Domande

Non ho sinceramente ancora capito se i miei figli provino un sadico e sottile piacere nel provare a mettermi in difficoltà oppure se sovrastimino la mia capacità di risposta sia in termini qualitativi che quantitativi.

In questi ultimi due anni ho risposto a domande sul sesso, sulla riproduzione, sulla guerra, sulla diversità, su un sacco di cose su cui pensi di essere preparata e poi, quando il tuo pubblico son due patati, i tuoi patati, di poco più che 10 anni in due, scopri che quello che dirai avrà un peso enorme e non potrai buttarla in caciara come quando ti chiesero di calcolare la probabilità e la probabilità era l’unica cosa di analisi 1 che non avevi (e tutt’ora non hai) capito.

L’università insegna, tra le altre cose, a mentire, improvvisare, creare risposte dal nulla, ma i figli sono un banco di prova ben più esigente: incamerano, ricordano, ripropongono.
Hanno una tattica subdola, i patati: attaccano alle spalle. Letteralmente.

Di solito va così: siamo in macchina, noi tre (sempre e solo quando non ho una spalla eh), io guido (che ad Abidjan è comunque una cosa impegnativa, c’è un filo meno traffico di Roma ma i guidatori sono moooooolto più “fantasiosi”), loro sentono la musica ed ecco che si fa quello strano silenzio. Lo strano silenzio che precede una domanda di quelle capaci di mettere in difficoltà chiunque.

Quando il Marito Paziente era in Italia è arrivata la domanda che la fra temeva forse di più. Quella che a confronto la guerra e la riproduzione erano gli argomenti a scelta.
Nel silenzio surreale si è levata la vocina di Patato Grande che ha scandito queste esatte parole “chi è la Madonna mamma?”

No, cioè, spetta un secondo. Tu non puoi farmi questa domanda a sei anni, io non sono pronta, forse non lo sarò mai, non ho le parole adatte per darti una risposta semplice né immediata e soprattutto sono stanca morta e sto guidando, porco cane.
Questo è ovviamente quello che ho pensato ma che non è uscito dalla scatola cranica in alcun modo. Ho abbassato il volume della musica e in mezzo nanosecondo mi sono chiesta che impostazione avrei dovuto dare al discorso.

Noi siamo battezzati, e così anche i patati, ma non frequentiamo la chiesa e abbiamo con la religione un rapporto che definirei “inquieto”.
La mia personale idea della divinità abbraccia un concetto talmente vasto che rinchiude in sé il potenziale umano, tutte le divinità, il bisogno di spiegarsi l’inspiegabile, il rispetto per tutti i culti, che renderne edotto un bambino di 6 anni, con fratello di 4 al seguito (che non sembra ma è una spugna), potrebbe essere fuorviante e forse pure dannoso (sai mai quel che può capirne).

Ma è una domanda forte, anche se chi l’ha posta non lo sa. E io stimo troppo i miei figli per dar loro risposte tappabuchi solo per superare l’impasse di un momento.
E così ho cercato le parole, quelle che oggi non ricordano già più, ma che sono convinta (come è successo col piccolo con il concetto di “guerra”) assorbiranno.

Ho detto loro che esiste il bene e il male, che il bene è sostanzialmente il desiderare che tutti siano felici ed essere felici se anche gli altri lo sono; che è una “presenza buona”, che a questo concetto vengono dati diversi nomi: Dio, Gesù, Buddha, Yahveh, Allah e che in diverse parti del mondo ci si rivolge al “dio” in maniera diversa, con parole diverse, lingue diverse, in luoghi diversi.
Ho cercato di far capire loro che la preghiera è un dialogare con il dio e non un mostrare un’appartenenza, ma temo che quel concetto fosse già troppo in là per la loro capacità di comprensione.
Ho spiegato loro che una parte del mondo crede che Dio abbia mandato suo figlio sulla terra per insegnarci l’amore (per salvarci mi sembrava un filo troppo complesso come concetto) e che la Madonna è appunto la donna da cui è nato il figlio di Dio.

Ho ringraziato TUTTE le divinità che Patato Grande non abbia approfondito l’argomento “riproduzione della Madonna insieme a Dio”, (capacissimo di farlo eh, ha un pensiero assolutamente logico, razionale e lineare).
Ho cercato di far arrivare netto il messaggio che la religione cristiana (che a casa respirano poco ma che dai nonni o in altre parti è sicuramente più sentita) non è l’unica possibile e che tutte le religioni vanno rispettate, come vanno rispettati tutti i colori, le idee, le opinioni.

Non è stato facile rendere questi concetti comprensibili a dei bambini così piccoli, forse non sono stata neanche esaustiva, credo e spero però di non aver fatto danni.

Nello spiegare la pluralità delle religioni ho avuto gioco facile: i patati hanno compagni di scuola e amici musulmani, vedono persone per strada inginocchiate tutte insieme, tutte verso lo stesso posto, a recitare.
Alcune attività (sia artigianali che non, anche una farmacia, per dire), nei momenti di preghiera, si fermano.
Vedono manifesti di santoni e presunti tali che per ora non sanno leggere ma che Patato Grande a breve saprà decifrare.

C’è assoluta liberta di culto, ad Abidjan. Cristiani cattolici, maroniti, musulmani più o meno praticanti; moschee, chiese, raduni. C’è di tutto. La guerra, qui, non ha mai avuto religione, la differenza pesante è tra chi è pro-occidente e chi no.

Dopo la mia risposta l’argomento non è stato più preso, il ché mi fa pensare che la coerenza della risposta si è incasella perfettamente nella linearità del pensiero patato, per fortuna!
In compenso io inizio ad aver paura dei moneti di silenzio in macchina, son cose.