Festività e tolleranza

Una delle cose più belle del vivere in Costa d’Avorio è la serena convivenza religiosa.

La popolazione è più o meno equamente divisa tra cristiani (maroniti, cattolici, testimoni di Geova etc) e musulmani.
Non ho mai sentito suonare campane, forse fuori dall’Italia non si usano?, ma vedo chiese e moschee, sento pregare il muezzin e vedo gente inginocchiarsi.

È diventato familiare l’arabo della preghiera, come i cartelli pubblicitari dei vari santoni. È diventato consueto pensare alle feste cristiane come a quelle musulmane come parte integrante della nostra vita.

C’è le chemin de la croix (la via crucis) che blocca mezza città il pomeriggio del venerdì santo: dalla cattedrale, come dalle altre chiese (che non le riconosceresti mai architettonicamente come tali) partono processioni che si dispiegano nelle strade principali o secondarie a ricordare la morte del Cristo.

C’è il Tabaski, con una data variabile ogni anno (negli ultimi tre è stato verso ottobre), festa musulmana che ricorda il sacrificio di Isacco. Tutti i musulmani prendono montoni e agnelli, li uccidono (immagino con un rituale ben preciso) e li mangiano. Nei giorni del Tabaski la zona dell’abattoire (il mattatoio) è assolutamente impraticabile.

E poi ci sono scuole meravigliosamente laiche, che non sposano un culto e ne fanno l’unico possibile. Che non hanno l’ora di religione e che non hanno nessun simbolo esposto.
Che, nel completo rispetto di ogni credo, hanno giorni di vacanza per le feste cristiane e per quelle musulmane.

La metà degli amichetti dei miei figli è musulmana, ma né i Patati né gli altri bambini lo sanno. Lo capisci dai nomi, o se vai a casa loro.
Non è tolleranza, è proprio un non porsi il problema. Tu hai il tuo credo e io il mio, possiamo viverlo con serenità entrambi.

Nel nostro palazzo abitano cristiani maroniti, cattolici, musulmani. Le guardie sono musulmane, la guardia dell’ufficio che dà sul nostro pianerottolo è un testimone di Geova. E nessuno è turbato da questo, si respira una meravigliosa aria di normalità.

Tra i musulmani che ho conosciuto in questi tre anni e mezzo, ce ne sono stati di decisamente progressisti (la moglie in bikini) e di più osservanti (donne con i capelli coperti, uomini che non possono toccare una donna che non è della famiglia, etc) e tutti sono sempre stati supergentili con me, spiegandomi perché non potevano darmi la mano, per esempio.

Ma la cosa più bella è stata ricevere gli auguri da tutti i musulmani che conosco.
Quel Bonne Fete de Paques detto con affetto, per la persona dietro al culto. Come sempre, qualcosa su cui riflettere e da cui imparare.