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gravidanza instamamme

Quello che ricorderò di questa prima estate nella casa nuova, sarà il baccano degli uccellini alle sei del mattino.
Mi sveglio di frequente, il mio sonno è leggero e irregolare, le prime ore dell’alba mi vedono spesso girare per casa senza meta. Le prime mattine pensavo fosse un evento eccezionale, invece il fragore assordante del canto degli uccellini si ripete ogni alba, ogni primo raggio di luce.
Vivo in attesa. La gravidanza è un limbo sospeso tra quello che eri e quello che stai diventando, già senti che il passato si è concluso, un’epoca della tua vita è finita ma il futuro non è ancora delineato, è nebuloso, abbozzato, lo attendi con un misto di trepidazione e paura, e questo indipendentemente dal fatto che sia la prima gravidanza o il decimo figlio. Ogni bimbo che arriva riscrive tutti gli equilibri, non solo nelle dinamiche famigliari ma soprattutto nell’anima della donna. Il primo figlio ti travolge, non sei più tu, non sei nemmeno più padrona del tuo corpo, diventi istinto e amore, ansia, felicità e malinconia tutto insieme, non necessariamente in quest’ordine. La stabilità emotiva, almeno per me, è stata una lenta conquista, la nuova me ha iniziato a nascere il 22 gennaio 2011 ma non è ancora perfettamente compiuta come madre e forse non lo sarà mai. E con il secondo figlio? Così, occhio e croce, secondo me sarà uguale. Tutto da riconquistare, tutto da riscoprire, tutto da riscrivere. Ora che il tempo è quasi concluso sento tutto il peso di questa prospettiva e il fatto che sia la seconda esperienza non mi aiuta affatto, anzi, non ho nemmeno l’attenuante della beata incoscienza della prima gravidanza.
Il pensiero di ricominciare da capo a volte mi lascia senza fiato, mi sento senza forze, eppure benedico ogni giorno di Lorenzo nella mia vita e sarà così per ogni giorno di Leonardo.
Ora ho una data: conoscerò il mio Leonardo il 5 agosto.
Bella data, l’avrei scelta se avessi potuto ed era quella in cui speravo.
L’ho scoperta dopo una serata surreale al pronto soccorso per falsa partenza del travaglio, ora pare tutto tranquillo, ma se c’è una cosa che ho imparato del parto, è che i figli iniziano a contraddirti da subito, va raramente come ti eri immaginata, quindi ci sono buone possibilità che mi tocchi fare una bella corsa col fazzoletto bianco all’Ospedale, con tutte le incognite del caso.
Nel frattempo mi godo gli ultimi scampoli di vita a tre, penso troppo di notte e ascolto il canto rock degli uccellini all’alba.

Ombrosa