Destinazione felicità

Riflettevo stamattina sul mio percorso da quando ho tenuto in mano quel test positivo che mi preannunciava la nascita di Leonardo a oggi.
Si sa che “non fare nulla per evitare una gravidanza” è ben diverso che avere in mano un test positivo.
Si sa che avere l’idea di fare un secondo figlio, prima o poi, è ben diverso dal giudizio definitivo di quelle due linee rosa su un test.
Le emozioni, quel giorno, sono state duplici.
La prima che ricordo è la sensazione di prostrazione: con il secondo test il percorso si conosce già e l’idea di ricominciare tutto da capo mi atterriva. Nove mesi di nausea, acidità, emorroidi, nove mesi a sentirsi una balena, a farsi punzecchiare per esami, a non dormire, a non digerire e tutte le altre amenità della “dolce attesa”.
E dopo nove mesi, notti in bianco, tette a mongolfiera, un caro saluto alla vita sociale e annessi, ormoni impazziti e tutto quello che conoscete anche voi.
La seconda emozione è stata quella legata al mio primo figlio, nei confronti del quale mi sentivo in grandissima colpa.
Mi feriva la consapevolezza di quanto stavo per togliergli, il sapere che avrei potuto dargli metà delle attenzioni.
Mi sentivo una traditrice (e, incredibilmente, ancora mi ci sento a volte).
Queste sensazioni mi hanno accompagnato con alti e bassi per tutta la gravidanza, in realtà, ma lentamente ha iniziato anche a farsi spazio un nuovo sentimento, il senso di colpa verso chi stava arrivando, perché mi sembrava di non volerlo quanto avrei dovuto e di non amarlo abbastanza.
E poi, giorno dopo giorno, il tempo è passato, fondamentalmente senza sconti alla difficoltà che avevo preventivato.
La gravidanza è stata difficile e stancante (ho raccontato i miei nove mesi qui), i primi mesi con Leo estenuanti come quelli con qualsiasi neonato e Lorenzo ha sofferto, come immaginavo.
Eppure i giorni sono passati, e quel cuoricino che batteva ha iniziato ha farsi spazio nel mio ventre e nella mia testa e, ancora una volta, il peso non era più davvero un peso e la fatica non era più fatica.
E poi, soprattutto, c’è il presente.
Un presente fatto di bambini che si rincorrono, di bambini che si baciano e si picchiano con la stessa immensa passione, di bambini che ridono insieme.
Un presente dove Lorenzo ha la sua spalla comica, ha sempre un amico pronto a imitarlo, ha sempre un fratello con cui giocare e si, anche a litigare ma non esiste più la solitudine e la noia.
Un presente di un bimbo che sta crescendo senza fatica perché ha l’immensa fortuna di avere un fratello più grande che gli dà l’esempio, e tutto è più facile anche per me.
Un presente che mi fa domandare spesso come fosse vuota la nostra vita, anche e soprattutto quella di Lorenzo, prima che arrivasse Leonardo.
Quando quel test positivo mi ha cambiato per la seconda volta la vita, mi disperavo pensando al percorso senza sapere che la meta sarebbe stata una nuova Felicità, più ricca e ancora più completa.

fratelli