Facciamo squadra. Ma SIAMO squadra?

Fare squadra in famiglia è importante ma è fondamentale essere squadra: quali sono i limiti e le difficoltà per due genitori che lavorano?

Come in moltissime famiglie di genitori lavoratori con figli piccoli, anche nella mia siamo tenuti a una certa osservanza di veri e propri turni genitoriali. Un fare squadra in famiglia continuo.

Non essendo sempre disponibili per il bambino, per via del lavoro, è vitale organizzarsi in modo che, volta per volta, ora per ora, emergenza per emergenza, insieme con lui ci sia almeno o la mamma o il papà.

Difficile ma non impossibile. Uno dei due esce prima per lavoro? È l’altro a curare il bambino, dal risveglio all’ingresso alla scuola dell’infanzia. Quello dei due che è uscito prima, torna prima? Sarà il primo a recuperare il bambino dai nonni, nel pomeriggio, mentre l’altro rientrerà a casa più tardi.

A casa mia, io sono il genitore del mattino, mia moglie è il genitore della sera. Se il bambino è a casa malato, o durante le festività, si fa tendenzialmente un po’ per uno.

Nel weekend si cerca di fare il più cose possibile tutti insieme. Certamente è poco pratico e non sempre praticabile, ad esempio, uscire tutti per fare la spesa. Più opportuno che ci vada uno solo, magari col bimbo, mentre l’altro/a resta a casa a dare una pulita.

Tutto bellissimo. Funziona. Organizzazione impeccabile.

E la squadra? Dov’è la squadra?

Siamo un’entità logistica, certamente: se devo però trovare il difetto a questo menage, sta nel fatto che mi piacerebbe pensare la mia famiglia (di certo unita) come qualcosa di concretamente unito anche nella quotidianità.

Soffro, invece, nel constatare che è difficile, per il bambino, anche solo vederci contemporaneamente. Ce n’è sempre uno mancante. Ci sono giornate in cui io e mia moglie ci incrociamo fondamentalmente solo per cena, quasi un passaggio di consegne tra il suo tardo pomeriggio col bambino e il comune rito di addormentamento. E anche lì, separati in casa. La pipì con papà, i denti con mamma, il bacio con papà, il latte con mamma, la favola con papà. Sempre uno alla volta. Certe volte mi viene da pensare che mio figlio, crescendo, non penserà a noi come i suoi genitori, ma come “il genitore più l’altro genitore”.

Se a ciò aggiungiamo che, dopo una giornata faticosa, esiste un tacito accordo per cui è piacevole stare insieme, moglie e marito, ma è anche reciprocamente gradevole prenderci, ciascuno individualmente, la nostra prima, vera mezz’ora di relax e tempo per noi… beh, diventa complicato.

Negli sport di squadra ci sono ruoli da ricoprire, aree di campo da occupare, mansioni specifiche da adempiere. Si deve fare anche spogliatoio ed è quella, probabilmente, la vera sfida per le famiglie che lavorano. Riuscire a mantenere la coesione dello spogliatoio anche senza passarci mai contemporaneamente. Sentirsi talmente intimamente squadra e sentire periodicamente il bisogno di un contatto più forte e vero, per poter continuare ad essere realmente famiglia, realmente gruppo e non Tizio che gioca sulla trequarti e Caia che fa interdizione davanti alla linea di difesa, accomunati quasi per caso dalla maglia dello stesso colore.