Wonder, il film: una storia di bullismo e gentilezza

Il bullismo è un fenomeno vile e preoccupante, ma esiste sempre una strada percorribile e giusta: la gentilezza

Wonder è un film che mi ha colpito molto e mi ha in una certo senso scavato dentro.
Non ho ancora letto il libro, è nella nostra lista dei desideri e lo leggeremo presto insieme, io e i Patati.
Piergiorgio lo sta leggendo a scuola, grazie alla bellissima iniziativa della maestra di italiano, che lo ha ritenuto un testo importante per parlare di un tema brutto ma purtroppo attualissimo: il bullismo.
Proprio questo ci ha spinti tutti al cinema, in questi giorni di vacanza: il suo entusiasmo (e il mio figlio maggiore raramente si entusiasma per un libro, eh). Io, vista la nostra storia familiare, ero molto in dubbio sull’opportunità di confrontarci con una storia del genere, che ci vede spettatori ma in un certo senso anche attori, ma ho vinto la mia “paura” e ho aperto il cuore, così eccoci qui.

Wonder è un un libro prima e un film poi, che affronta il tema del bullismo un po’ a tutto tondo, ma definirlo così è abbastanza riduttivo, in realtà.
È una storia che affronta sì il bullismo, ma che approfondisce e fa riflettere parallelamente su tante altre cose: la diversità, la difficoltà familiare di un figlio con problemi, la vita di un fratello “normale”, tutte le dinamiche dell’accettazione di sé stessi, degli altri, dei propri limiti e delle difficoltà altrui.
È uno spaccato di vita di una famiglia, oltre che di un bambino con diversi problemi.

August, detto Auggie, è un ragazzino nato con una rara alterazione genetica, la sindrome di Treacher-Collin, che lo ha costretto a moltissime operazioni e di fatto ha portato i suoi genitori, sia per i problemi legati alla frequenza che per le difficoltà di relazione che il suo aspetto poteva comportare, a scegliere per l’home schooling.
Alla soglia dell’inizio di un nuovo ciclo scolastico, quello delle medie, i genitori decidono che è ora che Auggie entri nel mondo, brutale ma sicuramente più “reale”, dei suoi coetanei e lo iscrivono in una scuola media normale. Con tutte le paure e le ansie che ne conseguono.
Questa è la premessa, da lì in poi osserveremo Auggie scontrarsi con il bullismo, la non accettazione, le difficoltà relazionali, che, purtroppo già tipiche di quell’età, nel suo caso sono tutte amplificate.

Parallelamente il film ci mostra gli altri personaggi (e i temi relativi) che ruotano intorno alla sua storia:

  • il bullo Justin, i cui genitori ci fanno perfettamente capire le responsabilità degli adulti rispetto al fenomeno;
  • il timido Jack, che sperimenta la difficoltà del difendere la sua amicizia con una persona “diversa” rispetto al più comodo conformarsi al bullismo, fino a capirsi e a mettere in gioco la cosa più preziosa che ha, per difendere il suo amico;
  • la conciliante Olivia, sorella di Auggie, sola ad affrontare la sua vita e le sue fragilità, in una famiglia a volte troppo presa dalle difficoltà del figlio diverso per capire quelle della figlia “normale”, cui si richiede un’autonomia affettiva esagerata per sua età;
  • i genitori di Auggie e Olivia, in grado di mettersi in discussione su ogni aspetto della vita del figlio e meno di quella della figlia.

Dinamiche familiari e amicali che si intrecciano, tra personaggi positivi e altri meno, tra lacrime e risate, tra messaggi di denuncia e spunti di riflessione.
Una società adulta, questo va detto, in generale (tranne il clamoroso caso dei genitori di Justin) pronta all’accettazione e alla protezione del diverso e del suo intorno.

So purtroppo per esperienza personale che non sempre è così, perciò ho considerato questa storia per ciò che vuole trasmettere più che per uno spaccato di vita reale e forse, per chi vive una storia simile “da dentro”, è questo il suo unico limite.

Questo film ha però il grande pregio di mostrare l’umanità e la fragilità che ci sono dietro alla diversità, di far capire quali siano le conseguenze di un atto di bullismo, che colpisce è vero una singola persona ma si ripercuote su tutto ciò che quella persona ha intorno.
Il bullismo non è un sasso metaforico lanciato addosso a qualcuno, il bullismo è un sasso metaforico lanciato a qualcuno che è fatto di acqua: incassa il colpo, si altera e altera tutto ciò che ha intorno. È un atto vile, questo il film lo rende benissimo, nei confronti di chi non ha alcuna colpa se non quella di essere sé stesso.

La storia di Auggie è emblematica perché la diversità del ragazzo è evidente, ma quante volte si viene bullizzati per una scelta di vita, per un non conformarsi, per la conformazione fisica (e non necessariamente il difetto), per cose su cui non abbiamo neanche il potere di agire?

Wonder è una storia bellissima, delicata, potente, che ci pone di fronte alle nostre difficoltà, alle nostre meschinità e alle scorciatoie che prendiamo per essere accettati anche a discapito di altri e ci dice, in sostanza, una cosa che dovrebbe quasi essere banale e purtroppo non lo è: è il nostro modo di vedere e vivere le cose che fa la differenza, la gentilezza è la strada che migliora il mondo e ci rende migliori, sempre.


Un doveroso grazie va alla Maestra Tiziana, che ha ritenuto che ai bambini non vadano insegnati solo l’italiano o la grammatica, ma che ci siano messaggi anche più importanti da trasmettere e ci ha stimolato ad un confronto e ad una riflessione importanti e adulti. Grazie, davvero, di cuore.

 

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