La fine della scuola: i conti, tornano?

Giugno è il mese, in un certo senso, del tirare le somme: la fine della scuola è uno spartiacque per i figli e per le mamme… Facendo un bilancio, i conti tornano sempre? Ed è importante, che tornino?

Il tema di questo mese, all’inizio, mi ha incuriosito e mi ha lasciata perplessa: di solito si tirano le somme, e quindi si fa il bilancio globale, a fine anno… Poi però ho pensato a quello che è stato il mio lavoro e alla mia esperienza di mamma ed ecco che in questa “scadenza” di giugno ho riconosciuto un significato preciso e decisamente “mio” e condivisibile: la fine della scuola, con tutti i risvolti che ne conseguono.

Chissà quante di voi, in questo mese, come era per me ormai troppi anni fa, si sono fatte prendere dall’ansia di conoscere i risultati di questi nove mesi (quasi fosse una gestazione!) di studio dei figli, con corollario di paranoie al seguito: “li avrò seguiti abbastanza? avrei potuto fare di più o diversamente? sarò riuscita a comunicare loro l’importanza dello studio non solo per i risultati espressi nel giudizio di fine anno dai professori ma, soprattutto, come stimolo al sapere, alla conoscenza del mondo che ci circonda, ad una critica costruttiva?

Non sempre il risultato scritto nero su bianco in pagella rispecchia le aspettative che ognuno di noi ha coltivato: per mia esperienza, non credo che sia una cosa negativa perché ci servirà come stimolo a migliorare PER i figli e CON i figli, a creare un dialogo, a rispettare i desideri e le esigenze di entrambe le parti.
Che poi il problema è proprio l’aspettativa in sé: lasciamoli liberi di esprimere tutto di loro e non facciamoli pensare e vivere come se dovessero soddisfare un nostro desiderio o confermare l’idea che noi abbiamo di loro!

Diciamocelo francamente: molte di noi proiettano sui figli i propri desideri, è umano, ma non per questo dobbiamo per forza portarli a compiacerci o indirizzarli a fare quello che avremmo voluto noi, perché noi non siamo loro e quindi dobbiamo rispettare i loro limiti e soprattutto le loro scelte!

Come sapete sono stata insegnante delle scuole medie e ho avuto il grande privilegio di assistere tante volte alla fioritura dei ragazzi: vederli passare da bambini ad adolescenti, iniziare a prendere consapevolezza di sé stessi, tanto da pensare e avere voce in capitolo su una parte del loro futuro, è stato sempre uno spettacolo emozionante!
In finale, è proprio alla fine delle medie che per la prima volta c’è una discrezionalità non solo sull’istituto o sulla seconda lingua o sul tempo scuola: è la prima volta che sul tavolo da gioco c’è qualcosa di molto vario da vagliare, capire e “provarsi addosso”!

Mi sono trovata tante volte di fronte ai ragazzi che dovevano scegliere se continuare il percorso scolastico (eh, sì, a quell’epoca si poteva ancora scegliere!) e in quel caso quale fosse il corso di studi superiori più adatto a loro. Noi insegnanti, ma anche genitori, sappiamo che quella scelta è una scelta indirizzante: in qualche modo le varie tipologie di scuole superiori hanno metodologie diverse e pongono l’accento su aspetti differenti, prediligendo alcune materie rispetto ad altre e condizionando di conseguenza l’approccio sia allo studio che all’osservazione della vita reale.

Di fronte ad una cosa del genere, è chiaro che occorre guidarli e fare in modo che si dirigano verso quegli studi per cui sono più portati, che meglio ne rispecchiano caratteristiche, capacità ed interessi senza lasciarsi trasportare dal fatto che l’amico del cuore abbia deciso in un certo modo o perché pensano che un tipo di scuola offra maggiori possibilità di lavoro (anche perché, nella situazione attuale, fare progetti in questo senso mi sembra sinceramente abbastanza un azzardo) o ancora perché pensano che noi riteniamo una scuola migliore di un’altra.

Quando sarà il momento di scelte completamente autonome saranno poi loro a scegliere in base a quello che avranno scoperto di loro stessi, grazie anche a quel pizzico di autonomia che avremo loro concesso!

In realtà, poi, a ben guardare, il momento della scelta vera e propria è verso febbraio, però se ne avverte il peso e ci si proietta in quella direzione solo quando la fine della scuola segna uno spartiacque netto.
Per questo alla fine la verifica della fattibilità delle proprie scelte e della forza di spiccare il volo (qualsiasi sia il percorso scolastico) è un momento veramente importante e giugno ha il sapore vero della “conclusione”, sia per i ragazzi che per noi genitori: un altro passetto verso il bordo del nido… giustamente vogliamo che siano pronti e abbiano ali forti.

Non facciamoci prendere da ansie: le somme si impostano giorno per giorno e si iniziano a tirare proprio con la fine di percorsi più o meno “definitivi”; non vedeteci, però, qualcosa di così determinato o determinante: quelli scolastici, credetemi, sono una tipologia di conti che ha bisogno di anni per quadrare e per essere verificati!

Nel frattempo godiamoci il percorso dell’apprendimento e dello sviluppo della personalità dei nostri figli, senza pensare a numeri, aspettative o altro: nessun numero sa imbrigliare in sé la complessità dell’essere umano, né definirlo!