La coppia ad un bivio: il tradimento

Un tradimento è sempre qualcosa che rompe un equilibrio. Ma quali sono le reazioni possibili di fronte ad un evento così dirompente nella vita di una coppia?

Cosa succede se ad un certo punto si scopre un tradimento?
Dietro un tradimento ci possono essere tante cose: la sbandata del momento, un malessere di coppia, voglia di evasione, una crisi vera e propria. Essendo arrivata al matrimonio decisamente non vergine, sull’argomento relazioni come su altro, sono sempre stata molto disincantata a riguardo: mai dire mai, può capitare non solo di essere traditi, ma anche di tradirein fondo, si sa, l’amore è eterno finche dura.
Certo in una relazione stabile, o un matrimonio, sarebbe meglio non accadesse, però… però può accadere.
Per quanto varie possano essere le reazioni a caldo, alla fine le conseguenze di un tradimento non sono poi così tante: o ci si lascia, o se ne fa un’arma, o si supera. Riduttivo? Banale, forse, ma è così: anche quando il tradimento avviene in una famiglia già formata, magari anche già con prole, tutto sembra più complicato, ma in finale si torna sempre a quelle casistiche lì.

Ci metto una pietra sopra, tombale però

Un giorno la mia amica Debbyvitaperfetta (pensavamo) scoprì che il marito l’aveva tradita, tempo prima. Erano una coppia molto unita, con un figlio piccolo e fu un tradimento che lei stessa definì “occasionale”: l’Innominabile, come da allora lo definimmo noi delle riunioni del giovedì, durante un viaggio di lavoro con i colleghi, aveva conosciuto una ragazzetta e aveva provato l’ebbrezza, per quei giorni, di tornare scapolo. Pazza gioia: niente orari, Bacco, tabacco e soprattutto Venere.
Commise, tra gli altri, il fatale errore di non confessare la sua colpa e Debbyvitanonpiùtantoperfetta lo seppe nel peggiore dei modi: attraverso un messaggio della moglie di un collega.

Inutile vi stia a raccontare sia quanto ipotizzammo dovesse essere triste e frustrata quella donna per fare una cosa simile, né quanto fu comunque umiliante per Debbycomprensibilmenteapezzi la consapevolezza che i colleghi di suo marito (e le loro mogli, evidentemente) sapessero qualcosa di così intimo riguardo alla sua vita matrimoniale.
Fu la fine del suo matrimonio: per quanto innamorata e convinta si fosse trattato di una cosa “non seria”, non riuscì ad affrontare la cosa e a fidarsi nuovamente del marito. Di certo il coinvolgimento di terze persone non aiutò: sapere che altri sapevano trasformò la cosa in qualcosa di difficile gestione emotiva e lei sarebbe stata sempre, per quelle persone, “quella che era stata tradita dal marito”. Ci provarono, va detto, ma dentro di lei qualcosa si era rotto e quando si resero conto che non c’era colla che tenesse si arresero all’evidenza: attualmente stanno definendo la separazione, con parecchia sofferenza di entrambi, peraltro.

Ti metto una pietra sopra, anzi al collo

Ci sono poi le coppie che decidono di rimanere insieme, ma lo fanno nel modo sbagliato.
La sorella di Carolina, sempre quella del famoso catering, per esempio, scoprì che il marito l’aveva tradita. Carolina ci raccontò che affrontarono la cosa, capirono le motivazioni (alla base c’erano dei problemi di coppia che andavano risolti, evidentemente) e decisero di rimanere insieme, anche in virtù del bimbo appena avuto. A questo punto una si aspetta l’happy ending… e invece no.
Il fattaccio divenne, per la sorella della mia amica, un’arma impropria per avanzare pretese, poter dire l’ultima parola su tutto e soprattutto far sentire il marito una merda.

Io e la Cate ci chiedevamo, riflettendoci durante uno dei suoi corsi di cucina, come si potesse sfruttare una cosa come quella per ottenerne altre. La posizione della sorella tradita era più o meno “ha sbagliato, lo perdono ma che paghi in eterno”.
Ma allora è più sofferenza autentica o lesa maestà? Se una coppia decide di superare il momento, deve essere certa di ciò che fa: è completamente inutile, quando non dannoso per la coppia stessa e per i figli se ci sono, rimanere insieme se il tradimento è sostanziale ma lo è allo stesso modo se sulle macerie non costruisci nulla e le lasci lì in mostra, per tirarle fuori al momento opportuno.
Non è mia abitudine criticare, ma questo “ti perdono, ma” non è una sana situazione in cui vivere, per nessuno. E ho i miei motivi per crederlo, infatti…

Mettiamoci una pietra sopra, insieme

La scoperta di un tradimento è sempre un trauma, anche nella più disincantata delle persone, e tale fu anche per me. Non sfuggii alla casistica, fatalmente.
L’aspetto che più mi fece soffrire fu scoprirlo in un momento in cui io e MrD eravamo veramente unitissimi e complici: mi fu difficile accettare non tanto il tradimento quanto la bugia, visto che si trattava di cose di almeno due anni prima.

Ora, io ero e sono convinta che se ci si è amati e ci si ama, se si decide di superare una crisi vuol dire che si è superata. Ne parlammo, e fu anche difficile con due bimbi piccoli in giro per casa, cercammo di capire se quel tradimento (che più o meno era stato dello stesso tipo di quello del marito della mia amica Debby) significava che qualcosa non andava e capimmo che no, era stato un momento di evasione, puro e semplice, già con la data di scadenza sopra.
Forse mi aiutò la mia filosofia del “mai dire mai”, ma onestamente non mi sentii mai in credito nei confronti di MrD: era capitato, aveva sbagliato, aveva capito, aveva scelto noi e ci sceglieva ogni giorno con maggiore consapevolezza.


Non c’è un modo solo per vivere o superare un tradimento, ne sono convinta (ora più di allora), ma c’è un modo giusto per ogni coppia: l’importante è che qualsiasi strada si voglia prendere si sia pronti a percorrerla senza recriminazioni. La storia è storia, se torna su come la peperonata del giorno prima non è storia, è ancora attualità e significa che c’è ancora da lavorare, sulla coppia come su se stessi.