Esperienze da mamma: i miei primi 3 anni

Le esperienze da mamma sono varie: incontri sempre chi ti dice che stai facendo bene e chi ti critica ogni cosa e ogni scelta. L’importante è trovare il proprio equilibrio.

Mi sono sentita felice. Una felicità pari a nessun altra. Mi sono sentita forte e debole allo stesso tempo. Mi sono appoggiata al lavandino del bagno centinaia di volte in preda alla nausea, ho mangiato una mela alle due di notte che mio marito mi aveva portato, un pezzo di pane alle cinque del mattino e decine di tic tac all’arancia perché non si sa come mi aiutavano a non sentire quella maledetta nausea.

Mi hanno detto che era maschio, che era femmina, che ero cambiata in viso, che ero sempre la stessa. Ma io sapevo che era maschio, come sapevo che sarebbe stata femmina la seconda volta.

Mi sono sentita brutta, pallida ed emaciata, poi invece bellissima. Sempre fiera del mio pancione che avevo tanto desiderato. Entrambe le volte in cui sono stata incinta.

Mi hanno tagliato la pancia dopo più di due giorni di travaglio e l’hanno fatto d’urgenza. Mi hanno accusata di aver partorito facilmente. Mi hanno fatto coraggio. Mi hanno detto che mi lamentavo troppo e da troppo tempo per le doglie. Mi hanno aiutata. Mi hanno esaminata in sette contemporaneamente. Mi hanno umiliata. Mi hanno sorriso e coccolato. Tendono ad essere diversi i medici, per fortuna.

Mi hanno detto che lui non mangiava abbastanza, che non si allattava così ma in quell’altro modo, mi hanno fatto piangere in ospedale con manovre al seno che manco in una prigione turca fanno queste torture. Mi sono sentita umiliata e non all’altezza. Ero felice, ma anche triste. Ma gli ormoni post parto tendono a pareri contrastanti con tutte noi. La seconda volta li ho fregati tutti però: ero più forte ancora e più esperta. Mi sono sentita furba e felice un’altra volta.

Mi hanno detto che non sapevo neanche farlo addormentare. Che ero una brava mamma.

Mi hanno detto che li coprivo troppo, che non li coprivo abbastanza.

Non ho dormito. Ho cullato, ho lottato con gli occhi miei che cercavano ristoro e non potevano. Ho visto albe dietro la finestra con le braccia pesanti di fagottini caldi e profumati. Ho urlato. Ho pianto. Mi hanno detto che ero esagerata, poi tranquilla, poi di nuovo un po’ matta. Non mi hanno capita. Mi hanno capita. Mi hanno detto che ero isterica ma nessuno si è mai chiesto quanto fossi realmente stanca. Mi hanno aiutato. Mi hanno lasciata sola. Non mi hanno capita di nuovo. Mamma di due bimbi che tra loro si tolgono solo 11 mesi.

Ho lasciato la mia vita precedente senza rimpianti. Non uscivo di casa. Uscivo e me ne pentivo. Mi hanno detto che ero brava. Si sono detti fieri di me. Mi hanno accusata di iperprotezione, di troppe coccole, ma anche di urlare troppo.

Non ho letto né scritto per mesi, lunghissimi mesi in cui quello per cui vivevo era stato accantonato. E ne vado fiera. Ho dormito con le tette di fuori e una bimba addosso letteralmente. Ho dormito con una mano sul petto di una e una mano sulle gambe dell’altro. Ho avuto la forza di tenere entrambi in braccio. Di sorridere sempre. Ho preso testate notturne a tradimento. Mi hanno spaccato un labbro per un volo d’angelo non previsto. Ho un buchetto nel piede perché un anno fa ho pestato il mantello di Gufetta di notte.

Mi hanno detto che forse era il caso di portare uno dal dottore. Mi hanno detto di non portarli sempre dal dottore. Di aprire le finestre, poi di chiuderle. Mi hanno detto che ero troppo magra. Troppo stanca. Invece alcuni non hanno visto niente di tutto questo. O non volevano vedere. Ho pianto perché non mangiavano dopo aver cucinato tutta una mattina. Ho raccolto cacca da terra e dalle mie unghie senza battere ciglio. Ho medicato. Ho consolato. Mi hanno consolato. Ma mi hanno anche lasciata sbattere. Ho fatto la doccia in tre minuti. Ho fatto la doccia in 15 minuti. Dipende dal fatto che qualcuno fosse in casa. Non ho messo lo smalto per mesi. Mi depilavo. O anche no. Ho sorriso quando non ne avevo affatto voglia. Ho nascosto certe mie paure e sepolto tristezze.

Ho avuto una gamba piena di graffi e no, non era stato il gatto. Ho comprato i jeans nuovi perché a loro piace allargare i buchi, a quanto pare. Ho tagliato i capelli. Perché a loro piace tirarli, a quanto pare. Ho coperto. Ho scoperto. In tutti i sensi possibili. Ho dato un biberon in piedi davanti un treno e cambiato un pannolino pieno di cacca sul tavolinetto di un FrecciaRossa. Ho cullato.

Ho cucinato, cambiato letti, lavato, mi sono vestita e truccata tutto con una sola mano. Mi hanno detto che devo godermi questi momenti. Ma anche che passeranno. Che devo pregare perché passino. Ho dato indicazioni a medici e farmacisti perché non so come, ma noi mamme certe volte siamo plurilaureate.

Mi hanno detto che sono fissata con gli orari. Mi hanno detto che sono brava. Ho ricominciato a sognare. Ho capito cos’è l’amore. Ho tolto caccole da nasini minuscoli e fatto clisteri in culetti ancora più piccoli. Ho vegliato in ospedali con bimbi che stanno tanto male e genitori impauriti e fortissimi. Ho guardato il mondo con i loro occhi.

Mi hanno detto di non partire. Di partire. Mi hanno detto di non lasciarli e di lasciarli che tanto poi si abituano. Ho dormito con un ditino dentro al naso ed un enorme cane di peluche che mi faceva sudare.

Ho ballato. Mi hanno detto come nutrirli e con cosa lavarli. Mi hanno detto che ero brava. Ho riso. Ho avuto dolori muscolari da stare seriamente male. Ho avuto una mano inutilizzabile per settimane perché la sforzavo per prenderli in braccio e nel frattempo fare il resto. Ho cantato. Inventato storie. Disegnato polpi e Gattoboy fino ad averne nausea. Ho riso fiera. Mi sono preoccupata. Mi hanno detto che ero brava. Ma troppo preoccupata.

Ho chiesto aiuto. Me l’hanno dato. Ma anche no. Ho dato importanza diversa al tempo. Ho capito che la fretta non esiste. Ho capito che l’ordine a cui ero abituata non sarebbe mai più tornato. Mi hanno detto troppi giochi. Mi hanno detto non toglierli i giochi. Ho imparato ad amare le bolle nella vasca.

Ho imparato la pazienza. Ho imparato che questa è una delle più grandi dimostrazioni d’amore insieme al cucinare. Ho volato. Mi hanno detto che la strada è ancora lunga. Mi hanno sconfortato. Mi hanno incoraggiato. Ho riso con la bocca spalancata e anche sonoramente. Ho imparato cos’è l’amore tra fratelli. Mi hanno detto che ero pazza. Mi hanno chiesto se sapessi cos’è la pillola anticoncezionale. Mi hanno fatto i complimenti.

Mi sono emozionata fino alle lacrime per sciocchezze. Ho finto tantissime volte che andasse tutto bene quando invece niente andava bene. Mi sono sentita invincibile. E a volte una nullità. Ho vegliato con respiri pesanti. Ho avuto paura. Ho gioito. Ho organizzato feste. Ho odiato le feste. Ho respirato la felicità. Quella che vedi nei film, quella che ti raccontano nelle favole. Mi hanno chiesto come mai mando i bimbi a scuola così piccoli se tanto io non lavoro. Mi hanno detto che faccio bene. Mi hanno detto di rimproverarli. Ma no, non rimproverarli, poverini! Mi hanno detto che sono brava. Ho imparato ad amare. Non solo loro, ma tutti. Ho imparato a fregarmene quando è possibile e pensare con amore agli altri. Ho sentito chiamarmi mamma talmente tante volte in un solo giorno da avere le allucinazioni uditive. Ho cercato di essere perfetta e sono impazzita perché la perfezione non si addice agli esseri umani. Mi hanno detto che sono brava. La casa in ordine, bimbi puliti e ben nutriti. Mi hanno detto di lasciar correre, che non fa niente se non è tutto al proprio posto.

Quello che ho raccontato è come mi sono sentita in questi tre anni da mamma. E’ la storia mia, ma anche di ogni mamma. E’ una storia fatta di amore e stanchezza. Di gioia e solitudine. Di risate sguaiate e di lacrime sommesse. Con queste mie parole voglio dare coraggio alle altre mamme. Che non si sentano sole nel loro percorso meraviglioso ma assai complicato. Quando pensate di essere al limite, sedetevi e rilassatevi. Pensate che in milioni di case ci sono persone che stanno come voi.