La colonna sonora della nostra vita

L’evoluzione musicale è qualcosa di naturale e spontaneo, una risposta a cambiamenti più grandi.
Per chi, come me, è nato subito dopo la guerra, è stata continua, sorprendente, stimolante!

Sono stata cresciuta con la musica: ricordo che, quando ero ancora piccolissima e vivevamo con mia nonna e le mie zie, mio padre mi faceva ascoltare la musica con la radio “a galena” (roba quasi da preistoria, ormai!), poi con uno dei primi apparecchi radio: un Philips con la manopola con cui trovare le stazioni che trasmettevano musica “ballabile“, come si chiamava a quei tempi.
Quando abbiamo cambiato casa, avevo 10 anni, è arrivato il primo giradischi e così via fino ad arrivare ai giorni nostri, con cd e ipad.

Ho sempre adorato tutti i tipi di musica: operistica, classica, leggera; un posto particolare nel mio cuore, però, lo occupa il tango: riesce sempre a trascinarmi in un’atmosfera coinvolgente, anche se purtroppo non so ballarlo, ma alle prime note le mie mani e i miei piedi si muovono da soli! L’ho ballato una sola volta trascinata da un ballerino “vero” che ha saputo guidarmi: è stata un’esperienza indimenticabile, un’emozione indescrivibile!

La musica è vita, credo che questa sia una verità incontrovertibile: a qualsiasi genere appartenga sia classica o melodica o rock e chi più ne ha più ne metta, accompagna sempre la nostra vita, ci fa veramente da colonna sonora. Se penso ad un evento speciale, ad un momento particolare, ad un’emozione che a distanza di tempo ancora è viva in me come quando l’ho vissuta, c’è sempre un sottofondo musicale che lo accompagna.

Che dire poi della “nostra” canzone, quella che è legata ad un momento particolare della vita di coppia? Magari ormai, a distanza di anni, per la maggior parte delle persone, può essere finita nel “dimenticatoio”… ma basta a volte le note, una frase, uno sguardo, per far riaffiorare ricordi, emozioni e sensazioni indimenticabili, soprattutto perché sono intime, di due e non più di due.

Quelli della mia generazione (che detta così mi fa sentire un po’ vecchia), hanno assistito ad una escalation musicale senza precedenti, di pari passo a quella sociale ed economica.
Se torniamo indietro nel tempo, fino a fine ottocento, lo stesso genere musicale accompagnava la gente praticamente per buona parte della vita; dopo la prima guerra mondiale, a soppiantare il walzer è arrivato il charleston, molto più brioso e ritmato.
Con il secondo dopoguerra è arrivato dall’America il boogie-woogie, già molto popolare negli USA fin dagli anni ’20: quasi una reazione ai cinque durissimi e lunghissimi anni del conflitto, come era successo con il charleston dopo la Prima Guerra Mondiale.
Negli anni ’50 è arrivato il rock and roll e da quel momento in poi gli stili musicali si sono moltiplicati: non c’è stagione che non ne venga fuori uno nuovo!
La nostra vita diventa sempre più frenetica, sempre più “usa e getta” e la musica va di pari passo.

Questo a me porta malinconia, perché mi sembra che, ultimamente, sia venuto a mancare il senso del “gusto”, cioè dell’ascoltare, dell’assaporare ciò che sentiamo: ho l’impressione che, trascorsi un po’ di anni, di molti di questi “momenti musicali” di oggi non resterà traccia (e per un’adolescente degli anni Sessanta è un po’ triste, a dirvela tutta!).
Nel 1989, per esempio, al festival di Sanremo, già Raf si chiedeva: “cosa resterà di questi anni ’80?“… mi pare emblematico di tutto questo, a voi no?

Ovviamente parlo dal mio punto di vista e basandomi sulla mia esperienza, però sono un’inguaribile ottimista e quindi sono sicura che anche i nostri figli e nipoti avranno comunque la “loro” canzone, la loro musica, una colonna sonora che li accompagnerà e li farà sognare e riflettere, come è stato per noi!