Differenze di genere

Patato Grande ha sette anni, che è un’età in cui si inizia ad attribuire un valore alle differenze di genere.

Se infatti fino all’anno scorso non dava assolutamente peso a differenze, colori e giochi, quest’anno qualcosa è scattato e siamo arrivati a “no, questo film è da femmina”.
Atteggiamento che deriva sia dalla presa di coscienza di se stesso (sono un maschio), sia da condizionamenti indotti (un maschio fa così, gioca con quello, etc).

Nella Tana non ci sono “compiti di mamma” o “compiti di papà”, le cose sono divise in base ad interesse, competenze e capacità.
Mamma aggiusta le cose, papà stira. Mamma cucina, papà sistema la televisione. A seconda del momento e delle opportunità, gli attori cambiano senza drammi. Siamo intercambiabili, per i nostri figli (la fra non sa aggiustare i televisori però, sappiatelo).

Quindi il “questo gioco/colore/film è da femmina” è una cosa che ci è giunta nuova.

Siamo arrivati alla fase dove le differenze iniziano ad avere un peso. Se infatti le differenze sono state notate prestissimo (mamma, come mai non hai il pisello? Come fai a fare la pipì?), erano ancora qualcosa di oggettivo, che nulla aveva a che fare con i gusti e i comportamenti.

Ora iniziano le pacche sulle spalle a posto dei baci, per salutarsi tra compagni.
Ora iniziano i film con cavalieri, eroi, mostri, senza scampo. Mi sarà concesso “Rebelle”, spero, ma non è detto.
Ora inizia il periodo delle costruzioni a manetta e dell’inventiva in tema di macchine, aerei, mostri e robot. Dai gormiti ci salviamo per lo zoccolo duro materno, ma temo non ci sarà scampo.

In campo libri preferiamo titoli come Harry Potter o Il giro del mondo in ottanta giorni già da un po’.
Ai cartoni animati, preferiamo i film. Da maschi, si intende.

Insomma tanti cambiamenti.
Per me è un banco di prova: vengo da una famiglia con pochi maschi e tutti molto più grandi di me.
Rimango spiazzata.
Da una parte è ovviamente giusto che Patato Grande ora, e Patato Piccolo a seguire, vivano questa nuova coscienza, dall’altro non voglio rimangano imprigionati nella rete del pregiudizio di genere, del “sono maschio, allora devo/non devo…”.

Non sei maschio, sei Piergiorgio.

Ovviamente è un discorso ben troppo precoce da fare: dovrò stare coi sensi all’erta per non perdere l’importantissimo “momento giusto”.

Nel frattempo cerco famiglia per occasionale pomeriggio a base di bambole, fiocchi, profumi, trucchi e disegni di principesse. Astenersi perditempo.