Figlia e mamma

Come si evolve il rapporto con i nostri genitori, specialmente con la nostra mamma, quando diventiamo madri anche noi?

Sono figlia e mamma, un dualismo che mi completa… ma lo avrei mai immaginato?

Non sarò mai come loro
Sarò un genitore diverso
Quante volte lo avete ripetuto nella vostra testa? Magari mentre litigavate con vostra madre o vostro padre. Io milioni di volte.

Sono una figlia unica cresciuta con tutti i pro e i contro del caso; dei contro me ne sono accorta di più crescendo: ho sentito il peso dei sensi di colpa, delle responsabilità, della solitudine dei ricordi, delle preoccupazioni e delle gioie non condivise.

Non sono mai stata la figlia perfetta ma neanche troppo bizzarra o problematica.
Mi sono laureata, mi sono sposata, ho fatto due figli. Eppure ancora sento di dover dare loro qualcosa.
La laurea l’ho lasciata lì, chiusa negli scaffali polverosi di una segreteria universitaria. Ho scelto: dopo anni di lavoro mai amato, ho scelto di fare la mamma. E mai, mai mi sono chiesta se questo possa aver fatto soffrire i miei genitori che hanno sacrificato la loro vita per darmi un futuro.

Siamo stati una squadra, sempre: tre elementi dipendenti l’uno dall’altro. Complici. Io non glielo dico mai ma ho una grande stima di loro. Li ho sempre visti lavorare, sempre sacrificarsi. Abbiamo viaggiato, ci siamo divertiti un casino io e loro anche tra le mura di casa. Ma quanto abbiamo litigato?

Soprattutto con mia mamma. Ho lottato anni per essere diversa da lei… E adesso?
Me lo ricordo bene il momento preciso in cui sono diventata come lei.
Stavo pulendo la casa e ho fatto tutto un ragionamento contorto che solo lei avrebbe potuto fare nella sua testa.
Oddio sono mia madre” ho pensato. Credevo che la cosa mi avrebbe dato fastidio, invece no: mi ha inorgoglito, piuttosto.

Le mamme sono un contenitore inesauribile di follia e amore. Non c’è verso di scappare: ci trasformiamo tutte in nostra madre, chi più chi meno, soprattutto quando mamme lo diventiamo anche noi. È una sensazione strana quella che ti prende.

Essere mamme e figlie

Io ho sempre lottato per avere l’approvazione dei miei genitori, specialmente di mia mamma.
Ho sempre cercato di dimostrarle qualcosa, di essere forte per non farla preoccupare troppo o debole per attirare la sua attenzione, di essere in grado di cavarmela da sola: quella è stata la mia costante.
Cercando di fare questo, forte e indipendente lo sono diventata davvero: sono caduta milioni di volte e altrettante mi sono rialzata, perché mai avrei permesso ai miei genitori di soffrire per me.
Scrivere mi ha salvato la vita. Due volte. E li ringrazio i miei, perché in questo hanno sempre creduto in me.

Questo mio modo di essere figlia ha fatto sì che non ci fosse una grande trasformazione in me nel momento in cui sono diventata mamma anch’io. Nei loro confronti sono rimasta figlia; sono aumentate però le consapevolezze, forse di cose meno evidenti dei loro sacrifici perché quelli li ho sempre riconosciuti.
La stanchezza per esempio, quella vera: mio Dio quanto deve essere stata stanca mia mamma che lavorava dentro e fuori? Eppure c’erano pomeriggi interi che la vedevano seduta a farmi studiare o al parco con i miei amichetti. E quanto deve essere costato a mio padre guardare tutti i film della Disney che davano il venerdì sera? Con me in braccio sulla sua sdraio rossa di tubetti di plastica e la pipa.

Quanto deve essere stato preoccupante per loro il giorno che sono andata via di casa per vivere la mia vita? Si saranno sentiti soli? Orgogliosi? Spaventati?
La notte che mi sono rotta il braccio per la prima volta e mia mamma piangeva in macchina mentre andavamo in ospedale.
Le lacrime di mio padre alla fine della mia discussione della tesi.
I loro sorrisi il giorno che ho finito gli esami.
Le loro facce tese il giorno del matrimonio perché tutto doveva andare per il meglio.
Le loro mani che si agitavano mentre mi salutavano in fondo al corridoio dell’ospedale le volte che ho partorito.
La paura di mia mamma quando facevo tardi la sera e avevo vent’anni.
Le urla di mia mamma incazzata perché avevo bevuto.

Non si smette mai di essere né mamme né figlie: avrai ottant’anni ma vorrai sempre la tua mamma e lei vorrà sempre la sua bambina.
Io e mia madre litighiamo ancora ora, lei mi rimprovera proprio per questo.
Purtroppo i caratteri sono quelli e anche se io sto diventando lei, lei mi fa ancora incazzare di brutto… forse proprio perché siamo uguali. Nonostante questo so che, se è possibile, c’è più amore di prima e ce ne sarà sempre di più, perché il rapporto tra figli e genitori è l’unico in cui l’amore neanche è costante, cresce sempre fino alla fine dei giorni.

 

 

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