Dialoghi sulla Morte

instamamme

La morte arriva, senza bussare e senza chiedere il permesso.
La morte arriva, e lascia sbigottiti, feriti, attoniti, senza risposte e con infinite domande in cui si racchiude il senso stesso della esistenza.
Quando sei genitore però, sei chiamato a spiegare ciò che tu stesso non sai capire, sei chiamato a dare risposte che non hai, a dare rassicurazioni anche quando invece forse ne avresti più bisogno tu.
Mi sono trovata di recente a vivere questa situazione.
Leonardo ha ancora l’immenso privilegio di non capire, Lorenzo invece ora inizia a capire cosa voglia dire l’assenza, capisce il dolore che trasfigura i volti a lui noti, riconosce il senso di smarrimento intorno a lui e assorbe le paure come una piccola spugna.
Ho dovuto provare a spiegare cosa fosse successo.

Lui ha ascoltato, apparentemente in maniera abbastanza distratta.

Poi, invece, a piccole dosi ha tirato fuori le sue domande e le sue spiegazioni, dimostrandomi ancora una volta che i bambini distratti non lo sono mai.

Lorenzo, Z. non c’è più, purtroppo era tanto malata e non ha più potuto stare qui con noi”
“Ebeh, ma poi guarisce e torna”
“No tesoro, non può più tornare con noi. Per questo vedrai la nonna tanto triste”
“Perché triste?”
“Perché sentirà la mancanza di Z., erano sorelle e si volevano tanto bene e ora non si potranno più vedere”
“Allora faccio io da fratello alla nonna, così non piange più”

“Mamma, ma noi non moriamo vero?” (Come si può rispondere senza che il cuore ti si stringa forte a questo?)
“Amore, speriamo di no”
“Mamma ma se tu muori, io vengo con te”
“Tesoro, sono cose lontane, non c’è bisogno di pensarci ora”

Mamma, ma la casa possiamo portarcela via, quando moriamo?”
“No, non possiamo. Possiamo portare via solo l’amore. L’amore per chi resta e l’amore di chi resta”
“Ah si? Nemmeno i giochi?”
“Nemmeno i giochi, solo l’amore”

“Mamma, ma Z. è in cielo o al cimitero?”
“Il corpo di Z. è al cimitero, L’anima è in cielo”
“cos’è l’anima?”
“L’anima è quella forza che ti fa voler bene alle persone, che ti fa essere triste o felice, che ti fa venir da ridere o da piangere, è come la luce della candela”
“ah si?”
“Si”
“E gli alberi allora perché non parlano?” (Sto ancora cercando una risposta e soprattutto un nesso logico a questa domanda)

“Mamma, la macchinina è rotta ed è andata in cielo”
“Le macchinine si rompono e basta, amore, non vanno in cielo”
“Ma vaaa”

“Mamma ma muoiono solo i vecchi vero? Noi no, perché siamo giovani!”
“Non sempre, però di solito si, i giovani non muoiono”
“Allora non mangiamo più, così non diventiamo vecchi”

Io non so davvero come sia giusto spiegare la morte ai bambini, purtroppo non ho il privilegio di una “religiosa accettazione della fine”, non ho incrollabili certezze sull’Aldilà e quando vedo mio figlio credere così ciecamente e candidamente al Paradiso mi sembra sempre di ingannarlo.
D’altro canto la fede che manca a me lui ora la ha, smisurata e incrollabile, non in Dio, ma in quello che gli diciamo noi adulti, e fargli vivere con serenità il momento del distacco da qualcuno è probabilmente un regalo, un privilegio che si può avere a quattro anni e che non durerà per sempre.
Le domande senza risposta arriveranno anche per lui, prima o poi e io non potrò più proteggerlo dalla paura della morte, dal dolore di una perdita e dall’incomprensibile senso dell’esistenza.
Probabilmente si resta bambini finché non si crede alla morte, si diventa adulti quando invece si scopre che ogni cosa ha una fine e il Tempo si impadronisce della nostra vita.

cimitero abbandonatl

 

 

P.S Le foto qui allegate sono scattate in un Cimitero abbandonato. Dalle lapidi presumo che sia stato abbandonato ai primi del ‘900. Una Spoon River silenziosa e decadente e nello stesso tempo un inno alla Vita, la Vita che vince sempre sulla morte, perché sa andare avanti e dimenticare. Nessuno ricorda più quei volti e quelle esistenze, nessuno porta fiori e toglie l’erba, eppure la sacralità di quel posto e la commozione che evoca è grandissima.

 

lapide