Congedo parentale: le regole base per i lavoratori dipendenti

Il Testo Unico recante la disciplina della maternità e della paternità (D.Lgs. 151/2001), prevede un periodo durante il quale la mamma lavoratrice ha l’obbligo di astenersi dal lavoro. Il periodo di congedo di maternità (ex astensione obbligatoria), pari a 5 mesi in totale, è, in via generale, suddiviso in:

  • 2 mesi precedenti la data presunta del parto;
  • 3 mesi successivi al parto.

La mamma ha però la facoltà di posticipare il periodo di congedo di maternità pre-parto, assentandosi dal lavoro a partire dal mese precedente la data presunta del parto. I restanti 4 mesi di congedo di maternità verranno usufruiti nel periodo successivo al parto.

Anche il papà lavoratore può usufruire dell’astensione obbligatoria al posto della mamma utilizzando il congedo di paternità MA solo in caso di:

  • morte o grave infermità della madre;
  • abbandono del bambino da parte della madre;
  • affidamento esclusivo del bambino al padre.

Relativamente ai bimbi nati dal 1° gennaio 2013, la legge 92/2012 ha previsto, in via sperimentale per gli anni 2013 – 2015, per i padri (anche adottivi e affidatari), l’obbligo di usufruire di un giorno di congedo entro i 5 mesi dalla nascita (aggiuntivo al congedo di maternità della madre). Per la fruizione dello stesso è riconosciuta una indennità pari al 100% della retribuzione. Inoltre, entro il medesimo periodo, il padre lavoratore dipendente puo’ astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la mamma e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima. Anche in questo caso è riconosciuta una indennità pari al 100% della retribuzione.

Oltre al periodo di congedo di maternità i genitori, durante i primi 8 anni di vita del bambino, potranno assentarsi dal lavoro per un ulteriore periodo che, complessivamente, non potrà eccedere il limite di 10 mesi (cd congedo parentale, l’ex astensione facoltativa). 

La legge prevede che, decorso il periodo di astensione obbligatoria, i genitori hanno il diritto di astenersi dal lavoro – anche contemporaneamente – nei primi otto anni di età del bambino, per un massimo di 6 mesi ciascuno. Se utilizzate da entrambi i genitori, le astensioni dal lavoro non possono superare il limite complessivo di dieci mesi. Se il padre si assenta dal lavoro per un periodo continuativo non inferiore a tre mesi, il suo limite di sei mesi sale a sette e il limite massimo complessivo di fruizione tra i due genitori diventa di undici mesi (sette mesi per il padre e quattro mesi per la madre). In presenza di un solo genitore, questi ha il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo non superiore ai dieci mesi. Il padre lavoratore dipendente può usufruire del congedo parentale anche durante il periodo di astensione obbligatoria della madre e anche se la stessa non lavora.

Il congedo parentale può essere usufruito anche in caso di adozione e affido. In tal caso, il congedo può essere fruito dai genitori adottivi o affidatari, qualunque sia l’età del minore, entro 8 anni dall’ingresso del minore in famiglia e comunque non oltre il raggiungimento  della maggiore età.

Per i periodi di congedo parentale goduti fino al terzo anno di vita del bambino viene corrisposta un’indennità pari al 30% della retribuzione. Tale indennità sarà corrisposta per un periodo massimo complessivo tra i genitori pari a 6 mesi. In caso di superamento dei sei mesi e dal compimento del terzo anno fino agli otto anni di età del bambino, l’indennità spetta a condizione che il reddito individuale del genitore richiedente non superi due volte e mezzo l’importo del trattamento minimo pensionistico in vigore a quella data. In caso di parto plurimo e/o gemellare, il periodo di congedo aumenta in proporzione al numero dei bimbi nati.

La legge di Stabilità 2013, al fine di recepire la disciplina comunitaria, ha modificato l’art. 32 del Dlgs 151/2001 in materia di congedo parentale, prevedendo la possibilità di fruizione dei congedi anche ad ore a partire dal 1° gennaio 2013. Tuttavia starà alla contrattazione collettiva (o all’accordo aziendale o territoriale) intervenire, dettandone uno specifico quadro regolamentare e definendo i criteri di calcolo della base oraria e l’equiparazione di un determinato monte ore alla singola giornata lavorativa.

Infine, la mamma che rientra al lavoro ha diritto a riposi giornalieri durante il primo anno di vita del bambino nella misura di:

  • 2 ore al giorno, fruibili separatamente (es.un’ora in ingresso e una in uscita) o  cumulativamente se l’orario di lavoro è pari e superiore alle 6 ore giornaliere.
  • 1 ora  al giorno se l’orario di lavoro giornaliero è inferiore alle 6 ore.

In caso di parto plurimo, qualunque sia il numero dei figli nati, i periodi di riposo sono raddoppiati.

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