FAMIGLIA LEGITTIMA & FAMIGLIA DI FATTO

Per il legislatore italiano la famiglia legittima è quella fondata sul matrimonio, secondo quanto previsto dall’art. 29 della Costutuzione: La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio. Il matrimonio è ordinato sull’eguaglianza morale e giuridica dei coniugi, con i limiti stabiliti dalla legge a garanzia dell’unità familiare”.

Già la riforma del diritto di famiglia del 1975 (Legge 19 maggio 1975, n. 151) aveva posto le basi per la creazione della famiglia nel senso più moderno (certo sempre per l’epoca) del termine, equiparando diritti e doveri in capo ai coniugi secondo il principio dell’uguaglianza morale e giuridica degli stessi, prevedendo ad esempio la riconoscibilità dei figli naturali nati in costanza di matrimonio (figli adulterini), ponendo il divieto di costituire beni in dote, introducendo, quale regime patrimoniale ”naturale” tra i coniugi,  la comunione legale. Tra gli obblighi rientravano e rientrano tutt’ora: l’assistenza morale e materiale tra coniugi, la collaborazione nell’interesse della famiglia, il dovere reciproco di coabitazione e l’obbligo di fedeltà.

Naturalmente il diritto di famiglia è forse la branca del diritto che più richiede un adeguamento costante ai nuovi bisogni ed alle nuove esigenze sociali. Se la società si evolve anche le norme dovrebbero (si spera) mutare.

Ne è un esempio la tradizionale distinzione tra figli “legittimi” (nati cioè in costanza di matrimonio) e figli “naturali” (nati al contrario al di fuori di un matrimonio); finalmente il d.lgs. 154/2013 ha adottato il termine universale “figli”, tutti con pari dignità e diritti, eliminando quindi le due categorie suddette: non ci sono più figli di serie A e figli di serie B. I genitori, anche conviventi, hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare i figli nati dal loro rapporto e, i figli,  sono tenuti all’adempimento dei doveri nei confronti dei genitori e cioè a rispettarli e contribuire, in base al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finchè convivano con essa (lo stesso d.lgs. 154/2013 ha sostituito la locuzione “potestà genitoriale” con la più moderna “responsabilità genitoriale”).

La famiglia di fatto è, appunto, quella realtà sociale, sempre più diffusa, rappresentata da una coppia che convive stabilmente senza la formalizzazione data da un matrimonio, ma con il sostanziale rispetto dei doveri coniugali.
Il nostro ordinamento non prevede, per la famiglia di fatto, un regime giuridico unitario (le leggi italiane continuano ad attribuire una formale superiorità alla famiglia fondata sul matrimonio); nel corso degli ultimi anni, però, sono stati attuati una serie di interventi utilizzando gli strumenti propri dei rapporti tra privati (negozi giuridici). A titolo puramente semplificativo: il convivente può subentrare nel contratto di locazione intestato all’altro, in caso di morte di quest’ultimo; nel caso di rottura del rapporto di convivenza, se non si riesce a raggiungere un accordo sulle questioni relative ai figli minori, ciascuno dei genitori naturali può ricorrere al Tribunale dei minorenni che può disporre  l’affidamento del minore, il diritto di visita, l’assegno di mantenimento e l’assegnazione della casa familiare; l’accesso alla procreazione medicalmente assistita è consentito anche alle coppie conviventi; in caso di uccisione del convivente, l’altro ha diritto al risarcimento del danno.

Al contrario, il convivente che non sia proprietario e nemmeno titolare di un diritto di godimento (locazione) sull’abitazione di famiglia non può vantare nessun diritto su di essa (è meramente un “ospite”).
Se il convivente muore per cause naturali, il convivente superstite non può vantare alcun diritto successorio (tranne nel caso in cui sia stato fatto testamento).

Nelle more di un nuovo intervento legislativo che possa disciplinare compiutamente le unioni di fatto (dopo la fumata nera dei vari PACS e DICO), segnalo l’iniziativa del Consiglio Nazionale del Notariato che ha predisposto appositi contratti di convivenza (da stipulare in tutti gli studi notarili italiani)  con i quali sono regolati gli aspetti patrimoniali relativi alla convivenza nelle famiglie di fatto anche in caso di cessazione del rapporto (ad es. l’abitazione,  il mantenimento in caso di bisogno del convivente, il contratto d’affitto, la proprietà dei beni, un testamento che possa prevedere eventuali clausole a favore del convivente o l’assistenza in caso di malattia).

E’ pur vero però che un vuoto legislativo permane e pone l’Italia in una posizione quantomeno “singolare” rispetto all’Europa ed al resto del mondo.

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