorrei raccontarvi come sta andando in casa nostra, naturalmente!
Sono contenta del fatto che ci siamo molto avvicinati ai suggerimenti che ci ha dato, ancora prima di conoscere le risposte alle mie domande!
I bambini sono sereni quando la sera concordiamo insieme dove si meritano la stella e dove no. Mai hanno contestato una stella non messa. Vorrei fosse chiaro che il metodo in questione non prevede che si smetta di parlare con i proprio figli! Il confronto resta e resterà il modo migliore per far capire i momenti critici, ma anche le azioni belle e positive.
Per ora quindi continueremo questo metodo per dare la paghetta a Beatrice, anche perchè la soddisfazione che ha di prendersi qualche cosa con i soldi che ha guadagnato è davvero grande! E per Andrea, che ha già modificato alcuni atteggiamenti poco piacevoli (come elargire un po’ troppo spesso calci e sberle), continueremo a cercare insieme gli obiettivi da raggiungere, a divertirci con le sue nuove spillette e a parlare, parlare e ancora parlare!