Di quando ho capito la differenza tra crescere e diventare grandi

Mission Bambini e la campagna #fattiGRANDE.

Quando aspettavo il mio Edoardo, un tipetto biondo col faccino più furbo che potete immaginare, ero un po’ come tutte le mamme del mondo: mi perdevo tra mille fantasie su come sarebbe cresciuto, che studi avrebbe fatto, che grande professionista sarebbe diventato. Immaginavo i suoi primi esami all’Università, il giorno della sua laurea, quello del suo matrimonio. E poi, dopo un po’, mi avrebbe resa nonna, sarebbe invecchiato e pian piano – quando io non ci sarei più stata – sarebbe divenuto nonno a sua volta.

Ho trascorso così la gran parte della mia gravidanza, immaginando le esperienze mirabolanti e bellissime che il mio bambino avrebbe vissuto : perché crescere – mi dicevo – è sostanzialmente una lunga corsa ad ostacoli. Un percorso misto tra avvenimenti incredibili che costruiscono, mattoncino dopo mattoncino, l’adulto che si è destinati a diventare.

Non mi sono mai accorta, allora, che in tutti i miei sogni ed in tutte le mie fantasie lui era già abbastanza cresciuto. Già in età scolare, per capirci, e pronto ad apprendere tutte le nozioni necessarie alla sua istruzione.

Se ripenso a quei giorni di fantasie e speranze non credo di averlo mai pensato lattante mentre impara a muovere le manine, o ad un anno che tenta di mettersi in piedi aggrappandosi a una tenda. Non ho mai pensato a quando avrebbe imparato a parlare, a biascicare il suo primo – meccanico – MA MA , o a quando avrebbe usato il vasino per la prima volta.

Semplicemente, non ho mai pensato che prima di tutto, prima di ogni altra imperdibile impresa, avrebbe dovuto imparare ad essere soltanto un bambino.

Quando Edoardo è nato – invece – mi è stato evidente in tutta la sua ovvietà il significato di una frase che mi ripetevano sempre quando andavo a scuola: bisogna imparare a camminare, prima di poter correre. Ed è stato a quel punto che ho iniziato a chiedermi quali strumenti avessi io – inesperta e giovane madre – per assistere mio figlio nell’esperienza fantastica di imparare ad essere un bambino. È stato il senso di impreparazione ed assoluta inadeguatezza scaturito in risposta a questa domanda a farmi decidere di iscriverlo al nido e posso dire senza timore di smentita che è una scelta che non ho mai rimpianto.

Ma è stata una scelta ed io sono stata una privilegiata a poterla fare perché – nel nostro Paese – oltre un milione di famiglie vivono al di sotto della soglia di povertà.

Questo è un dato che nei miei pomeriggi di sognante futura mamma non potevo neppure immaginare: in Italia oltre 1 milione e 290 mila bambini non hanno adeguate quantità di cibo, di vestiti, di scarpe. E – soprattutto – non hanno accesso ai nidi e alle scuole dell’infanzia perché le loro famiglie sono troppo povere per poterseli permettere.

È un dato allarmante, perché l’inaccessibilità ai servizi educativi destinati ai più piccoli agevola e accresce la dispersione scolastica e, di conseguenza, la povertà culturale soprattutto nelle zone già economicamente e culturalmente più disagiate.

Quando guardo mio figlio io mi chiedo spesso se faccio abbastanza per lui, per il suo benessere, per la sua crescita. Cerco di offrirgli tutto ciò che mi è umanamente ed economicamente possibile fare perché abbia ciò di cui ha bisogno: il pensiero che ci siano così tante mamme nel nostro paese che hanno il peso di non poter fare altrettanto mi rattrista moltissimo.

Perché significa che oggi, nel 2018, in un Paese come il nostro che è ben lontano dalle realtà più povere del pianeta, crescere e diventare grandi non è ancora considerato un diritto da garantire materialmente ad ogni bambino.

Ma non solo.

Spesso la frequenza dei servizi educativi è resa inaccessibile anche dall’obiettiva difficoltà che i genitori che lavorano incontrano nel conciliare i propri orari con quelli delle strutture educative e – soprattutto – con l’impegno economico che consegue alla necessità di assumere personale privato che si occupi dei bambini quando escono dal nido o dall’asilo.

Molte famiglie non possono permettersi di pagare la retta dell’asilo e anche la tata che si prenda cura del piccolo oltre l’orario, vuoi perché l’orario di lavoro è rigido per entrambi i genitori, vuoi perché a volte c’è solo la mamma o solo il papà e lo stipendio è uno solo.

Sono tanti i motivi per cui oggi la genitorialità è vissuta da molti come una scelta molto difficile da questo punto di vista.

Ed è per tutte queste ragioni che Mission Bambini lavora da anni per sostenere le famiglie più povere e quelle in difficoltà creando una rete di sostegno e contatti per l’assistenza all’infanzia. E – da ben dieci anni – la Fondazione è accanto alle famiglie italiane più povere finanziando progetti di sostegno ai servizi educativi per l’infanzia con rette agevolate o gratuite.

Lo scorso 22 marzo, presso la Cascina Cuccagna di Via Muratori a Milano, ho potuto partecipare allo splendido evento “#fattiGRANDE: apri le porte al suo futuro”, organizzato per presentare alle famiglie presenti sul territorio il progetto “Servizi 0-6: passaporto per il futuro”. Il Presidente della Fondazione – Goffredo Modena – e la bellissima madrina d’onore Ellen Hidding ci hanno illustrato il piano triennale del progetto, che ha lo scopo di incrementare il numero di famiglie coinvolte nell’accesso agevolato alla rete di nidi e micronidi, spazi gioco e scuole dell’infanzia aderenti all’iniziativa, permettendo al maggior numero possibile di bambini di sperimentare una delle esperienze più importanti per la loro crescita: la condivisione, la vita comunitaria con i propri coetanei, la gioia di giocare insieme in uno spazio pensato e gestito per favorire naturalmente il loro apprendimento.

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Grazie all’operato della Fondazione, fino ad oggi il 25% dei posti – nelle strutture aderenti – era riservato a famiglie in difficoltà o monocomponente (per esempio quelle dove c’è un solo genitore che lavora con orari poco flessibili) e la prospettiva è quella di arrivare nel minor tempo possibile a trasformare questa percentuale nel 40%, lavorando per raggiungere un’estensione delle fasce orarie di apertura che sia più facilmente conciliabile con il lavoro dei genitori e per aumentare il numero di attività educative da inserire nell’offerta formativa.

Noi Mamme e Papà possiamo fare tanto per questo progetto. Possiamo donare, anche se non disponiamo di grande somme.

L’equivalente di quel caffè al bar che beviamo ogni giorno dopo aver portato i nostri bambini all’asilo, per esempio, garantirebbe la fornitura di pannolini per un mese e la possibilità per un bambino più sfortunato dei nostri di crescere pulito e sano. Oppure, quella cena fuori che stiamo organizzando con gli amici permetterebbe di assicurare un mese di pasti nutrizionalmente corretti e bilanciati ad un bambino in difficoltà. E i nostri amici potremmo sempre invitarli a casa nostra per una bella spaghettata casalinga e magari raccontare anche a loro quanto possono fare – tutti insieme – per cambiare le cose.

Oggi guardo Edoardo dormire sereno nel suo letto e penso che nonostante i problemi e le mille peripezie del quotidiano, la vita con me e mio marito è stata estremamente gentile perché ci ha concesso il privilegio di poter fare tutti i passi per permettere al nostro bambino non solo di crescere ma soprattutto di diventare grande.

#fattiGRANDE

Perché sono due cose diverse, totalmente. Tutti cresceranno, prima o poi, è una questione fisiologica. Ma diventare grandi è una cosa diversa: è fatta di mattoncini lego che magicamente si incastrano creando il primo aeroplano. Di palline di pongo che si schiacciano per diventare portacenere preziosissimi, di fogli puntinati e rigati con pennellate un po’ sghembe e tremanti ma di un valore inestimabile.

Diventare grandi è un diritto che tutti i bambini dovrebbero avere. Noi siamo al loro fianco per assicurarglielo, insieme a Mission Bambini e a FattoreMamma e anche voi potete essere con noi.

Impugnate la chiave d’oro, donate al questo link ..

..e spalancate le porte del loro futuro.

 

Chiara

Potete leggere altri post di Chiara sul suo blog https://pianoterralatoparco.com/