Dieci cose che abbiamo imparato sulla febbre

Qualche giorno fa insieme ad altre mamme blogger abbiamo partecipato a un incontro molto interessante sulla febbre nei bambini. E’ inutile negare che quando il termometro dei nostri figli supera la linea del 37 e mezzo, un filo di ansia comincia a cogliere le mamme, almeno le più apprensive. Questo affermano i dati presentati all’evento “Che Jungla questa Febbre”, secondo i quali una mamma su quattro si agita quando la temperatura aumenta e nell’81% dei casi utilizza ancora i rimedi della nonna.

 

A fare ordine nella jungla di pensieri e falsi miti sulla febbre ci pensa il Dottor Jacopo Pagani, responsabile del pronto soccorso AO Sant’Andrea di Roma, che insieme al Prof Bernardo e al Dott: Barberi della Casa Pediatrica Fatebenefratelli di Milano, ci guida in un percorso di informazioni corrette per allontanare paura e stress.

 

Ecco le 10 cose importanti che abbiamo imparato sulla febbre nei bambini

 

  1. La febbre non è di per sé una malattia, ma la reazione del corpo che sta reagendo ad altro. Sono i sintomi attorno alla febbre che devono essere oggetto di osservazione e/o preoccupazione.
  2. Si può parlare di febbre quando la temperatura corporea supera i 37 e 5.
  3. Il modo più sicuro per misurare la febbre è sotto le ascelle. Va bene anche la misurazione auricolare con il termometro a infrarossi per i bambini di +4 settimane, ma solo nello studio del pediatra o in ospedale. Vietato invece provare la febbre sotto la lingua oper via rettale.
  4. Per trattare la febbre esistono due terapie farmacologiche: Paracetamolo o Ibuprofene (che oltre alla funzione antipiretica e analgesica è anche un antinfiamatorio), si somministrano a seconda del peso del bambino, preferibilmente per via orale, Per via rettale infatti è più difficile dosare il farmaco in rapporto al peso del bambino e inoltre si rischia che il tappo delle feci ne comprometta l’assorbimento.
  5. Tra i rimedi della nonna per abbassare la febbre, gli unici sensati sono far bere al malatino tanta acqua o bevande non zuccherate e appoggiare una pezzuolina bagnata sulla fronte, come coccola. No invece alle spugnature ghiacciate o peggio ancora alle frizioni con l’alcool, che possono addirittura essere pericolose sui neonati.
  6. Per decidere quando chiamare il dottore in caso di febbre, l’età di un bambino fa la differenza. Nei neonati fino a un mese, infatti, il pediatra va avvertito sempre quando c’è un rialzo della temperatura. Se il bimbo ha più di 3 mesi si chiama il medico quando la temperatura supera i 38 gradi. Fra i 3 e i 6 mesi si osserva il bambino e si contatta il medico nelle 24 ore, prima se ci sono altri sintomi correlati alla febbre. Quando invece i bambini sono maggiori di 6 mesi, entra in campo la famosa legge dei 3 giorni: si valutano le condizioni generali del malato e lo si fa visitare anche dopo tre giorni.
  7. Quando si deve somministrare il farmaco anti-piretico? Dopo i 38, 5 di febbre e/o se il bambino appare prostrato o sofferente. Se un bimbo maggiore di un anno ha la febbre alta, ma mangia regolarmente e salta sul divano si può aspettare.
  8. Le convulsioni febbrili sono la grande paura di tutte le mamme. In realtà sono preoccupati solo le convulsioni in bambini di età superiore a 5 anni, nei piccoli non sono un segnale di allarme patologico. Non c’è modo di prevenire le convulsioni, ma si può intervenire in modo corretto, senza soccombere al panico. La prima cosa da fare è segnare il tempo di durata della crisi e la seconda è sistemare il piccolo in una posizione di sicurezza, su un fianco, una volta finito l’episodio.
  9. L’ibufrofene è un farmaco generalmente ben tollerato a livello gastrointestinale e può essere somministrato con sicurezza ai bambini maggiori di 6 mesi. Bisogna fare attenzione solo in caso di varicella.
  10. La migliore medicina che le mamme possono usare contro la febbre è mantenere la calma. Una corretta informazione è l’unica arma per evitare inutili crisi di ansia e corse notturne al pronto soccorso.

 

Evento realizzato con il patrocinio della Casa Pediatrica ASST Fatebenefratelli Sacco e il contributo non condizionato di Reckitt Benckiser