Io non viaggio sola

Cosa è la fotografia? Cosa ci spinge a fermare emozioni ed attimi attraverso un obiettivo?

Sto cercando di scrivere un post sulla fotografia e sulle location più istagrammabili dell’universo e con la coda dell’occhio vedo i post che le altre mamme hanno messo in bozza sulla piattaforma delle Instamamme. Crescere e diventare grandi, i giorni difficili delle mamme, insomma, wow. Il nostro pane quotidiano.
La Fra, quella santa donna che ormai ha rinunciato pure a ricordarmi quando devo consegnare il mio contributo, mi chiese, mesi fa, se avevo voglia di raccontarvi delle mie foto e dei miei microviaggi con e senza famiglia. L’idea mi piace e tempi lavorativi permettendo spero di potervi guidare alla ri-scoperta di alcuni meravigliosi luoghi che io stessa ho con piacere rivalutato guardandoli con gli occhi di instagram.

Urgeva però una premessa.
Il perchè di Acciaio73.

C’è stato un momento, fra il 2013 ed oggi, in cui il mio mondo è totalmente cambiato.
Da fare l’impiegata con una figlia e poi due, contratto a tempo indeterminato, famiglia solida alle spalle, mi sono ritrovata a fare la casalinga contro la mia volontà; un terzo figlio fortemente voluto da me, affamata di amore come non mai, e due genitori prima ammalati e poi morti. Sono rimasta sola.
Durante la malattia dei miei genitori, non avevo ampio margine di movimento. La mattina mi alzavo e mi creavo un onthetable.
Uscivo in giardino, coglievo un fiore, prendevo una tazzina, sceglievo un libro, e poi ricreavo quella perfezione che tanto avrei voluto avere nella mia vita disordinata e faticosissima.
Scrivevo molto. Il mio blog era diventato il mio diario, il mio sfogatoio, il mio modo di mettere in fila i pensieri che mi intasavano la testa.
Ero una trimamma sull’orlo di una crisi esistenziale. Anzi, direi che un piede era già a mollo.
Ma le parole prima e poi la fotografia mi hanno salvata.

Quando gli eventi lo hanno consentito, ho iniziato a digerire la morte delle due persone che mi hanno più amato sulla faccia della terra fotografando i luoghi.
Uscire di casa, preparare la borsa con macchina fotografica, power bank, cappello che fa tanto instagram mood, mi consolava.
Mi perdevo per le vie di qualsiasi luogo. A volte dietro un frullo d’ali, altre nel rumore del vento che muove le spighe di grano. A volte ridevo in compagnia. Altre mi trovavo seduta in una chiesa ad ammirare gli affreschi e a chiedere come stavano lassù.
Pian piano la fotografia e le caption mi hanno saziato al punto da lasciare il blog fermo. Un cassetto pieno di sentimenti e dolori. Un cassetto chiuso. E i miei viaggi, microscopici, per motivi futili come un concerto o per motivi serissimi come una visita medica sono diventati la scusa per fotografare e tirar fuori pillole di emozioni.

La fotografia non fa nient’altro che raccontare, con gli occhi, ciò che quel luogo o quella persona ti stanno trasmettendo. Cogliere un momento non richiede attrezzatura sofisticata o chissà quali corsi. La foto nasce nella testa. Gli occhi la colgono. E se lo strumento è decente, si fissa per l’eternità.

Non lasciatevi intimorire dai costi, dalla tecnologia, da quanti si professano photographers.
Voi meglio di tutte sapete la bellezza del volto di vostro figlio quando un raggio di sole ci si appoggia appena. O quanta gioia c’è nell’aria mentre corre felice dietro a un piccione. Ci sono momenti che portiamo con noi. Fanno già parte della nostra camera fotografica mentale. Sono lì. Perfetti. L’unica cosa che dobbiamo farli è fermarli.

Se non avete uno studio fotografico portatile, usate le tende di casa. Studiate come la luce entra dalle vostre finestre. Prendete confidenza con le ombre. Anche loro hanno un calendario e cambiano di ora in ora, di stagione in stagione.
Ricordate.
Le foto memorabili non sono perfette.
Anzi.
Sono straordinariamente disturbate.
Non sono cartoline o bellissimi paesaggi. Sono momenti. Un ombrello che vola, un cane con le ruote, un bacio rubato fra la folla, due amanti dietro ad un portone.

Sono vostro figlio che sorride senza un incisivo. Le scarpette da ballo di vostra figlia appoggiate alla fine del letto, un nonno e un bimbo che si tengono per mano, in un vicolo qualunque, di un giorno qualunque.
Un giorno che per voi sarà speciale.
E per me, anche.