Baby sitter o mamma? Diciamo mamma sitter!

Mamme a confronto con altre mamme.

Spesso e volentieri la baby sitter è una mamma che si rapporta ai figli di altre mamme. Quando ciò non accade la baby sitter è una studentessa, che al massimo ricopre all’interno della famiglia di appartenenza il ruolo di sorella maggiore.

Vien da sé che l’approccio e la gestione dei bambini sono decisamente diversi a seconda che si tratti di una baby sitter mamma e una baby sitter “non mamma” e, quindi, priva di esperienza in fatto di genitorialità.

Ciò non vuol dire che sia meno preparata, intendiamoci, ma senza dubbio può essere o meno avvantaggiata in situazioni di emergenza o bisogni immediati, dove l’istinto materno e l’esperienza giocano ruoli fondamentali.

È anche vero che le baby sitter mamme come me devono essere in grado di non superare il cosiddetto limite del siamo mamme, ma non le loro mamme.

Insomma siamo genitori, ma per questi bambini siamo “solo” le baby sitter. Un’arma a doppio taglio, perché da un lato sfruttiamo il nostro istinto materno, che può essere più che positivo, mentre dall’altro dobbiamo contenere gli entusiasmi e limitarci a ricoprire il ruolo che ci è stato affidato: la tata.

Molto spesso capita che adottiamo o vorremmo adottare comportamenti e soluzioni che abbiamo avuto con i nostri figli e pensiamo possano risultare efficaci con i bambini che ci vengono affidati.

Sicuramente l’esperienza e la sicurezza acquisite come mamme non possono che giovare alla gestione del bambino in cura; va anche detto però che si corre il rischio di scavalcare un ruolo che non è il nostro: il genitore.

Vi racconto un aneddoto di qualche giorno fa.

Recentemente mi è capitato di seguire una bambina di 18 mesi, cagionevole di salute. Nei primi due incontri ho affiancato la mamma nelle varie attività, al terzo incontro ho iniziato a interagire direttamente con la bambina, senza dimenticare il foglio con le “cose da fare e come farle”.

Fermo restando che le esigenze dei bambini al di sotto dei 36 mesi son ben diverse da quelle di bimbi dai 3 anni in su, ho notato che nella gestione di questa bambina, la madre fosse decisamente troppo rigida e molto ansiosa, benché comprensibile la preoccupazione di affidare una bambina a una persona pressoché sconosciuta .

Se da un lato in questa madre ho riscontrato meticolosità e estrema attenzione in ogni azione rivolta alla bambina, dall’altra è emersa molta ansia e insicurezza, dovuta senza dubbio alla paura di non essere in grado di adempiere al suo ruolo di “mamma doc” e garantire benessere alla bambina. Il momento del pasto è risultato il più traumatico nel vero senso della parola: pappa a una certa temperatura, altrimenti non mangia, quando si stanca trita tutto e se non mangia partono i video di canzoni e cantanti che la distraggono.

Sebbene ritengo sia doveroso seguire le indicazioni di una mamma, bisogna però usare anche un po’ di buon senso in certe situazioni, anche perché abituare i bambini in un certo modo potrebbe portare ad avere a che fare in un futuro con figli capricciosi e ostili e poco flessibili.

Il momento del pasto non deve essere, passatemi il termine, una tarantella, una coreografia o una playlist.

Infatti quando mi sono trovata con la bambina all’ora di pranzo ho dimezzato i tempi della pappa, non ho frullato né scaldato il suo pasto. Ammetto che le musichette le ho dovute far “correre”, come durante il rinowash, ma quando lei manifestava l’intenzione di smettere di mangiare è bastato essere un po’ più autorevole (nel foglio non c’era scritto).

Il ruolo di una baby sitter mamma deve, a mio avviso, essere quello di supporto e sostegno a una madre che comunque confida nell’alleggerimento o sostituzione temporanea nei compiti di genitore.

Pertanto a conclusione di questo articolo dedicato al ruolo della baby sitter, nei suoi limiti, nelle sue competenze e soprattutto nella sua sensibilità, ritengo che ogni persona che lavora a stretto contatto con i bambini possa senza dubbio contare sia sul proprio istinto materno o predisposizione ai bambini, ma anche alla capacità di valutazione e decisione relativa alle circostanze che si presentano.

Bisogna unire un po’ tutte le doti che abbiamo e non avere paura di confrontarsi e trovare soluzioni ideali per una gestione ottimale dei bisogni dei bambini che seguiamo. E poi ricordiamoci sempre la regola delle tre “P”: passione, pazienza e perseveranza, che ci accompagnano nel nostro lavoro ogni giorno.

Ci leggiamo il prossimo mese, un caro saluto Monica, una baby sitter per amica.