Fare il capo

In questa rubrica parlo di business da donna a donna. Qui racconto di cosa comporta fare il capo: è una cosa che alle donne riesce benissimo, peccato vengano scoraggiate sin da piccole ad assecondare questa attitudine.

L’altro giorno mia figlia di 6 anni mi ha detto che da grande vorrebbe fare la Maestra. Io allora le ho chiesto cosa le piaccia del lavoro della maestra e lei mi ha risposto che la maestra può “dire ai bambini cosa fare“. Le ho fatto osservare che allora quello che le piace è l’idea di fare il capo.

Lei ha sorriso, ha inclinato la testa da un lato e non mi ha contraddetta.

Così mi sono detta che probabilmente l’attitudine al comando uno ce l’ha scritta da qualche parte nel dna ed è proprio una bella cosa, avere questa inclinazione, perché “comandare” significa “organizzare”, “gestire”, “dirigere” e, a conti fatti, avere un peso significativo nel determinare il successo o l’insuccesso di un’impresa.

Il tutto ad una condizione, naturalmente: che questa inclinazione venga assecondata, guidata ed educata, e che non si trasformi in arroganza, prevaricazione ed egocentrismo sfrenato.

E mi sono ricordata di tutte le volte in cui, da piccola, mi hanno detto di “non fare la comandina” e di tutte le volte che ho detto io, di mia figlia, che “faceva la comandina“, e mi è sembrato così sbagliato questo rivestire prematuramente una simile e preziosa inclinazione di un’accezione tanto negativa: una comandina non piace a nessuno, un buon capo, invece, può essere molto amato, specialmente dalle persone intelligenti.

Poi mi sono anche domandata (senza il coraggio di darmi una risposta definitiva) se succeda anche ai maschi di sentirsi dire “non fare il comandino“. Sospetto di no, perchè io questa parola declinata al maschile proprio non ricordo di averla sentita, e ora potrei partire con un pippone millenial-femminista e ne avrei ben donde, considerato che nei posti di potere le donne sono poche e quelle che ci sono vengono apostrofate non di rado “stronze” o “acide“, ad essere proprio gentili.

Non lo farò, questo pippone, preferisco parlare d’altro questa volta.

fare il capo

Io di capi ne ho avuti un certo numero e ne sono felice, perché solo passando per il lavoro dipendente e subordinato puoi avere l’opportunità di toccare con mano gli effetti su un’impresa di un capo “buono” e confrontarli con quelli di un capo “cattivo”.

Fare il capo non è come dirlo: ci vuole stomaco (non “pelo sullo stomaco”, quello serve ai dittatori).

Non è una cosa per tutti e ed è fondamentale fare i conti con le proprie inclinazioni, prima di avventurarsi in un’impresa che ci costringerà inevitabilmente a gestire un certo numero di persone, a dirigerle e guidarle nel loro lavoro, avendo sempre chiara la visione d’insieme e la prospettiva di quel progetto, di quell’azienda.

Naturalmente se la vostra impresa è del tutto individuale, se siete artigiane o artiste che lavorano in completa autonomia, non dovrete preoccuparvi né di averlo né di farvelo lo stomaco. Ma se la vostra piccola impresa include almeno un collaboratore, a parte voi, dovrete fare una valutazione accorata, guardandovi dritte nelle palle degli occhi e domandarvi: ne ho voglia? Sarò in grado? 

Fare il capo vuol dire sostenere decisioni che potrebbero risultare anche molto impopolari e farlo con convinzione e serenità.

Se state leggendo queste righe, probabilmente non vi troverete a dover disporre il licenziamento di qualche decina di persone, qui parliamo di piccoli business, ma potreste comunque incappare in un collaboratore inadeguato e dovrete essere capaci di affrontarlo senza andare nel panico, senza sentirvi “stronze” e senza procrastinare troppo la decisione finale. Quando un rapporto non funziona, portarlo avanti significa solo accumulare frustrazione, e se siete frustrate, stanche e logorate dai conflitti, avete almeno il 70% di possibilità di dire quello che dovete dire nel modo sbagliato. E non potrete comunque evitare di dire quello che avete da dire, a meno di mandare a rotoli il vostro progetto.

Fare il capo vuol dire seguire la propria visione, ascoltare i consigli, ma comunque dare retta al vostro istinto.

L’impresa è vostra e vostri saranno i suoi risultati e sarete le uniche responsabili degli eventuali fallimenti. Se doveste fallire, sarà molto più sopportabile se sarà stato per decisioni che sono state solo vostre. Non riuscirete mai ad accontentare gli ego di tutti quelli che collaborano con voi: non potrete diventare le migliori amiche di coloro che dovete dirigere. O forse, sì, lo potete diventare, ma dovrete essere capaci di separare molto bene gli ambiti: da una parte l’amicizia, dall’altra il lavoro. Non sarà facile, soprattutto perché funziona solo se lo fanno tutte le parti in causa.

Fare il capo vuol dire rispettare il lavoro degli altri, dire grazie e per favore, ma poi pretendere ciò che è indispensabile per mandare avanti il progetto.

La gentilezza è un valore assoluto, nella vita e negli affari: sono finiti gli anni ’80 con la loro dissolutezza e i ’90 con la loro arroganza. Il nuovo millennio è l’epoca del business Human to Human: l’approccio comincia dentro le mura dell’azienda, dove non esistono “inferiori” e “superiori” (ve la ricordate la strepitosa parodia fantozziana?), ma esistono solo persone che lavorano, ognuna con il suo ruolo. Va da sé che il rispetto deve esistere sia dall’alto verso il basso, che dal basso verso l’alto. Se qualcuno vi manca di rispetto, lasciatevelo alle spalle senza remore.

Fare il capo vuol dire lavorare tanto, più di chiunque altro sul progetto.

Potrebbe essere faticoso, ma essendo il vostro progetto non vi sarà difficile trovare la motivazione per continuare, anzi, lavorare vi darà gioia e questo alleggerirà ogni fatica. Ci sarà qualcuno convinto di lavorare molto più di voi e di meritare di più: è normale e non preoccupatevene, lasciateglielo pensare. Fare il capo significa avere la testa sempre in movimento, sempre concentrata sul progetto per tenerne insieme i pezzi: è quella la natura della vostra fatica, è quello il modo in cui il lavoro consuma le ore delle vostre giornate, restituendovi tanto, è vero, ma in silenzio, in un modo che gli altri non immaginano e non vedono e per questo, a volte e sbagliando della grossa, penseranno di lavorare molto più di voi e di essere indispensabili.

Fare il capo vuol dire essere l’unica persona davvero indispensabile per il progetto e questo, chi indispensabile non è, potrebbe non perdonarvelo.

(Indispensabile sì, insostituibile no: individuate il vostro braccio destro, il vostro secondo, e sarà la risorsa più importante che avrete, quella che vi consentirà di staccare due giorni per una vacanza, o semplicemente di distrarvi e sbagliare senza che tutto vi crolli intorno. Ci sarà lui a sostenervi e ad evitarvi di cadere)

Se volete recuperare le altre puntate di questa mini-guida per startupper e imprese al femminile, cliccate sui titoli qui sotto:

Come nasce un’impresa

Come scegliere il nome del tuo progetto

Come scegliere i collaboratori per il tuo business

Come comunicare il tuo business