bimbi bicult: storia di una crepa nella squadra

I bambini sanno vedere ciò che ai grandi sfugge: si può sentirsi uguali anche nella differenza, se si bada al cuore e all’essenzialità

Jason e Niccolò, dieci anni in due, sono una buona squadra.
Jason ha cinque anni, fa la terza asilo ed è uno “scoiattolo“.
Niccolò ha cinque anni e mezzo, fa anche lui la terza asilo ma in un altra scuola, dove gli scoiattoli si chiamano invece  semplicemente “i grandi“.
I giardinetti sono il loro regno, conoscono tutti e tutti li conoscono. E loro sono amici di tutti, ma di nessuno sono amici come lo sono loro due.

Da tre anni sono inseparabili e per due cinquenni è una vita. Abitano nello stesso condominio. Dormono insieme. Si confondono i giochi, si passano la palla in giardino nei pomeriggi domenicali. Si picchiano alla grande. Un giorno Niccolò ha chiesto di avere lo stesso taglio di capelli di Jason, così ci scambieranno per fratelli!, ha detto.

Niccolò è bianco, milanese da generazioni. Jason è nero, italo-nigeriano, un mix fiorentino-lagosiano trapianto a Milano quando aveva pochi mesi.
Ma l’unica differenza tra loro è il taglio di capelli, ai loro occhi.
Usciti dallo stesso uovo, pensano segretamente.

A carnevale di quest’anno c’è la sfilata di tutte le scuole nel quartiere.

La scuola di Niccolò organizza una festa.
Tema: Africa.
Svolgimento: bambini con gonnellina di paglia e visetto pittato di nero.
La sfilata coinvolge  il quartiere, tutti si divertono sempre come matti.

La scuola di Jason veste i bimbi solo con magliette bianche pitturate a dita secondo l’estro dei bambini, che corrono e ballano e lanciano coriandoli altrettanto divertiti, nella stessa sfilata.

Le due scuole partecipano alla sfilata nel quartiere, i bambini sono entusiasti: Jason e Niccolò sono sicuri che la loro squadra farà un figurone.

Ad un certo punto del corteo, Jason incontra Niccolò.
All’inizio quasi non lo riconosce, poi gli viene un po’ da ridere e poi anche un po’ da piangere, ma non capisce bene perché. L’immagine del suo amico vestito da africanello demodè lo mette a disagio e lo confonde, ma non se lo spiega.

Continua la sfilata, Niccolò si allontana con la sua classe, ride e si diverte e non si accorge delle emozioni di Jason che, dal canto suo, mette da parte il turbamento e continua anche lui la sua sfilata.
E’ un successo, il quartiere ha degnamente celebrato il Carnevale e tutti sono molto soddisfatti.

 

Qualche giorno dopo, ripensandoci, Jason si rivolge al suo papà.
Perché Niccolò e la sua classe hanno usato te come se fossi un personaggio per un travestimento? Questa cosa non mi è piaciuta, papà, ma non riesco a capire bene perché non mi è piaciuta.

Jason – il papà si siede per terra e lo guarda negli occhi -, prima di tutto devi capire che Niccolò ha solo voluto divertirsi e si è fidato dei grandi che gli hanno proposto questo costume, non ha pensato che ci fosse qualcosa di male quindi non arrabbiarti con lui, siamo d’accordo? Siete ancora una squadra.

Sì, papà, d’accordo, anche se un po’ mi dispiace.

Che cosa ti dispiace?

Credo che il fatto sia che mi ha fatto sentire diverso da lui.

In che modo, tesoro?

Bè, io e te e lo zio Joseph e il nonno, non siamo come Spiderman o un astronauta, la nostra pelle non è un travestimento che si toglie la sera. Se lui si fosse travestito da “papà di Jason” perché ti ammira, forse lo avrei capito di più, ma oltretutto aveva quel gonnellino di paglia e tu non ti metti il gonnellino di paglia e nemmeno gli zii a Lagos o il nonno. Non ho mai visto nessuno con il gonnellino di paglia! Insomma, sono confuso!

Scuote la testa come a riordinarsi le idee, Jason. Gli viene difficile capire come si possa usare il colore della pelle come travestimento e una sciocca e razzista idea coloniale (lui non la formula così, ma è quello che è) come tema per un divertente Carnevale.

Jason non capisce ed è fortunato perché in cinque anni non gli era mai capitato che qualcuno, con forza e dall’esterno lo mettesse di fronte ad una differenza così marcata.
La cosa dolorosa è che a farlo è stato il suo amico, e la cosa difficile ora è mantenere unita la squadra.

Quando Jason vede Niccolò vestito da africanello, per la prima volta prende dolorosamente coscienza del colore della sua pelle e del fatto che per qualcuno quella differenza è una scusa per prendere in giro le persone.

Il papà cerca di confortarlo, pur con un grosso peso sul cuore: tesoro, oggi hai scoperto che ci sono i bianchi e i neri e che avere la pelle diversa da quella dei bianchi può creare una differenza. Una differenza che però si sono inventati degli uomini moltissimi anni fa, facendola passare da una banale differenza di colore a una differenza di valore. La differenza di valore però non è vera, è sbagliata. E oggi si combatte molto per farla sparire: c’è ancora molto da fare e  volte qualche superficiale fa sentire questa differenza, magari senza farlo apposta. Ma si sbaglia e molte persone ormai sanno che si sbaglia e siamo su una buona strada.
Tu e Niccolò siete sempre gli stessi, siete sempre uguali e sarete figli dello stesso uovo fino a che vorrete esserlo. Parlane con lui, spiegagli come ti sei sentito, aiutalo a capire quello che né le sue maestre né i suoi genitori hanno compreso. E poi dimenticatevi questa storia.
Più a lungo riuscirete a sentirvi uguali, più il mondo vi darà retta e si modellerà su di voi.
Questo è un discorso difficile e anche se non lo hai capito tutto, sono sicuro che hai capito che tu e Niccolò siete uguali. Che qualcuno, qualche volta potrà dirti il contrario, ma si sbaglia, si sbaglia profondamente.

Jason si alzo e se ne andò in camera sua ancora pensieroso.
Quel pensiero non lo avrebbe lasciato in pace molto presto. Anzi, quel pensiero avrebbe accompagnato, da quel momento, gran parte della sua vita. Molte persone, molte volte, glielo avrebbero fatto tornare in mente.

Per fortuna Jason aveva un papà paziente pronto a offrire spiegazioni. E un buon amico, Niccolò, con cui riuscì sempre ad appianare ogni incomprensione. Forse i bambini ne parlarono o forse chiarirono la cosa nel linguaggio segreto dei bambini. Quello che è certo è che Jason non fece finta di niente e che Niccolò non usò mai più quel tipo di travestimento. A questo serve una buona squadra.

 

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