Non sarà un’avventura

Cosa lega due persone rendendole veramente capaci di vincere il tempo, il mondo, le difficoltà, la quotidianità e i figli?

Mi passate un post melenso, vero?

L’amore secondo me, era quello dei miei genitori.
Un amore che li legava così tanto che pure io mi sentivo di troppo.
Un amore che li ha visti sempre vicini, sempre complici, sempre spalla l’uno per l’altra, sempre dove non arrivi tu arrivo io, e viceversa.
Quando ho detto a mio padre che mia madre era morta, senza che lui l’avesse potuta salutare, lui ha detto “e adesso io come faccio?” Così si è lasciato morire di un tumore e sei mesi dopo era con lei.

L’amore secondo me era quello che avevano loro.
Un amore che non lo ha spento il tempo, non lo ha ferito la vita, non lo ha spezzato nulla, direi neanche la morte.

Mio padre era un 1928. Uno di quelli che dava del voi a suo padre, che ha visto la seconda guerra mondiale, la miseria, i pidocchi. Eppure mia madre lo aveva convinto che era giusto che io andassi in discoteca, con le amiche, e lui si alzava alle 3 della mattina e mi veniva a prendere.

Mio padre era un pescatore e quando con mia madre decisero di affidarsi all’adozione per avere un figlio, tremò al pensiero che la sua professione fosse troppo umile per meritare un bambino, fra tanti dottori, notai e professori. La notte prima dell’assegnazione, le disse che lei meritava di più, molto di più, di un uomo che passava il giorno a farsi i calli sulle dita delle mani tirando le reti.

Tu meriti di più.

Chi ti ama pensa sempre che tu meriti di più. Che tu vali infinitamente tanto.
Cha mai è abbastanza per te.
E che nessuna felicità esiste senza di te.

Quando mia madre si è ammalata, mio padre si è messo al suo fianco ininterrottamente. Ho visto il marito, e poi il compagno, l’amico, il cameriere. Ho visto il suo tutto.
Girava per casa con le bacinelle d’acqua calda per cambiarla come un padre affettuoso farebbe con la sua neonata. Non si curava di mangiare per portare il pranzo a lei. Non dormiva per controllare che avesse abbastanza ossigeno.

Lui l’amava. Dopo 61 anni ancora la amava. E la guardava e le diceva che nessuna donna al mondo era come lei. Che senza di lei non avrebbe combinato nulla nella vita.

Di cose insieme i miei ne hanno fatte tante. Tutte molto serie. Pochi viaggi, poche feste. Spalle forti e via lavorare. Ma mi hanno dato una vita che altrimenti non avrei mai potuto avere. Mi hanno dato una famiglia. Mi hanno dato amore.

E per me non esiste il concetto di “stare insieme” senza amore.
Si sta insieme perché c’è amore.
Perché se non stiamo insieme per amore, il tempo, lo spazio, i progetti, i figli, che senso hanno?

Di certo non riesco ad arrendermi al fatto che nella maggioranza delle storie l’amore si trasformi in una sorta di amicizia complice in cui si sta insieme presi dai mille impegni tranne quello di amarsi. In cui i figli sono il fulcro intorno al quale tutto ruota. In cui il lavoro depaupera magia e sentimento.
Non mi arrendo.
Non voglio vivere così.
Perché conosco esattamente la differenza fra stare insieme ed essere parte di un grande amore.