E se non fosse davvero sempre peggio?

La gente ama esagerare. Se sei nuovo di un’esperienza, ci sarà sempre qualcuno a spaventarti: “e adesso è NIENTE! Andrà sempre peggio!”. Lo fanno anche con i figli. “Figli grandi, problemi grandi” ti ripetono alla tua centesima notte insonne e ti viene veramente da chiederti cosa può esserci così tanto di peggio.

Io, infatti, andrò controcorrente. Non è vero che è peggio.

È solo differente. Le preoccupazioni, gli impegni cambiano. A tre anni non si ha più a che fare con un essere non indipendente: il bambino ha il proprio carattere, le proprie attitudini, l’educazione da ricevere, i passaggi cruciali da compiere.

(scrivo questo post un giorno prima dell’inizio della scuola materna, auguratemi buona fortuna)

A sera va disinnescato dagli artificieri, prima che si addormenti; tutto, in casa, è soggetto allo tsunami del suo passaggio. I capricci sono quelli di un normale bambino, pesantissimi da gestire nei momenti di maggiore stanchezza, sua e tua.

Eppure, non riesco a non percepire un grande balzo in avanti, un miglioramento, alla faccia di chi terrorizza i neo padri. Ci sono momenti cruciali, ma una volta affrontati e superati quelli, le cose si evolvono e si semplificano.

Fino a qualche tempo fa, non si sarebbe potuto fare un metro fuori di casa senza preoccuparsi:

  • di quanti pannolini si hanno con sè;
  • di quanti cambi;
  • se ci sia un seggiolone dove stiamo andando o lo si debba portare da casa;
  • di passeggino e annessa borsa con tutti i suoi ammennicoli, creme, controcreme, salviette, giochi;
  • di portare pasta già pronta da casa, perché probabilmente quella che gli daranno altrove non la mangerà; di portare posate a misura, acqua, biberon per l’acqua, latte, biberon per il latte.

Poi il tempo passa, nemmeno tu sai bene quando.

Quindici giorni di passione estiva ed i pannolini sono ormai un ricordo.

Il seggiolino rialzato non serve più, il bambino siede – e preferisce sedersi – sulle sedie degli adulti.

Chiede con la sua voce, articolando i propri pensieri, di portarsi un suo gioco quando esce di casa, se lo sceglie.

Lo vesti, certo devi dargli una mano, ma non serve più avere a portata di mano un armadio di cambi, come non serve a me di portarmeli quando esco al mattino.

Che sia a scuola, a casa, all’asilo, ad un ristorante, il bambino può e vuole mangiare tutto. Posate? Normali. Bicchieri? Normali. Non mangia una portata? Amen, non morirà di consunzione.

Se non hai in animo di fare una passeggiata pomeridiana che superi i 1000 metri, il passeggino può restare benissimo parcheggiato dove sta.

E il passeggino non serve neanche tenerlo sempre in casa, a portata di mano! Ti riappropri della casa! Via il fasciatoio, bentornato mobile del bagno! Via il seggiolone, finalmente ci si muove in cucina senza inciampare! Bentornati comodini, abat jour, bentornate cose che non dovrebbero stare a portata di bimbo piccolo!

Il bambino fa tutto quel che gli capita da solo, sale in auto da solo, ti sta vicino sul marciapiede da solo, puoi fare giochi come “aiutiamoci l’un l’altro a mettere le tue costruzioni a posto” e la camera si sistema in un attimo!

È ancora tutto sulle tue spalle, come prima, più di prima probabilmente: gestire un aspetto caratteriale è un lavoro più complicato e sottile che sedare il capriccio di un duenne che non vuole vestirsi. Tuttavia, non ci si trova più a combattere con espressioni di gioia eccessiva (o rabbia eccessiva o stanchezza eccessiva o quel che sia eccessivo) che esplode senza un senso comprensibile per un adulto. Oggi il bambino è davvero un adulto in estrema miniatura, c’è tra noi un rapporto reale, per certi versi “alla pari”, almeno sul piano della discussione.

Si parla da uomo a uomo, non più da uomo a creatura aliena.

Sembra un post tutto volto agli aspetti pratici della vita. In parte lo è. Per altri versi, quei progressi enormi diventano il tuo orgoglio, il tuo punto di partenza, la dimostrazione che il bambino cresce e cresce bene.

Può darsi che qualcuno, tra quelli che mi lanciavano moniti terribili sul futuro, faticasse così tanto con bambini di questa età perché aveva un’idea di “come avrebbe dovuto essere” e facevano fatica a ricondurci i figli. Se un treenne sta stretto in quel che gli proponi, è peggio che legare un toro con un laccio di scarpe. Ma se non hai un’idea precisa e ti fa piacere di osservare un percorso di vita ai suoi albori e metterci qui e là qualche semino tuo, non c’è nulla da temere.

Quindi, neo genitori che guardate questi esserini stesi sul fasciatoio, che neppure sanno girarsi su se stessi e non sono in grado di fare nulla, un messaggio di speranza esiste. Nel mondo, vi è almeno un uomo, un padre, convinto che dopo i tre anni le cose si siano fatte migliori. Non tremate! Siate anche voi quei padri e quelle madri, tra qualche tempo.

Alla fine, uscirà fuori che siamo in tantissimi.