E se non avessimo avuto Freud?

                                                                                                     E SE NON AVESSIMO AVUTO FREUD?
(piccole riflessioni su cosa succede a chi ha avuto, e a chi non ha avuto, Freud in famiglia)

Se senti il piccolo peul dire alziamoci, lo ha sentito dal vecchio peul
PROVERBIO MALINKE DEL SENEGAL

In ogni famiglia e cultura ci sono delle figure di riferimento e per quanto la cultura occidentale sia cambiata, non possiamo prescindere da chi ci ha messi al mondo, anche solo per esprimere rifiuto, distacco, allegra complicità o indifferenza al posto dei tradizionali distacco, deferenza, rispetto e sottomissione del passato.

In una famiglia bicult, diciamo a grandi linee eurafricana, presente e passato si trovano spesso nella stessa stanza.

La mia ex suocera inorridisce a vedere il rapporto che c’è tra me e mia madre e sicuramente non approverà, quando potrà vederlo con i suoi occhi, il rapporto simbiotico-amicale che ho con mio figlio; io inorridisco a pensare al rapporto che c’è stato in passato tra il mio ex marito e suo padre.

I maggiori dolori, e contrasti, all’interno della famiglia bicult, si hanno quando la famiglia africana si impone: è difficilissimo accondiscendere e lo è altrettanto non farlo.

Ci sono, per esempio, uomini maturi, adulti e padri di famiglia che lasciano perdere tutto (progetto migratorio, lavoro, progetti famigliari, desideri e sogni) per andare dove dice il padre, guidati solo dalla necessità di compiacere il gruppo famigliare.
Ci sono donne che sposano uomini scelti dai genitori senza fare una piega.
Ci sono uomini che accettano una seconda moglie africana e gradita alla famiglia pur avendone una italiana che sicuramente nella maggior parte dei casi non accetterà di essere co-sposa.

Ci, al contrario, sono persone che dicono “no”, che si staccano dalla famiglia d’origine e tra le due sponde del mare scelgono di trasferirsi psicologicamente in Europa, e succede che il prezzo da pagare sia alto: dai marabutaggi (che sono forme magiche di controllo, simili ai nostri malocchi) all’ostracismo, le forme della reazione al rifiuto sono molte.
E a volte chi sceglie di vivere “all’occidentale” riporta ferite nell’anima da curare con infinita pazienza e molto molto amore.

La famiglia d’origine è dentro di loro e chi se ne separa, ne paga le conseguenze, materiali e soprattutto psicologiche.
Noi, dopo il passaggio di Freud & C., spendiamo le nostre miglior energie a staccare il cordone ombelicale e se non ci riusciamo son dolori seri.

Non che il prezzo che paghiamo noi, per il distacco dagli antenati, sia minore, solo che l’abbiamo interiorizzato da più tempo.
Ma sono certa che una delle attrattive maggiori quando si valuta l’unione con un partner di origine africana è il suo rapporto con la famiglia d’origine: molti di noi ne hanno nostalgia e sperano di ricrearlo (e lo ricreano, a volte) con la famiglia del partner.

In sostanza, ho imparato che il rapporto con le figure di riferimento non è mai facile: non lo è in una famiglia monoculturale, per molti motivi che ciascuno di noi conosce; raddoppia di difficoltà in una famiglia bicult.

Raddoppiano però anche le occasioni di riflessione e di consapevolezza: osservare quello che avviene là è interessantissimo per capire meglio noi, i nostri comportamenti presenti, le nostre scelte collettive e personali.
E ritrovare una parte di legame con gli antenati, non fa male, a mio parere, alla società europea.
Fosse anche per dire, ancora una volta e con maggiore convinzione, che noi siamo diversi dalle generazioni passate e intendiamo fare di meglio.