Ebola

Se ne è parlato tanto, negli ultimi mesi. Ovunque.

C’è chi alla notizia non ha dato peso, chi si è preoccupato. C’è stato perfino chi si è divertito a ipotizzare scenari apocalittici e a condividerli.

C’è chi ha preso questa come un’occasione per dare una parvenza di accettabilità al suo razzismo strisciante. C’è chi invece ci ha riversato sopra le sua ansie e le sue paure.

Insomma il virus Ebola, una vecchia e triste conoscenza del continente africano, è tornato al clamore della cronaca e all’interesse mondiale. Si parla di malattia senza controllo, si è parlato molto della quantità di morti, si sono ipotizzati contagi al di fuori dell’Africa.

Ma cos’è l’Ebola?

L’ebola è un virus, di origine animale, con altissima virulenza e conseguente percentuale di mortalità allucinante.

Gli animali che lo veicolano e da cui ha avuto origine sono viande de brousse (selvaggina) nei paesi dell’Africa sub-Saharariana: pipistrello, scimmia, antilope, agouti, gorilla.

Il virus è debolissimo: a contatto con l’aria e con l’acqua e sapone muore.
Si trasmette attraverso fluidi corporei: sperma, secrezioni vaginali, sudore, saliva, sangue, feci, vomito. Come l’AIDS, in parte.
A differenza dell’AIDS, non esiste una “sieropositività” che non implichi la malattia, uccide velocemente e i soggetti infettati possono trasmetterlo anche dopo la morte. Sia gli animali che gli umani.

Prendere l’Ebola non è facilissimo, quindi. Implica un contatto diretto tra mucose, sangue o secrezioni corporali con una persona, o un animale, infetto. Dove diretto significa tipo entrare a contatto con ferite aperte, leccare il sudore di un malato, baciare un morto, mangiare un animale direttamente dove è morto, più o meno.

L’Ebola è una malattia che colpisce in posti in cui le condizioni sociali, economiche e culturali sono piuttosto scarse. Non è un caso che le autorità locali non si siano molto preoccupate fino a che il contagio era rimasto a livello dei villaggi rurali: vista la virulenza e l’alto tasso di mortalità, se circoscritto, il virus Ebola è autoestinguente.

La sensazionalità di questa epidemia è che il virus abbia viaggiato e sia arrivato prima a Conacry e poi, via aereo, in Nigeria, Congo e ultimamente Senegal. Vista la velocità con cui si diffonde nel corpo della persona malata e lo stato debilitativo estremo in cui lo riduce, i flussi migratori sembravano non destare inizialmente particolare preoccupazione. Qualcosa deve essere sfuggito al meccanismo di controllo, evidentemente.

Chi ha contratto l’Ebola potrebbe non sviluppare la malattia immediatamente e il contagio è possibile solo quando la malattia presenta dei sintomi evidenti, resta comunque il fatto che il virus uccide in circa 20 giorni dall’avvenuto contagio.

Questo rende assolutamente improbabile, per non dire impossibile, che l’Ebola arrivi in Italia attraverso flussi migratori clandestini via mare, per diversi motivi:

– attualmente il virus è diffuso solamente in paesi dell’Africa sub-Sahariana. Il virus è arrivato in Senegal, ma è un caso isolato. Questo vuol dire che prima di arrivare sulla costa mediterranea e imbarcarsi un malato dovrebbe attraversare il Sahara, che non è una passeggiata di salute neanche per una persona nel pieno delle forze e ben allenata, dotata di una macchina adatta.

– il virus di solito uccide in circa 20 giorni. Per arrivare con un barcone di fortuna ce ne vogliono di più. (senza contare i giorni necessari per arrivare sulla costa mediterranea)

– se anche ci fosse un malato su un barcone, verrebbe serenamente buttato a mare. Chi rischia di morire in zattere assurde per arrivare in un paese più civile (e dotato di diritti civili, aggiungerei) non rischia la vita per tenere un malato con emorragie evidenti a bordo.

Al momento il solo modo che l’Ebola avrebbe per diffondersi al di fuori dell’Africa sub-Sahariana passa attraverso un volo intercontinentale. Volo che, ve lo garantisco, anche in economy costa un occhio della testa per le persone più esposte al contagio, ovvero le classi meno abbienti.

Allora, visto che l’Ebola non si prende facilmente e dovrebbe essere autoestinguente, come mai è ancora lì?

I fattori sono legati alle usanze locali, principalmente, combinate con una scarsa educazione sanitaria di base, assenza o fatiscenza di strutture ospedaliere e mancanza di informazioni specifiche a livello locale.

I funerali africani durano giorni (tipo sette, anche) e prevedono l’esposizione e il bacio di commiato alla salma.

Le popolazioni locali, soprattutto quelle che vivono nei villaggi, non si affidano alle cure delle strutture sanitarie ma spesso si rivolgono a guaritori e hanno paura dei dottori.

Le popolazioni dei villaggi sperduti vivono di ciò che cacciano, spesso appunto pipistrelli, antilopi, scimmie. Toccando la bestia morta, anche solo per trasportarla (di solito se la caricano sulle spalle, stando a torso nudo e rimangono feriti dagli artigli) o mangiandola o mangiando frutta sporca di escrementi animali, possono infettarsi.

In molte realtà le abitudini igieniche come il lavarsi le mani non sono consuetudini e la prevenzione viene battuta dal fatalismo (non è un caso che l’AIDS sia diffusissimo).

C’è anche da dire che molti africani non ragionano come noi: pensate al caso dei malati di Ebola che erano confinati e che un gruppo di (folli, diremo noi) uomini sono andati a “liberare”. Fatalismo, paura, ribellione all’occidente, qui, in alcune realtà, la fanno ancora da padrone.

Tutto questo per dire che, come ovvio, questa epidemia non deve essere sottovalutata, ma che creare allarmismi (ci avete fatto caso? Sui social tantissimi post inesatti e con alla base la paura e pochissima informazione) è assolutamente inutile.

Per notizie più complete e senza dubbio più esaustive delle mie, vi rimando ai seguenti siti e link, con un’ultima riflessione generale: le malattie le curano i medici, le paure l’informazione… quindi documentatevi!!!

 

http://www.viaggiaresicuri.it/index.php?id=4988

http://www.corriere.it/salute/14_agosto_23/ebola-domande-risposte-a9bcec00-2abf-11e4-9f31-ce6c8510794f.shtml

http://who.int/en/

http://www.lemonde.fr/planete/video/2014/08/22/everything-you-need-to-know-about-the-ebola-virus_4475473_3244.html

http://www.lemonde.fr/planete/video/2014/08/15/tout-savoir-du-virus-ebola_4472120_3244.html (lo stesso del precedente, ma in lingua francese)

http://www.corriere.it/salute/14_agosto_23/ebola-domande-risposte-a9bcec00-2abf-11e4-9f31-ce6c8510794f.shtml