Come sopravvivere a… la paghetta

Paghetta settimanale, sì o no? E come stabilire il “giusto compenso”? Ecco un’idea per stabilire chi se l’è guadagnata e chi no: la “Tabella dei Buoni Comportamenti”

Con una figlia di 9 anni e mezzo, io e Daddy abbiamo pensato che fosse il caso di inziare a parlare di soldi: quale potrebbe essere la formula migliore per darle una paghetta? Considerando che per ora la sua massima aspirazione è mettere le mani su Topolino una volta a settimana o al massimo aumentare la sua collezione di peluches dagli occhioni brillanti, abbiamo pensato che darle un tot a settimana non fosse poi così necessario. Ma allo stesso tempo, crediamo che capire il valore dei soldi e sapersi gestire siano fondamentali a questa età, quando sembra ancora tutto dovuto.
In qualche modo voremmo che i soldi ricevuti fossero considerati soldi guadagnati, per questo abbiamo pensato ad una sorta di raccolta punti nella quale, ad ogni obiettivo raggiunto, riceve un premio.

Cercando ispirazione in rete abbiamo visto che in realtà questo metodo è molto sfruttato (soprattutto all’estero) e abbiamo preso spunto per costruire una Tabella dei Buoni Comportamenti ad hoc. E poichè i figli sono due, abbiamo pensato di adattare una Tabella anche al piccolo di casa (che di anni ne ha 5 e mezzo), naturalmente con obiettivi e premi alla sua portata.
In pratica la tabella funziona così: stabiliamo i 5 obiettivi della settimana e per ciascuno, di giorno in giorno, valutiamo se è stato raggiunto. Se sì, arriva una stella; altrimenti si spiega come mai la stellina quel giorno salta, ci si riprova il giorno dopo.

paghetta
Ad oggi la Tabella è attiva da una settimana e devo dire che i primi risultati li sta dando: Beatrice ogni mattina rifà il suo letto e ad ogni cena apparecchia la tavola. Andrea lava i denti senza strepitare ed è più rispettoso verso la sorella.
Tuttavia, come in molte cose che riguardano l’educazione dei propri figli, la paura di sbagliare è dietro l’angolo!
E’ veramente il metodo adatto? In fondo le problematiche e gli obiettivi che poniamo non sono poi così insormontabili. In linea di massima possiamo ritenerci molto fortunati: sono bimbi che mangiano tutto, dormono 11 ore per notte e a scuola vanno volentieri. E’ davvero necessario stabilire dei buoni comportamenti da seguire?
Proprio per rispondere a queste domande, proprio per capire se facciamo piu bene che male, chiederò consiglio alla nostra psicologa (che conoscete come @favolazione) con la quale esaminerò il metodo in un prossimo post.
Nel frattempo stiamo imparando a modulare obiettivi e premi.
Gli obiettivi rappresentano dei punti critici dei miei figli (che saranno inevitabilmente diversi da quelli di altri bambini), ma non solo.
Nel caso della grande sono uno sprone a guadagnarsi il premio: l’idea è quella di insegnare che nella vita nessuno ti dà niente per niente e che il lavorare sodo e l’impegno vengono sempre ripagati (o almeno è quello che gli occhi di una bambina dovrebbero vedere, il cinismo e l’assenza del concetto meritocrazia italiana lo lasciamo per i prossimi anni). Quindi abbiamo inserito “rifarsi il letto”, “tenere in ordine la stanza”, “apparecchiare”, ecc. Tutti compiti che diventeranno pian piano una routine e che quindi verranno sostituiti da altri legati alla sua crescita personale.
Per il piccolo invece i compiti sono modulati sulle sue capacità (come “vestirsi da solo” o “riordinare i giochi”) e anche in questo caso sulle criticità del comportamento (diciamo che a volte si sente più un Guerriero Dragone che un fratello minore…).

paghetta
Anche sui premi stiamo discutendo: abbiamo deciso di dare a Bea solo premi in denaro, proprio perchè si era partiti con l’idea della paghetta settimanale. Per Andrea invece abbiamo optato per cose che a volte chiedeva (per esempio le figurine in edicola) e che gli compravo saltuariamente. Ora le figurine vengono meritate in maniera più consapevole, per evitare l’effetto “Una, due, tre volte mi hai preso le figurine, ora me le devi comprare sempre!” (e anche no!).
In entrambi i casi abbiamo evitato di associare al premio un dolce, sono contraria a premiare con caramelle o cioccolatini per un discorso di educazione alimentare nel quale credo molto (come potete leggere in questo mio post).

paghetta

Infine, come si può vedere dalle foto, le Tabelle sono fatte a mano, decorate da loro e  molto colorate. Vorrei che le vedessero come amiche a cui fare riferimento e non come un giudizio per ogni comportamento, giusto o sbagliato che sia.

Ecco quindi che in famiglia, tutte le sere, ci mettiamo a fare il punto della situazione, rileggiamo insieme i vari mometi dela giornata legati agli obiettivi e decidiamo se mettere la stella oppure no. Per ora i bambini sono stati sempre molto onesti, anche perchè la tabella senza giorni della settimana predefiniti lascia la speranza che la stellina possa essere recuperata il giorno dopo!
Se siete interessati a questo argomento non perdetevi il post che io e @favolazione scriveremo prossimamente a quattro mani! Stay tuned!